L'austerità privata delle famiglie. Risparmia solo il 28%
di Stefania Tamburello
In tanti vorrebbero farlo ma in pochi ci riescono: a risparmiare ormai è solo il 28% degli italiani, meno di un terzo delle famiglie, il livello minimo dal 2001. Da quando, cioè l'Acri, l'Associazione tra le Fondazioni e le Casse di risparmio, ha commissionato all'Ipsos la prima ricerca sull'argomento. «La situazione è grave, non c'è da minimizzare, ma non vedo un atteggiamento di fatalismo da parte degli italiani» ha commentato il presidente dell'Acri e della Fondazione Cariplo, Giuseppe Guzzetti, che oggi presiederà l'annuale — ed è la numero 88 — Giornata mondiale del risparmio. Per rilanciare l'economia italiana, secondo Guzzetti, vanno tagliati tre nodi: «Una corruzione che ha raggiunto livelli incredibili, l'evasione fiscale e una burocrazia dai costi improduttivi drammatici».
A ritenere che la crisi sia molto pesante, secondo l'indagine svolta da Ipsos, è l'86% degli italiani, convinto pure che sarà difficile uscirne prima di altri tre anni. «Il 38% degli intervistati afferma che l'Italia uscirà dalla crisi da sola, senza aiuti ed è un dato importante perché la gente non è rassegnata, tanto che gli sfiduciati si riducono dal 54% del 2011 al 32% del 2012» ha osservato ancora Guzzetti.
In ogni caso, secondo la ricerca, salgono al 26% gli italiani che hanno registrato un repentino peggioramento del proprio tenore di vita a causa della crisi a fronte del 21% del 2011 e al 18% del 2010. Sono invece quasi scomparsi coloro che dichiarano di aver sperimentato un miglioramento del proprio tenore di vita nel corso degli ultimi 12 mesi: nel 2010 erano il 6%, nel 2011 il 5%, quest'anno sono il 3%. Si riduce poi il numero delle famiglie che riescono a mantenere senza difficoltà il proprio tenore di vita (il 25% nel 2012 contro il 28% del 2011), mentre è uguale a quella del 2011 la percentuale (il 46%) di coloro che lo mantengono a fatica.
In questo difficile scenario sale il numero delle famiglie che ritengono più importante investire sul futuro che sulla qualità della vita attuale: passano al 57% dal 55% del 2011. E parlando di investimenti, il mattone perde molto del suo appeal scendendo al 35% delle preferenze contro il 43% dello scorso anno e addirittura il 70% del 2006. Cresce invece la percentuale di chi decide di tenere i soldi liquidi o destinati a strumenti facilmente liquidabili come i titoli di Stato o i libretti fiscali. L'indagine mette in evidenza che anche chi non ha subito effetti dalla crisi — ma è solo il 4% del campione intervistato a dichiararsi molto soddisfatto della sua condizione — è molto più attento alle spese «con la conseguenza che la ripresa dei consumi all'uscita dalla crisi sarà molto graduale». In questo campo il taglio del budget familiare ha interessato tutti i settori partendo dai pasti fuori casa, ai viaggi e alle vacanze e all'abbigliamento, senza risparmiare i prodotti alimentari e per la casa.
fonte: Corriere della Sera




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