La Santa Sede è sotto lo scacco di Banca d'Italia
di Rernato Casaioli
PERUGIA - La Santa Sede è sotto lo scacco di Banca d'Italia per l'autorizzazione a utilizzare Bancomat e carte di credito. In ballo una montagna di soldi e il disagio di tanti fedeli e turisti. Ma, come ha scritto il Corriere della Sera, è difficile che il servizio sia ripristinato perché l'indagine ha messo in evidenza le «carenze» nel sistema antiriciclaggio dello Ior (l'Istituto per le opere religiose), «già evidenziate dai pubblici ministeri titolari dell'indagine sulla correttezza delle operazioni bancarie effettuate sui conti intestati a religiosi». Speriamo che questa volta l’inchiesta di Bankitalia, approdi a qualche risultato. Riesca finalmente a fare un po’ di luce su quell’immenso “buco nero” (così lo definì mons. Bettazzi), che sono i bilanci, le finanze, la banca del Vaticano. Che dietro a tutta quella girandola di conti cifrati, ora anche dei Pos, ci siano delle possibili operazioni di riciclaggio di denaro la cui provenienza è oscura, non c’è da meravigliarsi. D'altronde bastava leggere alcuni libri come “Wojtila Segreto”, dei bravi Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti; oppure “Vaticano S.p.A.”, di Gianluigi Nuzzi; ed ancora “La Santa Casta della Chiesa”, di Claudio Rendina.
Tutti libri che hanno documentato ampiamente come attraverso avventate iniziative finanziarie, appena mascherate da opere di carità e fondazioni di beneficenza, il Vaticano, i suoi istituti finanziari, operino per ben altre finalità. Non è un mistero che attraverso i Titoli di Stato, si siano potute mettere in atto azioni per riciclare denaro sporco. Così come i soldi di Tangentopoli (la maxitangente Enimont) sono passati dalla Banca vaticana, e perfino le donazioni dei fedeli per le “sante messe”, sono state trasferite in conti personali, con i più abili inganni finanziari. Migliaia di conti cifrati, dentro i quali sono transitati milioni di euro. Conti intestati a banchieri, imprenditori, immobiliaristi, politici molti dei quali ancora sulla breccia. Lo Ior, appare sempre più chiaro che ha svolto all’interno della Banca vaticana, una funzione di “lavanderia”, utilizzata anche dalla malavita organizzata come le mafie, così come per spregiudicate avventure politiche. Un vero e proprio paradiso fiscale , libero di non rispondere ad alcuna legislazione diversa da quella dello Stato del Vaticano. Ovviamente tutto in nome di Dio, dei sofferenti, degli ultimi della terra. Bisognerebbe rivedere i Patti Lateranensi, ma dubito che una classe dirigente codarda come quella che ci ritroviamo, abbia la forza di fare un passo del genere. Partiti politici, tutti lì a piatire un pugno di voti distribuiti dal Vaticano, per poter seguitare a sedersi sugli scranni del potere, per poter mantenere i loro privilegi di Casta medioevale. Guardate questa campagna elettorale. Si parlano addosso, si ricattano a vicenda, vedi da ultimo Albertini che afferma serafico: “se parlo io crolla Formigoni”. Nessuna che parli al Paese, nessuno che proponga un programma, una strategia, per uscire dal pantano in cui ci siamo cacciati. Bersani che vuole sapere ossessivamente da che parte sta Monti. Lasci perdere, starà dove vuole. Dica piuttosto lui cosa propone agli italiani per uscire dalla crisi. Altrimenti i voti che chiede è legittimo interrogarsi, per fare cosa.




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