Umbria nella morsa della crisi: utili in calo e modesti indici di bilancio
PERUGIA - I risultati economici dei Dati di bilancio anni degli anni 2009-2010-2011 delle società di capitali umbre riguardano un campione stabile (le stesse imprese in tutti e tre gli anni) di 7.523 aziende pari al 55% delle imprese di capitali della regione.
Il valore della produzione delle imprese di capitali tra il 2009 ed il 2011 è cresciuto del 5%. Il valore aggiunto ha avuto un incremento del 9%.
L'Ebit, il reddito che l'azienda è in grado di generare prima della remunerazione del capitale, è in calo. Fortemente negativi i risultati ante imposte al netto, crollati nel 2011.
Diminuiscono le imprese in grado di produrre utile. In Umbria sono circa il 60% del totale delle aziende: -3% nel 2011 rispetto al 2010. Costante invece il valore della produzione aggregato.
Lieve crescita delle società di capitali: aumenta il numero delle grandi e delle medie imprese. Le microaziende sono diminuite dell'1,5%.
In Umbria le grandi imprese sono quasi l’1% del totale, le medie il 3,1%. L'insieme delle “micro” e delle “piccole” imprese rappresenta il 95,9% del sistema imprenditoriale della regione.
L'aggregato delle piccole imprese è il maggior generatore di EBIT e utile netto.
Due comparti, “manifatturiero, energia e minerario” e “commercio” rappresentano l’80% di tutto il valore della produzione.
Modesti i valori degli indici di bilancio. Il ROI (il confronto tra risultato operativo e totale del capitale investito) nel 2011 è dell'1,3%, in calo rispetto al già basso 2% del 2010. Anche il ROE (l'indice della redditività del capitale investito nella gestione) è negativo: -4,8%.
I dati relativi alla movimentazione anagrafica delle imprese umbre nel 3° trimestre 2012 indicano un saldo positivo di 243 unità, pari a circa il 22% delle nuove imprese iscritte, tra iscrizioni e cessazioni.
In particolare, il numero delle società di capitale iscritte è più del triplo di quelle cessate.
Calano, per numero di iscrizioni, le nuove imprese: -7,6% nel terzo trimestre 2012 rispetto allo stesso periodo del 2011. Più della media italiana, dove la riduzione è stata del 3,1%.
Il numero delle imprese che hanno cessato l'attività nel terzo trimestre 2012 registra un calo dell'1,6% rispetto allo scorso anno: in questo caso meglio della media nazionale, dove il calo è stato del 5%.
Le nuove imprese sono soprattutto “giovanili” (33%), “femminili” (27,5%) e “straniere” (16%). Ma per tutte e tre le categorie le iscrizioni nel terzo trimestre 2012 risultano in netta diminuzione rispetto a quelle del trimestre precedente e a quelle dello stesso periodo dello scorso anno. In particolare, la diminuzione per le imprese “straniere” ha sfiorato il 25%.
I fallimenti di impresa sono in media con il dato nazionale: 0,4% per mille imprese nel terzo trimestre 2012.
Gli scioglimenti e le liquidazioni volontarie sono stati 207, pari al 2,15% ogni mille imprese: meglio rispetto al dato medio italiano (2,62%).




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