di Mauro Moriconi*

 

Non so se l’ennesima tragedia del lavoro - avvenuta nel comune di Città della Pieve, dove ha trovato la morte un giovane operaio albanese Dritan Ripoj, di soli 25 anni, mentre insieme al fratello stava lavorando al taglio di un bosco - sarà sufficiente a riportare al centro dell’attenzione di tutti (sindacati, associazioni imprenditoriali, istituzioni, media e soprattutto cittadini) la questione della sicurezza sul lavoro. Probabilmente no.
Richiamare tutti alle proprie responsabilità, ovviamente, non significa fare di ogni erba un fascio e mettere tutti sullo stesso piano, ma serve a dire che ognuno deve fare di più e che non sfuggo ad alcune responsabilità che abbiamo anche noi come sindacato (di cui dirò più avanti).

La morte di Dritan suggerisce alcune riflessioni:
La prima è che la tragedia colpisce ancora una volta un immigrato, a dimostrazione del fatto che le fasce sociali più “deboli” sono le più a rischio, ma che come tale genera indignazione, attenzioni e  reazioni dell’opinione pubblica inferiori.
La seconda è che credo sia stato un errore, da parte della Conferenza Stato-Regioni, derubricare la silvicultura da alto rischio a rischio medio nell’accordo per la formazione dei lavoratori previsto dal D.L. 81/2008.
La terza, ma non meno importante: è necessario assumere la consapevolezza che questa situazione è figlia dell’idea stessa del lavoro che si è andata affermando nell’ultimo ventennio. Siamo stati coinvolti per anni in una discussione sulla riduzione del salario e dei diritti dei lavoratori (e qui intravedo alcune nostre responsabilità); governi e imprese hanno teorizzato (e praticato) che per la competitività era necessario diminuire i costi (e se è così anche la sicurezza diventa costo). E soprattutto in questi anni di crisi si è affermata l’idea del “lavoro purché sia” e in questo senso sono andati anche provvedimenti (le chiamano riforme!!) recenti sul mercato del lavoro compreso l’attacco ideologico portato dalla ministro Fornero all’articolo 18 (e anche qui segnalo dei limiti dell’azione sindacale).
Dopo di che tutto ciò non solo si dimostra essere inefficace per la crescita del paese, ma arriva il Marchionne di turno (con la complicità dei sindacati di comodo di turno) a dire che a lui non interessano né i contratti nazionali, né le leggi, né le sentenze dei tribunali della Repubblica, ma le condizioni di lavoro le detta lui: per chi ci sta tutto bene, per chi non ci sta “quella è la porta” (per usare espressioni che credevamo ormai desuete almeno nella grande industria). Nel frattempo non solo nessuno (governo, capo dello stato, leader dei principali partiti) riesce a dire a questo signore che se vuole fare impresa nel nostro paese deve rispettarne le leggi e le sentenze, ma anzi la ministra Fornero rincara la dose e bacchetta i giovani accusandoli di “essere schizzinosi” nella ricerca del lavoro. È necessaria un'inversione di marcia a livello culturale per arrestare la deriva neoliberista che è tra le causa delle stragi continue su lavoro; se non rimettiamo il lavoro al centro del sistema valoriale che governa la società rischiano di essere vanificati tutti gli sforzi fatti fin qui in tema di sicurezza sul lavoro.
È evidente a tutti che la strada su questo versante è tutta in salita, ed è anche per questo che diventa fondamentale la campagna per la raccolta delle firme per i referendum per l'abrogazione dell'articolo 8 della legge Sacconi, e per il ripristino dell'articolo 18 della legge 300 promosso dalla “CGIL CHE VOGLIAMO” e dalla “FIOM” insieme ad altri soggetti della sinistra. I referendum ridelineano i contorni dello scontro politico e soprattutto gli attori in campo, bisogna scegliere: o si sta con Marchionne o con i diritti sul lavoro; non sono ammesse ambiguità, se si sceglie di stare dalla parte del lavoro non possono essere accettati in alcun modo i diktat dell'AD di Fiat (soprattutto dalla politica che in questo paese è avvezza a scodinzolare attorno ai potenti).
Ciao Dritan, che la terra ti sia lieve, e che il tuo sacrificio non passi invano.

 

 

CGIL Provinciale
resp. Zona Lago Trasimeno – Media Valle del Tever

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