L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Macchine e lepri
di Gian Filippo Della Croce
Certo che parlando di una campagna elettorale che stando ai prodromi pareva promettere scintille, al momento attuale , assolo di Berlusconi a parte in coppia con Santoro, la comunicazione dei leader e degli schieramenti in campo risulta di una banalità sconcertante. Eppure i temi non mancano, siamo nelle spire di una crisi economica e sociale devastante che sta sconvolgendo tutti gli scenari precedenti, per non parlare della crisi della politica e dei partiti, nonché l’assalto al welfare,eppure il dibattito in corso pur comprendendo questi temi non riesce volutamente o inconsapevolmente ( che è peggio) a darne conto con la lucidità e la profondità necessaria.
Il dibattito in corso appare a volte furbesco, a volte disonesto, comunque incapace di provocare le giuste emozioni negli elettori .che in buona parte , a fronte del desolante spettacolo della politica italiana nonchè dei loro crescenti e gravi problemi personali indotti dalla crisi e dalle misure prese per contrastarla, ancora sono incerti se andare a votare o per lo meno per chi votare. Eppure in tempi non lontani , nonostante l’assenza del supporto televisivo, così come oggi siamo abituati a vedere, i leader del tempo cercavano in ogni modo, nei loro comizi partecipati da centinaia di cittadini di sottolineare emotivamente i punti salienti del loro programma, le proposte, le rivendicazioni, le sfide, era una politica che aveva un’anima collettiva e individuale, che ognuno di noi sentiva vibrare. Poi nel rapido succedersi delle nuove repubbliche quest’anima si è smarrita e alla fine è scomparsa del tutto, così la politica oggi è una politica senz’anima.
Lo dimostra la qualità del dibattito, delle tattiche, delle strategie, delle passioni messe in campo e dello scadente (lasciatemelo dire) carisma e appeal del linguaggio dei leader, si va dall’acqua alta di Venezia, paragone usato da Berlusconi per evocare la crisi, alla “verità” quotidianamente sventolata da Casini, all’insopportabile pedanteria vaniloqua del professor Monti, alla bonaria oratoria di Bersani. Per quanto riguarda il leader del Partito Democratico che si comporta come se già avesse vinto le elezioni, la sua qualità oratoria ci ha regalato una nuova espressione che potremmo collocare accanto a quella ormai famosa di Achille Occhetto: “la gioiosa macchina da guerra” (ve la ricordate?), che adesso è diventata una lepre, “siamo noi la lepre da inseguire” va ripetendo il buon Bersani., frase vecchissima, scontatissima , banalissima , accanto alla quale possiamo mettere il preoccupato ritornello “ma con chi sta Monti?” che il leader democratico va ripetendo ormai più volte al giorno. Le parole sono pietre, specialmente in politica, e il passaggio dalla macchina alla lepre ne è una palese dimostrazione, cioè mentre la macchina da guerra è tutto sommato una immagine offensiva, da attacco, la lepre non lo è altrettanto, perché come tutti sanno la lepre fugge per salvarsi dai cacciatori e lo fa per salvarsi la vita, la sua non è una corsa trionfale ma una disperata corsa per la salvezza. Ma ormai l’andazzo è questo: l’improvvisazione ai massimi livelli, nessuno si cura più di costruire emozioni, di parlare al cuore della gente, anche il cavalier Berlusconi, sicuramente il politico più attento a tutto ciò, è diventato inesorabilmente un già visto e un già sentito, che pensa ancora che evocare i terribili “comunisti” produca negli ascoltatori tremende emozioni, il successo ottenuto nella sua partecipazione al programma di Santoro è infatti dovuto più alla sua abilità televisiva che politica. E infine c’è chi come Ingroia ha riesumato una parola che in politica era in disuso da molto tempo: rivoluzione, una parola che da sola rappresenta un’emozione da sempre e il cui recupero in politica è certamente interessante e soprattutto nuovo come i “dieci punti” di Giannino, resta da vedere l’uso che i due sapranno farne.




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