Le primarie non sciolgono il nodo dell'alternativa
di Alessandra Tibaldi
Che oltre tre milioni di cittadini abbiano affollato i gazebo per le primarie è senz'altro un segnale di vitalità democratica. Ma da lunedì prossimo il tema della continuità o meno con le politiche dei Governi Berlusconi-Monti interrogheranno sia il vincitore del ballottaggio che l'ambiguità della carta d'intenti. Italia bene comune, appunto.
A partire dal lavoro, con la cancellazione dell'articolo 18 e un cosidetto Patto per la produttività che trasferisce in Italia il modello di relazioni industriali americano. Intanto 800.000 donne ogni anni subiscono ricatti a sfondo sessuale sul posto di lavoro. Soprattutto se precario.
Per poi continuare con la scuola e dall'Università pubblica, devastata dalle Controriforme Tremonti-Gelmini, in perfetta continuità con le quali il Ministro Profumo ha consapevolmente deciso di licenziare senz'appello decine di migliaia di insegnanti e lavoratori precari.
Come la Pubblica Amministrazione, con gli stipendi congelati, il blocco del turn over e i 160.000 precari in scadenza al prossimo 31 dicembre.
Molti dei quali, 40.000 di cui 10.000 medici, sono nella Sanità, e tra tagli lineari, Decreto Balduzzi e Spending Review reggono in piedi quel Servizio Sanitario Nazionale che a breve non sarà più sostenibile, in Italia e in Europa, secondo quanto affermato ieri da Mario Monti.
E sono convinta che non volesse alludere alla privatizzazione tout court, peraltro già largamente diffusa, ma piuttosto aprire al mercato assicurativo, magari a cominciare prestazioni specialistiche per i redditi più alti: insomma un mercato stimato intorno ai venti miliardi di euro l'anno, ghiotta riserva di caccia per banche, fondi privati e finanziarie.
Da lunedì toccherà a Bersani o Renzi spiegare a quei tre milioni di italiani che la fine del modello di welfare universale europeo non sarà più un bene comune, grazie alle politiche votate da loro e attuate da Monti. Che generazioni di giovani precari non arriveranno neppure alla pensione da fame a cui li ha condannati la Riforma Fornero. Che la produttività passa per gli straordinari comandati, non contrattati, il demansionamento e la riduzione dei minimi salariali. Che non c'è più posto per la scuola e la ricerca pubblica in questo paese.
Ieri Monti ha aperto la campagna elettorale, in proprio o in conto terzi, per la continuità con l'agenda della troika europea. Intanto l'Ocse ci colloca in piena recessione, i redditi delle famiglie sono calati di oltre il 2,5% ( secondo la Banca d'Italia) mentre il debito pubblico continua ad aumentare.
IDV ha scelto con chiarezza l'opposizione all'agenda Monti e un programma di governo alternativo, capace di rappresentare le lotte sociali di questi venti anni di liberismo sfrenato.
Da lunedì toccherà al Partito Democratico e al suo candidato scegliere tra alternanza ed alternativa.
Fonte: italiadeivalori.it




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