Congiuntura 3° trimestre 2012: ancora trend negativo, ma in Italia va peggio
PERUGIA – C’è poco da stare allegri, continua la difficile fase congiunturale che in Umbria ha fatto registrare nel 3° trimestre 2012 un ulteriore peggioramento rispetto a quello precedente per quanto riguarda le attività manifatturiere. E’ quanto fotografa l’indagine realizzata da Unioncamere Umbria, con periodicità trimestrale, su un campione di circa 400 imprese della regione, illustrata stamani dal presidente Mencaroni, che evidenzia come, tuttavia, l’andamento complessivamente negativo del sistema produttivo umbro sia più contenuto rispetto a quello nazionale e a quello del centro Italia.
Le cifre - Dal punto di vista della produzione, il manifatturiero umbro ha accusato un consistente calo (‐5,6%) rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, comunque sensibilmente inferiore al decremento registrato in campo nazionale (‐6,9%) ed ancor più del centro Italia (‐7,5%). LO stesso vale per il fatturato, che, rispetto all’analogo periodo del 2011, in Umbria è diminuito di 5,7 punti percentuali, meno che a livello nazionale (‐6,3%) e nelle regioni del centro Italia (‐6,7%).
Una situazione di maggiore stabilità si registra, invece, per il fatturato estero che, dopo una lieve contrazione registrata nel trimestre precedente, è ritornato al segno positivo con un incremento dello 0,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno 2011. Questo risultato va tuttavia valutato tenendo conto che in campo nazionale si è registrato un incremento dell’1,8% e dell’1,9% nel centro Italia.
Anche le previsioni per il 4° trimestre non sono buone. Gli imprenditori intervistati hanno espresso una prevalenza di giudizi negativi in ordine alla produzione, agli ordinativi e al fatturato. A livello nazionale le prospettive appaiono ancor peggiori ed in particolare spicca un netto divario in ordine agli ordinativi dall’estero per i quali l’Umbria presenta una prevalenza delle aspettative di sviluppo mentre in campo nazionale si attende un peggioramento.
Analizzando i singoli settori, l’indagine ci mostra, per esempio, per l’industria alimentare, una dinamica certamente non positiva quanto a produzione (‐6,3%), fatturato (‐6,5%) e ordinativi (‐4,0%) nei confronti dello stesso periodo dell’anno precedente. Sostanzialmente stabile il fatturato estero ed anche le previsioni per il quarto trimestre. In Umbria, tuttavia, l’evoluzione del settore nel 3° trimestre appare decisamente più sfavorevole rispetto alla dinamica nazionale per tutti gli indicatori considerati compresi quelli relativi alle transazioni con il mercato estero.
Anche per il tessile‐abbigliamento continua la difficile fase congiunturale così come dimostrano i sensibili cali della produzione (‐6,4%), del fatturato (‐3,8%) e degli ordinativi (‐5,4%) rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente. Meno gravi le perdite registrate sul fronte del mercato estero in termini di fatturato (‐2,0%) e ordinativi (‐3,0%) cui si accompagna una prevalenza delle aspettative positive per quanto riguarda gli ordinativi per il prossimo trimestre.
Per il resto le previsioni espresse dagli imprenditori ci danno un quadro piuttosto pessimistico per gli ultimi tre mesi dell’anno. Complessivamente l’intensità della flessione dei volumi produttivi e del fatturato riscontrata per l’Umbria appare più contenuta rispetto alla media italiana, ma ciò non vale per gli indicatori relativi al mercato estero che segnalano per la regione un arretramento e per la nazione un apprezzabile sviluppo.
In ulteriore rallentamento pure il settore del legno e del mobile sia in termini di volumi produttivi (3,3%), che di fatturato (‐3,9%) che degli ordinativi (‐3,9%) rispetto allo stesso periodo del 2011. Risulta, invece, invariata la situazione collegata alla presenza sui mercati esteri. Le aspettative degli imprenditori per il prossimo trimestre appaiono orientante, in complesso, ad un miglioramento della congiuntura soprattutto in relazione agli ordinativi dall’estero.
L’analisi di Unioncamere conferma che a risentire maggiormente della crisi sono soprattutto le piccole aziende, mentre quelle più grandi riescono meglio a far fronte ai contraccolpi economici grazie soprattutto all’apporto derivante dalla loro attività sui mercati esteri.
Crisi anche nel comparto commerciale (analisi condotta su un campione di 180 aziende), con una riduzione dele vendite dell’8,4% rispetto all’analogo periodo del 2011, un risultato in linea con il dato nazionale (‐8,3%) e che segnala un’intensificazione della tendenza al restringimento delle attività visto che nel trimestre precedente il calo era del 6,7%. Anche in questo caso, va meglio ai supermercati che al piccolo negozio. Per il settore del commercio al dettaglio dei prodotti alimentari e dei prodotti non alimentari sembra crescere il ritmo con cui si riduce la portata delle vendite: in particolare per il primo settore la diminuzione è stata dell’8,5% e per il secondo del 10,8%, cioè a dire un punto e mezzo in più alle rispettive variazioni calcolate nel trimestre precedente. In entrambi i casi la contrazione risulta più netta di quella riscontrata in campo nazionale, soprattutto per quanto riguarda la vendita dei prodotti alimentari.
“L’indagine congiunturale relativa al 3° trimestre 2012, ha concluso il Presidente di Unioncamere Umbria, è uno strumento utile per valutare più compiutamente i risultati conseguiti dal sistema produttivo e da quello commerciale operanti nella regione, con la possibilità anche di avvalersi di un sistematico ed omogeneo confronto con gli analoghi dati nazionali e del centro Italia”.




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