Convention Camere Commercio italiane estero/Mencaroni: abbiamo molto da chiedere
“Le imprese della provincia di Perugia hanno molto da chiedere alle Camere estere e a decine nel pomeriggio e domani si confronteranno con esse in incontri diretti, organizzati in collaborazione con il Centro Estero dell’Umbria”. Così ha iniziato il suo intervento alla 21^ Convention delle Camere di Commercio Italiane all’estero, in svolgimento a Perugia sul tema “Reti, filiere e qualità dell’internazionalizzazione per i territori: cultura, turismo credito e servizi per le Pmi”, il presidente della Camera di Commercio di Perugia, Giorgio Mencaroni”
“Avvertono la necessità, che l’attuale congiuntura ha reso ancor più impellente - ha proseguito Marncaroni - di presentare le proprie produzioni ad un mercato più ampio di quello domestico. Ma hanno bisogno, soprattutto le più piccole, di conoscenza, informazione, assistenza. Senza un sostegno forte, l’internazionalizzazione resta per loro una ipotesi indefinita e distante, al pari di un qualsiasi, serio, approccio commerciale ai mercati esteri”.
Il presidente Mencaroni ha poi così proseguito:
“E così si rischia di disperdere potenzialità che invece esistono e che potrebbero avere buone possibilità di posizionarsi sui principali mercati esteri.
La Convention delle Camere estere per le nostre PMI rappresenta una opportunità straordinaria: in due giorni avranno a disposizione uno sportello aperto non su uno ma su svariati mercati, in grado di fornire indicazioni e valutazioni personalizzate a imprese di diversi settori e di differenti dimensioni”.
“I comparti che riteniamo abbiano le maggiori possibilità di interagire con un mercato estero, per il livello delle produzioni e la dinamicità di una strutturazione a rete e filiera sono: l’Aerospazio, l’Arredo Casa / Mobile in Stile Design, la Ceramica, il Biomedicale, la Componentistica Automotive, le Energie Rinnovabili / Biomasse, la Filiera Agroalimentare, la Grafica / Editoria, la Meccanica Agricola, il Tessile e il Cachemire, il Turismo. Qui abbiamo stoffa, capacità e energie per competere.
A conferma alla crisi resiste chi ha scommesso in qualità e innovazione”.
“L’Umbria è terra di piccoli numeri e anche il valore delle esportazioni è contenuto. Ma in crescita. Nel 2012 avanziamo quasi del 6%, sopra la media nazionale, e il risultato è significativo perché migliora quello del 2011 che era salito di oltre l’11%.
I nostri esportatori hanno ripreso a crescere e oggi sono quasi 3000. Complessivamente, nel 2012 venderemo all’estero per oltre 3 miliardi e mezzo di euro. L’1% dell’export nazionale.
Non basta, abbiamo le possibilità per fare meglio, ma le imprese non possono fare tutto da sole. La loro competitività è legata a quella che l’intero sistema paese riesce ad esprimere: dobbiamo ridurre il decalage che ci separa dai paesi più forti e avanzati”.
“A costo di sembrare temerario, voglio dire ‘qualcosa di positivo’. Credo fermamente che l’Italian concept sia ancora una risorsa viva per la nostra economia. La creatività e la capacità di realizzare innovazione di qualità ci vengono riconosciute nel mondo come caratteristiche fondanti del Made in Italy. E in questo sento di essere confortato da Assocamerestero che in una sua indagine ha rilevato come il prodotto e l’imprenditore italiani siano efficaci strumenti di marketing del territorio.
Un territorio, che però deve essere conosciuto in tutte le sue valenze e potenzialità. E proprio per questo dall’estero chiedono assistenza da parte delle istituzioni italiane e delle reti fiduciarie nella individuazione delle opportunità che i comparti produttivi e le imprese italiane presentano”.
“Sono convinto che la crisi non abbia indebolito le fondamenta genetiche del nostro modo di intraprendere e fare economia. Che senza dubbio dobbiamo sviluppare e irrobustire, ma non rottamare.
