La prevenzione negata è segno di inefficienza
di Elio Clero Bertoldi
PERUGIA - Tutti, e giustamente, parlano di prevenzione. Maggiore tutela della salute per il cittadino e per la collettività, diritto costituzionalmente garantito (articolo 32) e minori spese e sprechi, di conseguenza, per lo Stato. Concetto pacifico: tutto vero, tutto giusto. Poi all'improvviso irrompono, nella nostra coscienza, e la sgomentano, le notizie dei giornali o delle televisioni.
Prendete il titolo di oggi: "Mammografia tra due anni". Possibile? Ho letto bene? Ebbene sì: una signora perugina di 56 anni, dunque in età critica per un certo tipo di patologie, è andata a prenotare una visita al Cup di piazzale Europa a Perugia e si è sentita replicare - precisa la giornalista -; "L'appuntamento è fissato per il 29 ottobre del 2014".
Risposta che nessuno vorrebbe sentirsi dare. Tanto meno chi cerca una risposta medica per un dubbio che l'arrovella, che l'angoscia, che non la fa dormire.
Quall'appuntamento dato, verrebbe da dire "a futura memoria", fa scattare, almeno in me ma credo in tutti indistintamente, come una molla, l'indignazione. Ma come si fa a fissare una visita, che dovrebbe servire a prevenire il male, non di uno, non di due, ma addirittura di ventidue mesi?
Gli stessi impiegati e funzionari come si sentiranno, in cuor loro, a fornire una indicazione del genere al cittadino che si presenta agli sportelli?
E' vero che l'abitudine - ricordate lo scavatore del cimitero, nell'Amleto, che gioca con il cranio appena recuperato di colui che era stato un famoso giullare di corte? - crea una sorta di callo, ma che una azienda sanitaria pubblica conceda, quasi fosse un grazioso regalo di un monarca, un accertamento medico a ventidue mesi di distanza, è fatto improponibile e, soprattutto, inaccettabile.
La salute dei cittadini è un diritto primario e va difesa, ad ogni costo. Non ci si può giocare. L'efficienza di un servizio pubblico si misura, prima ancora che dalla medicina di eccellenza, di cui in troppi si riempiono la bocca, dalla medicina del quotidiano. La sanità a due velocità si dimostra zoppa, diventa un non senso.
Si rischia, per di più, che il cittadino si imbufalisca di brutto, che finisca nell'abbraccio esiziale dell'antipolitica o che si lasci incantare dal primo pifferaio, che intoni, per strada o in tv, una musichetta accattivante.
Come dire: un rinvio di una visita medica non solo si trasforma in una negazione dei diritti al cittadino, ma, persino, in un "vulnus", per le code che si porta appresso nei giudizi degli elettori, alla stessa democrazia.




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