di Paolo Lombardi

“La crescita economica è finita e non tornerà più. Sono più di 30 anni che si parla di crisi e la crisi non finirà mai e i debiti pubblici non verranno mai ripagati, i leader lo sanno tutti. Se si continua con l'economia della crescita tra il 2030 e il 2070 il genere umano scomparirà". Questa l'apocalittica convinzione di Serge Latouche, economista e filosofo, fautore della teoria della "decrescita" che ieri, ospite dell'università di Roma Tre, ha esposto nell’aula magna della Facoltà di Lettere e Filosofia, gremita di studenti e accademici. Teoria, quelle di Latouche, decisamente in antitesi rispetto a quanto sostenuto dalla generalità degli economisti e dalle politiche dell'Unione Europea, che da anni, a seguito della crisi dei debiti sovrani, ripete - con la Germania in testa - la necessità di procedere al risanamento dei conti pubblici da coniugare con il rilancio della crescita.

 

Lo studioso francese attacca questa dottrina alla radice: “la crescita economica attuale è insostenibile, non solo a livello economico ma anche dal punto di vista ambientale. Continuare così - con una economia di crescita che peraltro non cresce perché non può più farlo - non solo non farà migliorare la situazione, ma la aggraverà fino alla catastrofe”, termine che assieme alle parole "disastro" e "collasso" è tra i più utilizzati nel suo intervento. A coloro che volessero evitare all'umanità questo apocalittico destino, lo studioso propone la via di uscita della "decrescita", che si contrappone, appunto, a quella della crescita in quanto propugna una svolta di politica economica che va: dalla "relocalizzazione" della produzione alla conversione delle attività verso l'eco compatibità, dalla riduzione dei consumi a quella degli orari di lavoro. Per i problemi immediati nell'area euro, Latouche raccomanda di "ripudiare i debiti", almeno in parte, e uscire della valuta unica che "è una trappola".

A margine del convegno Latouche ha commentato anche la rielezione di Barack Obama alla casa Bianca definendola "il male minore, come è stato il governo Monti dopo il governo Berlusconi". Quanto alla Grecia, che ieri votava le ulteriori misure di austerità, secondo l'economista dovrebbe respingere in blocco queste ricette uscendo dall'euro, ripudiando i debiti e stampando banconote. Tuttavia egli stesso ammette che oggi questo scenario è improbabile: la situazione deve peggiorare per spingere i greci a scelte così drastiche: "ci vorrà la tragedia [greca n.d.r.]".

 

Tornando alla sua teoria generale: Latouche è partito dalla constatazione che "di crisi si parla da più di 30 anni, come se fosse una cosa normale. Invece è pazzesco perché questo termine, nella sua originale formulazione della medicina ippocratica definisce una breve fase in cui si vede se il paziente va verso la morte o verso la guarigione. Noi non siamo mai usciti da questa crisi, questa è una società sempre vicina alla morte, il suo paradosso è essere come un ciclista che per stare in equilibrio deve per forza pedalare velocemente. Ma ormai sono 30 anni che deve pedalare con i freni tirati. Siamo in una crisi di civiltà", che secondo lo studioso ha le sue radici perfino nell'impero romano. "Non abbiamo potuto vedere la caduta dell'impero romano ma oggi abbiamo una fortuna fantastica - perchè - possiamo assistere al collasso della civiltà occidentale". Se è difficile prevedere il futuro nel breve e medio termine, "si possono fare previsioni sul lungo termine e tutti gli scenari vanno verso la catastrofe, verso il collasso, salvo quello della decrescita. Ma l'Europa di Jean Monnet crollerà. Se si continua con l'economia della crescita tra il 2030 e il 2070 il genere umano scomparirà. Perché la società della crescita senza la crescita è una cosa terribile, non ci sono soldi, aumenta la disoccupazione e viene intrapresa l'austerità, e si crea un circolo vizioso. Tutti hanno il rimpianto di quando questo tipo di società funzionava, è durato per 30 anni ma poi la crescita è finita: è finita negli anni 70 e non riprenderà mai. Non ce ne siamo accorti per colpa del Tesoro americano, della creazione di debiti all'infinito e della globalizzazione. Tramite prodotti derivati è stata creata una mole di debiti pari a 16 volte il Pil mondiale. Siamo passati dal capitalismo industriale al capitalismo finanziario. Si è passati dalla logica del produrre a quella dello speculare. Questo porta ad aberrazioni - ha proseguito Latouche - come in Italia dove ci sono sempre meno italiani ma sempre più cemento. Si continua a cementificare e si pensa di finanziare il sistema pensionistico speculando sul cemento".

Parlando dei sistemi pensionistici occidentali ha spiegato che: "funzionano bene solo con una crescita del 5 per cento del Pil l'anno, quando questa viene meno la piramide di contributori e percettori si rovescia e la base diventa sempre più stretta. E ora passare ai sistemi di fondi privati è una truffa, fondi nei quali bisogna conferire parte del proprio salario che viene investito in speculazione". Si genera così solo un enorme quantità di altri debiti.

 

"Tutti sanno che i debiti pubblici di Italia, Francia e degli altri paesi non saranno mai ripagati, lo sa anche Monti, ma fanno finta che sia possibile farlo. E intanto si fa l'austerità che porta gli imprenditori a suicidarsi". Quindi "serve un audit sul debito: una parte è da pagare ma un'altra parte no. Come fatto da Islanda e Argentina."

Bisogna uscire da questo stallo di una società di crescita che non cresce: ma soluzioni pratiche?

 

Per Serge Latouche la soluzione passa per tre pilastri: Il primo pilastro è "rilocalizzare, specialmente in Italia che è piena di Pmi, contro questo gioco al massacro della delocalizzazione che distrugge le economie"; Il secondo è "riconvertire: serve un grande piano di riconversione ecologica, specialmente nell'agricoltura abbandonando il produttivismo che uccide la qualità e l'ecosistema. Di questo passo nel 2050 non ci sarà più nulla da distruggere. Serve la riconversione dell'energia e di vari settori idustriali, come l'auto: già oggi si sa benissimo che l'auto individuale non ha futuro". Il Terzo pilastro è "la riduzione, a cominciare dal taglio agli orari di lavoro. Ci hanno provato i socialisti francesi 20 anni fa ma non è stato possibile perché nel resto dell'Ue non si è fatto. Oggi invece si parla di lavorare di più per guadagnare di più: è una stupidità assoluta, l'unico risultato è far calare la retribuzione. Invece bisogna lavorare meno per lavorare tutti e per lavorare meglio, non bisogna esser drogati del lavoro e bisogna ritrovare la vita contemplativa".

"Come diceva Gandhi il mondo è abbastanza grande per tutti, ma non sarà mai abbastanza grande per l'avidità umana e - ha concluso Latouche - siamo solo all'inizio di un processo inevitabile".

 

Che dire? Noi civis romanvs abbiamo sempre combattuto i barbari adesso abbiamo una nuova barbarie da fronteggiare: la speculazione finanziaria che si contrappone all'economia reale.

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