L'inequivocabile risultato della Sicilia
di Leonardo Caponi
PERUGIA - E’ certo vero che la vittoria del Pd in Sicilia è una vittoria di Pirro, che l’isola sarà difficilmente governabile senza soggiacere ai ricatti del vecchio sistema di potere, che le dichiarazioni del neoeletto Crocetta, da questo punto di vista (“la mafia si prepari a fare le valigie!”), appaiono fanfaronate fuori luogo; tutto questo è vero, però, per chi guarda le cose da sinistra, il risultato elettorale siciliano manda un messaggio inequivocabile: nell’Italia di oggi non ci sono le condizioni per far vivere un polo di sinistra alternativo, fuori e contro il centrosinistra!
Non ci volevano queste elezioni, potrà dire qualcuno, perché le cose erano già evidenti: non ci sono le condizioni sociali, poiché i “movimenti”, guardate le fabbriche in crisi!, agiscono per disperazione, non per consapevolezza, e, su questa disperazione trionfa l’antipolitica e la protesta generalizzata e indistinta contro la casta o presunta tale; non ci sono le condizioni politiche, poiché le forze che questo polo alternativo dovrebbero costituire sono piccole, divise, rissose, anche esse logorate, dispiace dirlo, nel “costume” e nella credibilità, senza la necessaria massa critica. In questo contesto, tra quella parte del popolo che continua ad andare alle urne, prevale l’idea di appoggiarsi ad una forza più grande per ottenere quello che viene, a torto o a ragione, individuato come il “cambiamento possibile”.
Non ci sono le condizioni elettorali poiché tra sbarramenti e voto utile, un polo di “sinistra contro tutti” non riuscirebbe a superare la soglia di ingresso nelle istituzioni. Di tutte queste considerazioni il voto siciliano è la dimostrazione pratica e lampante. Dimostra, tra l’altro, che anche un alleanza con l’Idv, oltre che discutibile sul piano politico (perché rompere col Pd e allearsi con una forza “culturalmente” più a destra?), non porta a buoni risultati elettorali.
Arrendersi? No, di certo! Ma, nemmeno “morire con le armi in pugno” (come vorrebbe, con linguaggio figurato, qualche compagno che scrive sui blog della sinistra), perché l’idea del “sacrificio” fine a se stesso è un’idea cristiana, non comunista. Quando il contesto politico e i rapporti di forza rendono evidente l’impraticabilità di una strategia, se ne sceglie un'altra.
Intanto, ci vorrebbe una generale riunificazione della sinistra; non solo della Fds, che invece pare in procinto di dividersi, ma comprensiva anche di Sel, anche essa accomunata alla crisi delle altre formazioni. Insieme alla riunificazione ci vorrebbero un rinnovamento, un’apertura, un cambiamento nei gruppi dirigenti e nelle modalità di funzionamento, che, questa sinistra, la rendano politicamente più attrattiva e coinvolgente di quanto non sia oggi. Tutte cose giuste, necessarie, anzi imprescindibili e urgenti ma, realisticamente c’è da temere, incompatibili, a questo punto, con i tempi delle prossime elezioni. In ogni caso si può e si deve iniziare da subito
Poi, ci vuole un accordo elettorale col Pd e il centrosinistra. Si, è vero, la politica del Pd è inaccettabile, il suo Programma in 10 punti è quanto meno ambiguo ed equivoco, essendoci (vi ricordate la vecchia Dc?) tutto e il contrario di tutto. Però una via di mezzo, tra l’isolamento mortale e la compromissione in una politica sbagliata, c’è. Quale?
Un accordo elettorale di convenienza, in base al quale la sinistra non sottoscrive il programma e non partecipa al governo del centro sinistra, si impegna però a votarne gli atti (tutti!), ottenendo in cambio alcuni possibili punti di carattere economico sociale e convergendo sulle generali questioni della difesa della Costituzione e delle riforme civili.
Il prossimo 5 Novembre, sabato, è convocata la riunione della Federazione della sinistra. Sembrava la data della definitiva rottura per la divergenza delle posizioni in campo. C’è sa sperare che il risultato siciliano induca qualche ripensamento. A questo punto anche un breve rinvio delle decisioni, per un’ulteriore istruttoria della pratica, potrebbe essere apprezzabile. Però il tempo, drammaticamente, stringe. Il 18 ci saranno la primarie del centro sinistra e andare lì vuol dire aderire a quella coalizione. Decidere presto e bene, senza prescindere da una grande consultazione della “base” e senza rompere la Fds,è nella responsabilità di tutti.




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