Il bluff del decreto di riordino delle Province
di Felice Belisario
In un’intervista al Corriere della Sera, il Ministro Barca ha candidamente ammesso che il 90% dei provvedimenti assunti dal Governo “ormai è in fase discendente”. Significa che le tanto reclamizzate riforme dei tecnici difficilmente vedranno la luce. È il caso del decreto di riordino delle Province, l’emblema dei compromessi sfornati dall’Esecutivo e dalla strana maggioranza per cambiare tutto, affinché tutto resti com’è. Se Monti voleva davvero garantire una discontinuità nella politica, gli sarebbe bastato approvare la nostra proposta di legge sostenuta da 400.000 cittadini per cancellarle tutte le Province. E basta. Invece siamo all’ennesimo bluff: e in tempi di campagna elettorale, una poltrona non si nega a nessuno…
Il provvedimento, che salva ben 51 enti provinciali su 86, rischia per giunta di saltare se non sarà approvato entro Natale sia alla Camera che al Senato. E quindi, sotto l’albero, gli italiani finiranno per trovare i costi della politica belli intatti e infiocchettati, giusto per festeggiare il salasso che arriverà a fine anno: mentre si aumentano le tasse alle fasce sociali più deboli e si tagliano senza remore i fondi per i servizi primari, il rubinetto degli sprechi resta aperto al massimo. L’Italia dei Valori è la sola forza in Parlamento che ha sempre detto, chiaro e tondo, che le Province sono enti inutili e costosi: dalle parole siamo passati anche ai fatti, raccogliendo le firme dei cittadini e presentando una proposta di legge popolare per abolirle.
Gli altri partiti hanno fatto orecchie da mercante, poi è arrivato il super-commissario Monti e ha presentato un decreto di riordino che è un compromesso al ribasso in grado di generare solo confusione, tra accorpamenti e capoluoghi unici, e infiammare ulteriormente il campanilismo. Ciascuno vuole la sua Provincia, il proprio carrozzone pubblico dove sistemare clientele, spartire consulenze e spremere le casse dello Stato. In vista del voto aumenta la necessità di accontentare qualche luogotenete locale e così la forbicetta spuntata del Governo rischia di rimanere nei cassetti della Commissione Affari costituzionali del Senato.
Le Province sono enti obsoleti, che costano miliardi di euro ogni anno senza fornire un utile servizio ai cittadini. Soprattutto di fronte ad una crisi dai risvolti sempre più drammatici e all’aumento della distanza tra le istituzioni e la società civile, la prima cosa da fare è dare il buon esempio tagliando la spesa pubblica improduttiva. Per questo noi abbiamo proposto di rivoluzionare davvero il sistema di governo locale anche eliminando le migliaia di inutili consigli di amministrazione, intervenendo sulle inefficienze della Pa, avviando un serio piano di dismissione degli immobili pubblici… Monti non è stato nominato per questo, al contrario ha assecondato le politiche lobbiste e conservatrici dei partiti di maggioranza, difendendo le prebende della casta e i poteri forti. Per questo restiamo fino all’ultimo all’opposizione e lavoriamo ad un Governo di centrosinistra forte, basato su un programma politico alternativo e su un’alleanza chiara, che possa cambiare finalmente il Paese, a cominciare dal vero e insopportabile spread tra i privilegi della casta e i sacrifici dei cittadini.
Fonte: italiadeivalori.it




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