Cna Umbria: "Con l'Imu incrementi per le imprese del 95% rispetto all'Ici"
PERUGIA - “Un salasso, senza mezzi termini”. É questo il lapidario e sintetico commento di Cna sull’Imu a pochi giorni dalla scadenza della rata di saldo per il 2012. Commento fondato sui risultati di uno studio commissionato da Cna Umbria al centro studi “Sintesi”, che ha rivelato che nella nostra regione l’aumento medio della tassazione sugli immobili produttivi è stato del 95%.
“Dopo mesi di timori, di denunce, di appelli alle amministrazioni locali, rimasti in gran parte lettera morta - dichiara Renato Cesca, vice presidente regionale della Cna - eccoci all’amara conferma di quanto abbiamo sempre sostenuto: l’introduzione dell’Imu comporterà per i cittadini e le imprese un aumento medio del 95% rispetto a quanto veniva versato per il pagamento dell’Ici. E non si tratta di percentuali campate in aria tanto per fare un po’ di allarmismo. La conferma alle nostre intuizioni ci viene da uno studio che Cna Umbria ha commissionato al centro studi ‘Sintesi’. Le simulazioni effettuate non lasciano spazio a dubbi interpretativi. Intanto bisogna partire dal fatto che il decreto ‘Salva Italia’ ha previsto anche l’aumento dei moltiplicatori da applicare alle rendite catastali, la qual cosa, di per sé, ha prodotto già in partenza l’incremento della base imponibile dell’Imu rispetto all’Ici: per immobili come negozi, capannoni, magazzini o laboratori, tali incrementi vanno da un minimo del 20% fino ad arrivare al 60%, a seconda del comune in cui sono ubicati. Questo significa – prosegue Cesca - che se anche fosse rimasta in vigore l’Ici, con il solo aumento dei moltiplicatori il contribuente si sarebbe comunque trovato a pagare cifre superiori all’anno precedente.
Dopodiché c’è la nota dolente delle aliquote applicate. Ricordiamo che l’aliquota base stabilita dal decreto governativo per gli immobili diversi dall’abitazione principale o dai fabbricati rurali è del 7,6 per mille, con facoltà per i singoli comuni di aumentarla o diminuirla di 3 punti. Naturalmente si contano sulle dita di una mano i comuni umbri che si sono limitati ad applicare l’aliquota base, mentre nella quasi totalità dei casi si sono avvalsi della possibilità di aumentarla fino al 10,6. I conti, purtroppo, sono presto fatti e rivelano che nel passaggio dall’Ici all’Imu le imprese pagano un incremento medio della tassazione pari al 95%, praticamente un raddoppio! Vediamo infatti dalle simulazioni effettuate da ‘Sintesi’ che un negozio a Perugia, ad esempio, si trova a pagare il 145% in più rispetto all’anno precedente, un magazzino di Orvieto vede salire la percentuale del 142%, mentre un laboratorio artigiano ad Assisi pagherà rispetto al 2011 un’imposta superiore dell’85%. Va meglio, si fa per dire, ai proprietari di capannoni di Città di Castello (+ 81,7%), Terni (+64,6%) e Foligno (49,5%). In cifre assolute parliamo di incrementi che vanno dai 94 euro in più del magazzino preso ad esempio a Orvieto, ai 1.430 per il capannone di Terni. Ecco – conclude amaramente il presidente regionale della Cna, Luigi Quaglia - perché diciamo che l’Imu rischia di essere una pietra tombale per molte imprese, che in questo mese di troveranno a constatare che a fronte di ordinativi, fatturato e liquidità fortemente in calo, l’unica voce con il segno positivo sarà quella relativa alla tassazione. E noi crediamo che saranno in tanti a non poterla sostenere”.




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