di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - Il risiko di Bersani era quasi perfetto, c’erano soltanto alcune tessere da collocare e poi la “macchina da guerra” edizione 2013 sarebbe stata pronta per partire. Si pensava a un turbo e invece oggi il buon Bersani si ritrova un vecchio “usato sicuro”, che del resto a lui piaceva tanto qualche settimana fa e al quale adesso guarda invece con visibile preoccupazione.Cosa è accaduto nel giro di così poco tempo dove si è passati dalle dichiarazioni trionfalistiche  alla preoccupata cautela degli ultimi giorni? E’ accaduto che il professor Monti, ritenuto dal segretario PD, nonché candidato premier del centrosinistra, la “riserva strategica”  per la vittoria finale, ha effettuato una improvvisa, quanto inattesa, “strambata” (usiamo un termine velistico  così ci capisce anche D’Alema) che lo porterà con una sua lista( nella quale sarà più o meno presente e comunque che porterà il suo nome) a partecipare alla regata elettorale del 2013 con una imbarcazione propria e soprattutto molto diversa da quella del Partito Democratico. Morale della vicenda: il risiko di Bersani è tutto da rifare, perché la strategia del professore lo espone a due principali pericoli: il primo è quello della conflittualità cioè una contrapposizione fra le posizioni del professore e della sua lista e quella del PD e alleati, che in molti, soprattutto in quell’elettorato di centro che Bersani vuole conquistare non capirebbero, l’altro è quello dell’alleanza, cioè una lista Monti che i sondaggi accrediterebbero al 15%  potrebbe sicuramente rafforzare le chances di vittoria del centrosinistra, ma a questo punto chi farebbe il premier? Il neo laureato dalle primarie Bersani o l’uomo che “ha salvato il Paese” (come viene definito Monti) ?

 

Il risiko di Bersani è tutto da rifare e stavolta D’Alema qualche ragione ce l’ha quando dichiara di ritenere “immorale” una discesa in campo del professore a danno di chi (leggi il Partito Democratico) lo ha sostenuto senza se e senza ma (come ha dichiarato più volte Bersani) fino ad oggi, inoltre se vogliamo dare valore a un antico proverbio che dice “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei” , se l’equipaggio del professore è quello ci cui parlano i media la vera identità del professore appare sempre più chiara e sempre meno compatibile con un elettorato di sinistra. E’ vero che Bersani nel frattempo, forse fiutando il vento da vecchio “animale politico”, sta facendo il giro dei leader europei per rassicurare tutti della sua continuità con le iniziative del governo Monti, a partire da quel rigore che appare invece come la vera causa delle attuali difficoltà del Paese e della sua prospettiva di crescita, situazione evidenziata anche da madame Lagarde presidente del Fondo Monetario Internazionale, ma così si rischia di avere “due Monti” uno vero e uno taroccato che offrono all’elettorato più o meno la stessa ricetta:RIGORE, RIGORE, RIGORE e basta. Occorre questo per vincere? Bersani non ne è più tanto sicuro, tra l’altro la benedizione del Partito Popolare Europeo a Monti  ha dato al professore una invidiabile “pole position”, tanto che Bersani è stato costretto a dichiarare a chiare lettere che “ se vinciamo noi a palazzo Chigi ci vado io”, il che vuol dire più o meno “mettere le mani avanti”, nei confronti del professore ovviamente. Tutto questo sta anche preoccupando seriamente il padre nobile della “nuova Repubblica”, cioè il presidente Napolitano, che vede ritornare al punto di partenza quella situazione che con tanta sagacia si era impegnato a cambiare, anche il suo risiko rischia di saltare.

 

Nel frattempo la macchina PD sta organizzando, anche se piuttosto frettolosamente, le nuove primarie per la scelta dei candidati alle prossime elezioni, un lavoro faticoso che sta creando non poche problematiche alle varie componenti del partito per riuscire a trovare una quadra unitaria sulle regole e soprattutto sulle deroghe, un meccanismo del quale si poteva sicuramente fare a meno e sarebbe stato un bene per tutti. Invece, la macchina ormai avviata non si può fermare e così il capitolo delle deroghe nonché i meccanismi interni che regolano i previsti “ticket” , stanno creando dei profondi malumori anche nei confronti del cosiddetto “listino del segretario”, cioè una lista di candidati a totale discrezione di Bersani che in questo scenario rischia di perdere credibilità e anche pedine utili (leggi candidati) a un risiko che ormai è inevitabilmente da rifare

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