L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Monti, Bersani e l'alternativa
di Gian Filippo Della Croce
Alla fine il professore ha fatto di testa sua ignorando anche gli augusti e preziosi consigli di Napolitano e Scalfari, ambedue impegnati a convincerlo che la cosa migliore per lui era quella di restare in panchina per poi decidere una discesa in campo appena il campo si fosse delineato, cioè dopo che il risultato elettorale avesse definito il nuovo scenario politico.
Il vero perché di tanta fretta ci sfugge, saranno gli eventi futuri a farci capire meglio perché un uomo “immagine” come il professor Monti, abbia voluto dissipare così velocemente quel patrimonio (in gran parte mediatico) di credibilità legata soprattutto alla sua immagine di “civil servant” competente, accorto e scrupoloso custode di una contabilità statale che affidata al suo governo non si era data pena nello sforbiciare pesantemente pensioni, stipendi e bilanci di enti locali. Calcolo sbagliato o strategia di cui ancora non si comprendono i contorni e i veri obiettivi? Si perché se gli obiettivi sono quelli fin qui dichiarati , allora il professore ne esce fortemente ridimensionato, anche per la compagnia che si è scelto nel tentativo dichiarato di creare una forza di centro che ispirata dalla sua “agenda”concentrasse su di se l’attenzione e quindi il voto dei cosiddetti “moderati”, sulla cui reale esistenza fior di politologi nutrono seri dubbi. Infatti se il suo voler ”salire” in politica, come ha dichiarato, vuol dire dare all’impegno politico un valore alto, non si capisce come tale valore possa essere rappresentato agli occhi dei cittadini da una coalizione di transfughi da destra e da sinistra, di furbi politicanti e di avventurieri della finanza, che si fingono tenuti insieme dall’adesione a una lista di principi (di cui molti sono da sempre condivisibili da tutti) generalisti sulla cui possibilità di attuazione ovviamente non si spende una parola. Una specie di bandiera, anzi di bandierina, da agitare al vento magari con il faccione di Mario Monti ben impresso. Tutto qui, il grande valore del professore, presentato e osannato come una preziosa risorsa per l’Italia e per l’Europa? E dire che in molti ci erano cascati fino al collo, a partire da Bersani che per lungo tempo ha considerato anche lui Monti come una risorsa e un valore aggiunto alle strategie del Partito Democratico, nonché il pater patriae Giorgio Napolitano indicato anche come lo scopritore del talento montiano. Allora che partita vuole giocare il professore? Giusta la preoccupazione di Bersani nel chiederglielo apertamente e nello stesso tempo piuttosto ermetica la risposta di Monti “ io sto dalla parte delle riforme”. Ma che significa?Tutti stanno dalla parte delle riforme, soprattutto in campagna elettorale, anche il redivivo Berlusconi che promette la immediata scomparsa dell’IMU.
Quindi c’è nell’atteggiamento complessivo di Mario Monti una ambiguità di fondo piuttosto inquietante, inoltre gli ultimi sondaggi danno la coalizione montiana soltanto al 12% un risultato che se confermato dalle urne non gli consentirebbe certo di rivendicare nessun ruolo guida, dal momento che con molta tempestività il suo mentore Napolitano ha dichiarato che darà l’incarico di formare il nuovo governo soltanto a colui che prenderà più voti. Inoltre il prof è già dentro fino al collo nelle beghe che di solito caratterizzano la formazione delle liste elettorali , con l’alleato Casini che esperto della materia cerca furbescamente di tirare la coperta dalla propria parte e qui non serviranno le arti magiche di Monti per venirne a capo in un modo decente o minimamente conforme ai suoi dichiarati ideali, perché stare dalla parte delle riforme, significa anche stare con gli uomini capaci di realizzarle e guardando la compagnia che si è scelto il professore non solo ti cascano le braccia, ma ti sale anche un forte sentimento di indignazione nei confronti di colui che presentatosi come salvatore (sic) è diventato un modesto prestigiatore da fiera. A questo punto sale la responsabilità del Partito Democratico, indicato dai sondaggi al 33%, che dopo una logorante stagione passata a sostenere un governo che ha colpito soprattutto il suo target elettorale, deve decidere parlando di cambiamento (ma ne parlano anche altri) e di svolta che direzione intende seguire, dal momento che le tentazioni centriste presenti nella direzione del partito potrebbero portarlo (ma veramente potrebbe accadere questo?) ad un nuovo incontro con Monti, ma stavolta anche insieme alla sua compagnia di ventura. Ma ve l’immaginate l’alternativa impersonata da Casini, Fini e Montezemolo?




Recent comments
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago
12 years 20 weeks ago