PERUGIA - "A pochi giorni dal pagamento del saldo 2012 dell’Imu – si afferma in una nota diramata da Consindustria Umbria -  appare chiaro che l’impatto dell’imposta avrà ripercussioni estremamente negative sull’intero tessuto imprenditoriale umbro già fortemente provato dal prolungarsi della crisi. Ad essere più penalizzate sono per Confundustria regionale quelle imprese insediate nei Comuni umbri, nei quali è stato deciso di discostarsi, spesso di molto, dall’aliquota base dello 0.76%". “Si tratta – si spiega - di cifre insostenibili nell’attuale fase di mercato che vanno ad aggiungersi ad altri tributi che gravano in modo abnorme sulle aziende e sugli immobili alberghieri”.

Particolarmente grave, infatti, - considera il sindacato degli imprenditori - è la situazione per le imprese del settore alberghiero che, come segnalato dal Presidente nazionale di Confindustria Alberghi, Giorgio Palmucci, si trovano di fronte “a cifre che, nel complesso, portano il valore della tassa a più del doppio di quello che era la vecchia ICI lo scorso anno. “Siamo ben consapevoli – ha detto - del delicato equilibrio in cui si muove l' economia del nostro paese, ma ci troviamo nella necessità di evidenziare la gravissima criticità che l'applicazione dell' Imu, nei livelli oggi fissati, sta creando alle aziende alberghiere”.

“A conclusione di un anno che, ancora più dei precedenti, ha visto comprimersi i margini per l' attività alberghiera – ha aggiunto Palmucci - gli importi previsti dalla rata a saldo dell' Imu 2012 risultano insostenibili”Il Centro studi di Confindustria ha stimato un prelievo al 44,7% nel 2012, al 45,1% nel 2013 e al 44,8% nel 2014. Quello reale però sarà al 53,8% quest'anno e al 54,3% il prossimo.

“A queste condizioni – ha sottolineato Confindustria Umbria Alberghi e Turismo - molte aziende si troveranno nella condizione di dover chiudere la propria attività o di non poter pagare. Il risultato comunque sarà un peggioramento delle condizioni economiche e sociali generali. E, in caso di chiusura, i primi a risentirne saranno proprio i Comuni”.

Confindustria Umbria Alberghi e Turismo intende “porre il problema all’attenzione del Presidente della Regione Umbria Catiuscia Marini, tenuto conto che, a tale aggravio si aggiunge quello derivante dalla rivalutazione degli estimi catastali - raggiungendo livelli di valore anche superiori del 30% rispetto ad altri territori - già posta in essere dall’ Agenzia delle Entrate che ha determinato un fortissimo incremento di valutazione del patrimonio con conseguente aggravamento del carico fiscale”.

“Riteniamo che l’Imu, come d’altronde l’Ici, sia un’imposta particolarmente odiosa e penalizzante per le imprese, alla stregua dell’Irap, in quanto grava su un bene strumentale all’attività d’impresa e non ha nessuna relazione con l’andamento del fatturato aziendale. Per questo opera in direzione pro ciclica, amplificando e peggiorando le condizioni economiche di un’impresa quando questa registra ricavi in calo. Ecco perché riteniamo che lo Stato ed i Comuni avrebbero dovuto porre maggiore attenzione nella determinazione dell’aliquota da applicarsi alle imprese per evitare di danneggiarle”.

“Purtroppo invece constatiamo – osserva Confindustria Umbria Alberghi e Turismo – che molti guardano alle imprese alberghiere come ad una sorta di bancomat al quale rivolgersi quando non si hanno più i soldi e non valutano adeguatamente gli impatti di scelte così penalizzanti come nel caso, non solo dell’Imu e della Imposta di Soggiorno, dove, in quest’ultimo caso le Amministrazioni comunali intenzionate ad introdurla non hanno mai indicato quale sia l’impiego di tali risorse a sostegno del turismo. Si ritiene che da parte delle Amministrazioni non vi sia la benché minima consapevolezza dello stato di profonda criticità in cui è il settore. Forse non sanno che in Umbria i ricavi netti da tale attività non sono minimamente comparabili con quelli di altri territori e destinazioni turistiche. Basta ricordare che nei primi 10 mesi di questo anno il reddito netto per camera (RevPar) non ha raggiunto nemmeno i 30 euro al giorno”.

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