di Franco Calistri

Dopo settimane, mesi nei quali non si è fatto altro che parlare, a proposito e sproposito, di primarie di coalizione (quale coalizione?) di candidati e regole, finalmente per lo sgomento popolo di centro sinistra con la Carta d'intenti, firmata da Partito democratico, Sinistra ecologia e libertà, Partito socialista, arriva un po' di chiarezza. In primo luogo si capisce con chiarezza quali sono le forze politiche costituenti il nucleo costituente l'alleanza di centro sinistra che si candida a governare il paese. In secondo luogo la Carta d'intenti è, dal punto di vista dei contenuti, un buon documento, alcune parti si presentano carenti, se non reticenti, ma nel complesso costituisce una buona base di partenza sulla quale tutte le forze, che oggi a vario titolo si collocano in un campo vasto di centro sinistra, possono ritrovarsi. Il documento, nella sua stringatezza nella sua stringatezza (a seconda delle versioni tipografiche si è comunque abbondantemente al di sotto delle 10 pagine) ha il merito di delineare con nettezza il perimetro delle scelte e delle politiche di una coalizione di centro sinistra, una carta d'identità programmatica e di governo con la quale le forze che (al momento?) hanno dato vita all'alleanza di centro sinistra si presentano al paese e sulla base della quale sceglieranno, attraverso le primarie, il leader della coalizione. Un contributo di chiarezza di non poco conto.

 

Sul piano dei contenuti i punti significativi sono diversi, dalle questioni della democrazia e la necessità di allargarne gli spazi di praticabilità, alle politiche sui beni comuni, l'orientamento verso uno sviluppo sostenibile, e così via, ma due, a mio modo di vedere, sono le questioni dirimenti, la prima riguarda l'Europa, la seconda il Lavoro. Sulla prima questione si afferma con nettezza la stretta interdipendenza delle sorti del'Italia con quelli dell'istituzione europea: una interdipendenza che comporta un cambio profondo delle istituzioni e delle politiche europee. “L'austerità e l’equilibrio dei conti pubblici- si legge nel documento-, pur necessari, diventano un dogma e un obiettivo in se, senza alcuna attenzione per occupazione, investimenti, ricerca e formazione, finiscono per negare se stessi.” Tradotto significa la necessità che l'Europa si faccia carico di politiche keynesiane di investimento non praticabili, nelle condizioni attuali, in un solo paese. Questo, tradotto in politiche di casa nostra, non rappresenta una rottura netta con il rigorismo a senso unico del governo Monti, ma sicuramente un segnale di voler superare politiche che, alla fine del palo, non stanno producendo né crescita né abbattimento del debito (nel 2012 il rapporto debito/PIL è salito al 124%, nel 2013 crescerà ulteriormente al 126%).  In altri termini vi è la presa d'atto che con queste politiche dogmatiche di solo occhio ai conti pubblici si condanna il paese (e l?Europa) alla miseria.

 

Vi è poi il capitolo del Lavoro, indicato come parametro di tutte le politiche e cuore del progetto della coalizione di centro sinistra. Sul piano della proposta, nel tentativo di tenere insieme “capra e cavoli” e districarsi in una materia assai delicata, si rispolvera la vecchia idea dell'alleanza dei produttori  contro la rendita finanziaria: il nuovo conflitto  come scontro tra produttori da un lato e la rendita finanziaria  all'altro, come se esistesse un confine netto tra produttori e rendita, quando invece è sotto gli occhi di tutti che quote consistenti di produttori partecipano alla rendita finanziaria. Se l'dea di un' alleanza di questa natura funzionò poco ai tempi di Trentin e Carniti, ancor più difficile mi sembra una sua praticabilità attuale. Così come poco condivisibile appare l'idea, a dire il vero un po' strampalata, di legare bassa produttività e compressione dei diritti. Sicuramente situazioni di bassa produttività comportano una compressione dei salari e quindi dei diritti, ma i diritti vanno riconosciuti e difesi a prescindere, o si pensa a sistemi di diritti diversificati a seconda dei livelli di produttività.

 

Materia di discussione ce n'è, ed è bene che si discuta. La questione è capire cosa faranno le altre forze politiche di centro sinistra, a partire  dalla Federazione della Sinistra, starà alla finestra a guardare e caso mai stringere un accordo tecnico una volta conosciuta la nuova legge elettorale, se mai verrà alla luce o deciderà di contribuire in prima persona alla costruzione della coalizione di centro sinistra?  Attenzione il 25 novembre si terranno le primarie e  gli elettori della Federazione andranno a votare e una volta votato per Vendola piuttosto che per Bersani o anche Renzi, perché no, quando ci saranno le elezioni vere andranno a votare  per  la coalizione di centro sinistra, per il leader che hanno contribuito ad individuare, per le forze politiche che ne fanno parte.

 

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