Il modello di imprenditorialità diffusa è un valore sicuro, un bene rifugio che può ancora garantirci crescita e benessere. Nella temperie di una crisi devastante, nella nostra piccola provincia, anche in questo momento, riesce a sopravvivere una straordinaria volontà di fare. Azione forte, coraggiosa, di uomini che attraverso una impresa decidono di sfidare la crisi”.
“Nel secondo trimestre di quest’anno, la base imprenditoriale ha avuto la forza di allargarsi al ritmo di 11 nuove imprese al giorno. Molte sono anche le cessazioni, ma molto più numerose sono le aperture di nuove imprese, che con fiducia scommettono sul futuro. Neo imprenditori che nell’accettare la sfida del mercato, raccolgono il testimone da coloro che hanno fatto grande l’Italia nel mondo.
In quelle 11 imprese che abbiamo visto nascere in ognuno degli ultimi novanta giorni, si specchia l’immagine di un paese che conserva intelligenze e energie: dobbiamo incoraggiarle e sostenerle con tutti i mezzi possibili, riaffermando così la centralità dell’impresa nello sviluppo dell’intera società”.
“Mi ha colpito l’ultimo report dell’unica Agenzia di Rating italiana, che ha individuato in provincia di Perugia 228 aziende Top Performer con rating ‘eccellente’ da A1 a A4. Si tratta di società di capitali - 23 con fatturato oltre i 50 milioni di euro - considerate dei veri e propri ‘campioni’ del tessuto economico e produttivo, con caratteristiche strutturali e manageriali di tutto rispetto, pur in un contesto di generale debolezza dello scenario economico.
Imprese di questo tipo possono agire da traino - magari all’interno di distretti, reti e filiere - per tante altre realtà produttive che da sole avrebbero scarse possibilità di conquistare spazi nell’asfittico mercato domestico e tanto meno in quelli esteri, dove esistono migliori opportunità, ma anche una competizione feroce”.
“E’ il concetto del capofila che in qualche modo introduce al tema delle Reti, delle Filiere, dei Cluster, dei Distretti stessi, strumenti export-oriented capaci di fare sistema e vincere la marginalizzazione di imprese capaci di mettere in campo ottimi prodotti, salvo poi risultare strutturalmente – e se vogliamo anche culturalmente – incapaci di posizionarli vantaggiosamente sui mercati internazionali”.
“Il Sistema Camerale ancora una volta si è mosso con decisione promuovendo iniziative rivolte alla adozione di modelli aggregativi tra imprese. In questa direzione Unioncamere e Reteimpreseitalia hanno sottoscritto un protocollo di intesa declinato in vari punti che mira al radicamento della cultura della collaborazione fra piccole imprese, per favorirne l'integrazione e la competitività. Perché allearsi e condividere strategie e azioni comuni è anche una scelta culturale: se non si vincono le diffidenze e l’individualismo, le Reti resteranno una opportunità non colta.
La Camera di Commercio di Perugia ha messo in campo risorse consistenti, attraverso un Bando mirato a sostenere progetti di promozione, definizione, fattibilità e creazione di Reti di impresa per la condivisione di strategie di marketing promozionale, commerciale e di comunicazione, allo sviluppo di prodotti e servizi che consentano l’ampliamento del mercato e dei canali distributivi”.
“All’interno del sistema produttivo locale, la nostra Camera - operando in condivisione e partecipazione con altri soggetti istituzionali e imprenditoriali - ha favorito la nascita del Distretto del Cioccolato, che oggi vanta una base di diverse decine di imprese e laboratori artigiani. Così come, seguendo la rotta tracciata da una azienda leader e vincente come la Brunello Cucinelli, abbiamo visto prender forma il polo umbro del Cashmere, cui afferiscono almeno 500 unità produttive.
