di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - Il carciofo è uno squisito prodotto della nostra terra, il suo aspetto è costituito da un certo numero di foglie carnose strettamente unite fra loro ma che possono essere facilmente staccate una alla volta (è così che lo si degusta). Questa sua caratteristica è entrata nell’immaginario collettivo così da costituire un vero e proprio modo di dire riferito a situazioni caratterizzate da una spoliazione progressiva , così come si fa appunto con il carciofo. Vorrei usare questo abusato modo di dire per parlare della nostra regione l’Umbria che assimilata ad un carciofo sta progressivamente perdendo molte delle sue foglie e dove le foglie sono altrettanti pezzi della sua ricchezza .

Cosa resterà alla fine? Di solito quando si sfoglia un carciofo alla fine resta il cosiddetto “cuore”, carnoso e saporito, che costituisce il boccone migliore, ma nel caso della nostra similitudine cosa resterà dell’Umbria continuando l’attuale defoliazione?  Come il carciofo l’Umbria rischia alla fine di non sopravvivere a se stessa, venendo ingoiata o inglobata o annullata , insomma se il destino dell’Umbria sarà quello del carciofo siamo già un pezzo avanti. Di foglie in verità  il carciofo Umbria ne ha già perse parecchie e ogni foglia ha significato la perdita di posti di lavoro, di importanti pezzi della economa regionale. Pensate per esempio che da solo il polo siderurgico ternano rappresenta il 30% del PIL regionale e un suo ridimensionamento o cancellazione significherebbe dunque un colpo mortale al futuro dell’Umbria. Ma siccome nell’ultimo incontro avutosi a Roma tra Outukumpu, governo, regione e parti sociali i nuovi proprietari finlandesi hanno riproposto la loro volontà di ridimensionare la stabilimento ternano, questa ultima ipotesi sta diventando realtà con le conseguenze che è possibile immaginare. Il pensiero va inevitabilmente alle origini della tragica situazione attuale, quando una sciagurata operazione di privatizzazione delle partecipazioni statali, compiuta nel merito e nel metodo paradossalmente per far del “bene”  all’Italia, si sta rivelando per quello che in molti giudicarono una avventata quanto goffa e incompetente iniziativa “liberista”ai danni, come i fatti attuali stanno dimostrando, del paese in generale e dell’Umbria in particolare.

Realtà industriali come le acciaierie ternane avrebbero dovuto essere considerate come “bene comune” e non come moneta di scambio per accreditarsi in Europa, e quello che sta accadendo non fa che confermare che il verme era già nella mela, cioè che il prezzo dell’operazione sarebbe poi stato pagato dall’Umbria e dai lavoratori . Ricordo anche che il sottoscritto scrivendo  del pericolo che la “brillante operazione” (così come venne descritta dal governo in carica) rappresentava per le  nostre accaierie, fu additato come nemico del popolo e delle meravigliose sorti e progressive della siderurgia ternana targata Krupp all’inizio e successivamente Thyssen Krupp, quando la multinazionale tedesca che fino ad allora aveva avuto la siderurgia come business marginale, decise di espandersi in questo settore  acquisendo la Krupp, con una operazione tutta in salsa germanica, favorita dalla vendita delle residue quote azionarie in mano italiana. Poi venne la beffa del magnetico, con il trasferimento in Germania di una produzione che le acciaierie ternane avevano resa famosa nel mondo e che la classificazione doganale nazionale giudicava addirittura come “materiale strategico”, fino alla beffa attuale che rischia di diventare la “beffa finale” . E la politica?  In un primo tempo schierata a difesa della “privatizzazione”, poi a difesa del magnetico che fu una battaglia persa anche per la demagogia e l’incompetenza con la quale fu gestita e adesso, dopo aver colpevolmente abbassato la guardia dopo quella vicenda, incapace di venire a capo di una situazione che è ormai assolutamente al di fuori della sua portata. Come allora, anche oggi il governo in carica pare aver fatto delle acciaierie ternane nuovamente moneta di scambio per accreditarsi in Europa. Così la regione carciofo perde un'altra delle sue foglie, dopo la Merloni, la chimica (sempre a Terni), le centinaia di piccole e medie imprese eccetera, una foglia pesante che lascia sempre più scoperto il “cuore”.

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