Istat, più di un quarto di italiani a rischio di povertà o esclusione sociale
di i.b.
E' più di un quarto degli italiani a essere a rischio povertà o esclusione sociale. Ad affermarlo è l'Istat nel rapporto "Reddito e condizioni di vita".
Nel 2011 sale al 28,4 la percentuale delle persone residenti a rischio povertà o esclusione sociale. Dato, rispetto al 2010, in crescita di 2,6 punti percentuale.
L'aumento delle persone a rischio - spiega l'Istat - è determinato dall'aumento della quota di persone a rischio di poverta, dal 18,2% al 19,6%, e da quelle che soffrono di severa deprivazione, ovverosia dal 6,9% all'11,1%.
Dal 2010 sostanzialmente stabile, 10,5%, è la quota di persone che vivono in famiglie a bassa intensità di lavoro.
Il rischio di povertà o esclusione sociale è più elevato rispetto a quello medio europeo, pari al 24,2%, soprattutto per la componente della severa deprivazione, l'11,1% contro una media dell'8,8%, e del rischio di povertà, 19,6% contro 16,9%.
I valori più elevati di rischio povertà o esclusione sociale si registrano tra i residenti del Mezzogiorno (46,2%), a seguire tra i componenti delle famiglie numerose (40,1%), i monoreddito (46,6%), quelle con tre o più figli (41,7%), soprattutto se minori (46%).
Rispetto al 2010 aumentano dal 39,8% al 46,6%, anche le persone che vivono in famiglie che nell'annno dichiarano di non potersi permettere una settimana di ferie lontano da casa, che non hanno potuto riscaldare adeguatamente l'abitazione, aumentnao dall11,2% al 17,9%, che non riescono a sostenere spese impreviste di 800 euro, dal 33,3% al 38,5%, o che, se volessero, non potrebbero permettersi un pasto proteico adeguato ogni due giorni, dal 6,7% al 12,3%.
A livello geografico il 19,4% delle persone che risiedono nel Mezzogiorno risulta gravemente deprivato, un valore più che doppio rispetto al Centro, 7,5%, e triplo rispetto al Nord, 6,4%.
Nel Sud l'8,5% delle persone senza alcun sintomo di deprivazione nel 2010 diventa deprivato nel 2011, contro appena l'1,7% nel Nord e il 3% nel Centro.
Fonte: controlacrisi.org




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