di Rossano Rubicondi

PERUGIA - Il 2012 passerà alla storia come l'anno in cui è stato portato l'affondo decisivo al lavoro e ai suoi diritti. Tutte le "riforme" del Governo Monti invece di contrastare la crisi hanno fatto da moltiplicatore degli effetti. Quali? Aumento della disoccupazione, chiusura delle aziende, aumento del debito pubblico. Un disastro venduto come un capolavoro.

Forse qualche professore di economia serviva al paese, ma magari di scuola Keynesiana e non di scuola ultraliberista.
Monti nel suo agire  ha messo in pratica tutte le ricette chieste dalla Troika (Fondo Monetario Internazionale, Banca Centrale Europea, Commissione Europea), tutte ricette che, per ammissione del presidente dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker, del Ppe,  hanno bruciato il lavoro, citando per l'occasione addirittura Marx.
Io  più modestamente mi accontenterei di Keynes, e cioè di un Governo che faccia politiche anticicliche che rilancino l'economia. E questo si fa investendo, immettendo liquidità, ridando fiato ai consumatori e rilanciando l'economia.
Invece le politiche dei tagli e tasse, deprimono l'economia facendo diminuire le entrate necessitando successivamente di maggiore tassazione e tagli.
Un circolo vizioso al quale,  con la firma del Fiscal Compact e successivamente con il pareggio di bilancio in Costituzione, saremo legati per i prossimi 20 anni con "botte" di Leggi di Stabilità (finanziarie) da 40 miliardi all'anno.
Io non sono un economista e quindi qui mi fermo.
Provo solo ad elencare da sindacalista  le conseguenze  che 13 mesi di governo Monti hanno avuto e avranno in futuro sul lavoro.
Il filo conduttore di tutte le riforme è che ha mio avviso sono misure sbagliate e fatte nel momento sbagliato, cioè durante la peggiore crisi economica dal '29.

RIFORMA DELLE PENSIONI
La riforma Fornero innalza l'età per andare in pensione per tutti portandola  a 66 anni.
Spariscono di fatto le pensioni di anzianità.
Si potrà andare in pensione "anticipata" se un lavoratore ha maturato 42 anni e un mese di contributi.
Il Governo la chiama anticipata, come se 42 anni siano pochi, ma attenzione se lo stesso lavoratore  ha meno di 62 anni verrà pure penalizzato percentualmente per ogni anno che arriva prima a quella soglia.
- In un periodo di crisi e quindi di scarsità di lavoro, questo produce un aumento della disoccupazione, soprattutto quella giovanile, di cui tutti si riempiono la bocca, in virtù del fatto che i "vecchi" non possono lasciarlo ai giovani.
- La riforma ha prodotto l'effetto degli "esodati", altro scandalo di lavoratori che espulsi dai processi produttivi, contro la propria volontà si sono ritrovati senza lavoro e senza pensione. Ma lavorare fino a 66 produrrà in futuro  una quantità enorme "esodati". Chi è in grado di poter lavorare in cantiere oltre i 60 anni? Credo che verosimilmente avremo operai che perderanno il lavoro perchè poco "produttivi" e quindi anche il virtù della riforma del lavoro verranno licenziati, "esodati".
- In pensione più tardi e con meno soldi. Si perchè la riforma prevede per tutti dal 2013 il calcolo contributivo. Di conseguenza avremo pensioni più basse per tutti e quindi calo dei consumi e depressione economica.

RIFORMA DEL LAVORO
Sono varie le modifiche apportate, che sostanzialmente hanno la filosofia di "facilitare" la gestione da parte dell'azienda dei rapporti di lavoro, con la misura simbolica del sostanziale azzeramento della possibilità di ricorrere all'Art 18 dello statuto dei lavoratori.
"Più facile licenziare, più posti di lavoro", questa è la logica assurda.
Le azienda assumono o licenziano se c'hanno le commesse; togliere diritti al lavoro produce solo più sfruttamento, e nessun posto di lavoro.
Tra le varie misure mi permetto di segnalare una furbata statistica a proposito del lavoro a tempo determinato.
Se un datore di lavoro prima assumeva  per esempio di tre mesi in tre mesi , adesso prima di poter riassumere lo stesso operaio dovrà aspettare 60 o 90 giorni.
Questa misura dovrebbe incentivare l'assunzione a tempo indeterminato perché il datore invece di aspettare questo lungo lasso di tempo assumerà il lavoratore a tempo indeterminato. Questa sarebbe una misura perfetta per un paese che cresce, ma in una fase di recessione produce sono disagio sia ai datori che soprattutto ai lavoratori. Se prima su quel posto di lavoro ci lavorava un operaio, oggi si alterneranno di 3 mesi in 3 mesi 2 lavoratori producendo statisticamente 2 lavoratori anziché 1. Questo è 'effetto di una misura apparentemente giusta ma in pratica sbagliata per i tempi che viviamo.

RIFORMA DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI

Apparentemente sembra migliore, ma in "diavolo è nascosto nei particolari".
La disoccupazione diventa ASPI, la durata passa gradualmente da 8 mesi a 12, il calcolo dell'assegno dal 60% al 75%.
Il calcolo verrà fatto però non sulle ultime 3 buste paga, ma sull'intero biennio, e quindi aumenta la percentuale, ma cala presumibilmente la base di calcolo.
Con in più tutta una serie di piccole eccezioni.
L'Aspi di sicuro aumenterà il costo del lavoro (+1,4) e non solo nei casi di licenziamento l’azienda paga un contributo del 50% del trattamento iniziale ASPI per ogni 12 mesi di anzianità aziendale degli ultimi 3 anni (dunque, un massimo di un anno e mezzo). Quali sono gli effetti?  Tanti licenziamenti (circa 1500 solo nella provincia di Perugia) al 31/12.
Nel 2013 a causa dei tagli ci sono pochissimi fondi per la Cassa Integrazione in Deroga, che molto probabilmente sparirà. Avremo così un vero e proprio baratro dentro il quale cadranno migliaia di lavoratori licenziati.

ACCORDO SULLA PRODUTTIVITA'

La ciliegina sulla torta come si suol dire è rappresentato da questo accordo firmanto da CISL e UIL.
L'Accordo più inutile della storia degli accordi inutili.
Un accordo fatto per dimostrare all'Europa e ai mercati che l'Italia fà qualcosa.
La produttività, tecnicamente, è il risultato della produzione fratto le ore di lavoro; quindi chi aumenta la produttività produce le merci più rapidamente.
Ora,  il lavoro non c'è, le azienda chiudono, il mercato è fermo... mi dite a che serve produrre più rapidamente delle merci che poi non verranno vendute?
Servirà a licenziare più rapidamente gli stessi operai che le hanno prodotte.
Ma se poi. si va a leggere l'accordo, come troppo spesso accade, vi si leggono misure che peggiorano le condizioni di lavoro e di sfruttamento.

Concludendo questa sintetica analisi, il Governo Monti è stato una catastrofe.
E in ottica elettorale, non si può ignorare, che in tutte le misure prese, Monti ha coinvolto con il voto di fiducia la strana maggioranza per 52 volte. Un record di cui gli elettori ne dovranno tenere conto, al di là delle pantomime da talk show alle quali assistono quotidianamente.

 

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