E sullo stesso percorso si stanno ritrovando imprese dell’agroalimentare di eccellenza, dell’aerospaziale e automotive, delle energie rinnovabili, della chimica verde, finanche del settore della nautica, con il cluster nautico umbro”.
“Favorire e sostenere questi processi è compito precipuo delle istituzioni pubbliche, che a loro volta devono riuscire a mettersi in rete esse stesse, evitando sovrapposizioni e dispersioni, nell’ottica della ottimizzazione degli interventi e della razionalizzazione dell’uso delle risorse disponibili.
Sul fronte della promozione dell'internazionalizzazione delle imprese umbre abbiamo compiuto un passo importante. Le Camere di Commercio di Perugia e Terni e la Regione dell’Umbria, hanno rifondato il Centro Estero con l'obiettivo di programmare, coordinare e monitorare in modo unitario le politiche pubbliche e gli strumenti di intervento. I risultati dei primi 3 anni del nuovo Centro Estero dell’Umbria ci stanno dando ragione”.
“Fare fronte comune, creare massa critica più ampia, condividere strategie e programmi, convincersi che in squadra aumentano le possibilità di successo e diminuisce il pericolo. I mercati internazionali – i fatti ce lo dicono - sono luoghi di dura competizione, dove si può guadagnare e crescere, ma anche dove si rischia e si perde. Soprattutto quando le Pmi corrono da sole.
Internazionalizzarsi è un percorso duro in cui serve prima di ogni altra cosa il sapere e la conoscenza. Dunque, internazionalizzazione è cultura”.
“La Camera di Commercio di Perugia guarda alle giovani menti di coloro che domani saranno chiamati a ‘fare una impresa più aperta e migliore’. L’ultima iniziativa è di queste ore e consiste in un programma di inserimento in stage di neolaureati umbri presso le sedi delle Camere di Commercio Italiane all’Estero, in un partenariato che contribuisca alla diffusione della presenza della cultura e della vocazione imprenditoriale all’estero. Ai giovani andrà una borsa di studio erogata dalla Camera di Commercio, attraverso un accordo con Assocamerestero, l’Università degli Studi e Università per Stranieri di Perugia, che andremo a formalizzare nei prossimi mesi, non appena saranno state definite le linee-guida in materia di tirocini formativi.
Un investimento sul futuro, che comunque non ci distoglie dalla contingenza, dalla quotidianità cui devono far fronte le imprese. E il credito resta ancora oggi l’emergenza più preoccupante, anche per gli esportatori. Abbiamo bisogno di credito, credito di qualità e a condizioni concorrenziali. Ogni giorno guardiamo con apprensione allo spread che separa titoli di stato italiani e tedeschi. Ma ce n’è un altro di spread che angoscia gli imprenditori. E’quello tra i differenti tassi di accesso al credito praticati a imprese concorrenti di paesi differenti. Ogni volta che un nostro imprenditore entra in banca per un finanziamento, quando gli va bene ne esce con un tasso intorno all’8%; un suo collega tedesco quando gli va male porta a casa un tasso di cinque se non sei punti più basso. Uno spread che appesantisce la nostra competitività, già frenata da mille handicap sistemici e strutturali”.
“Abbiamo bisogno di credito, ma lo otteniamo con sempre maggiore difficoltà. La nostra Camera di Commercio ha indirizzato sul credito molte delle sue risorse e ci siamo attivati in accordo con gli altri enti locali per ricapitalizzare i Confidi. Che fanno quello che possono, ma che potrebbero fare molto di più se ci decidessimo a sfoltirli e razionalizzarli.
E abbiamo bisogno, per competere ad armi pari, di una diversa fiscalità, meno pesante, più equa, più flessibile. Le nostre piccole imprese – il 95% del tessuto produttivo locale – soffrono più di tutte e vedono messa in gioco la loro stessa sopravvivenza. A questi livelli, l’IMU sugli immobili ad uso produttivo appare come una sorta di colpo di grazia. Purtroppo, non mi pare di intravvedere cambi di rotta nelle scelte governative”.




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