PERUGIA - “Il governo aveva promesso rigore ed equità, ma noi continuiamo a vedere solo il rigore. Nemmeno le misure di riduzione dell’Irpef possono essere viste in termini di equità: il minor gettito delle famiglie meno abbienti sarà letteralmente divorato dall’aumento dell’Iva su tutti i beni che entrano nel carrello della spesa. Il provvedimento del governo non va nella direzione della crescita né dell’equità e quindi deve essere rivisto. Molte famiglie e molte imprese sono allo stremo; stanno dando fondo a tutte le loro risorse. Queste misure non vanno nella direzione giusta.  Basti pensare che, secondo le prime stime dell’Ufficio studi Confcommercio, nel 2014 la perdita dei consumi correnti dovrebbe collocarsi tra 5 e 7 miliardi di euro rispetto al già depresso scenario di base”.

Giorgio Mencaroni, presidente Confcommercio della provincia di Perugia, esprime un giudizio durissimo sull’ultimo intervento del governo in materia di Iva. “In un contesto di gravissima recessione, segnato dall’estrema debolezza della domanda interna – continua - l’aumento dell’Iva, anche se dimezzato rispetto a quanto inizialmente minacciato, genererà effetti pesantissimi a carico dei consumi e degli investimenti, delle imprese e dell’occupazione. Effetti che non saranno neppure lontanamente compensati dalle riduzioni Irpef, posto che gli aumenti Iva incideranno maggiormente proprio sugli scaglioni di reddito più bassi.
L’inasprimento dell’aliquota IVA ridotta - dal 10 per cento all’11 per cento – penalizzerà ad esempio molti prodotti alimentari e la competitività della nostra offerta turistica complessiva.

Oltre a ridurre ulteriormente il giro d'affari del settore turismo”, sottolinea ancora Mencaroni, “porrà l'Italia turistica ai margini di un mercato che vede nell'esposizione delle tariffe l'unica arma di competitività riconosciuta dalla clientela a livello globale, in una fase di recessione quale l'attuale. Sarà una batosta anche per la ristorazione, poiché servirà solo ad inasprire il contesto di difficoltà in cui operano i pubblici esercizi. L’ulteriore aumento dell’Iva, per fare un altro esempio, avrebbe un effetto disastroso anche nel settore abbigliamento e calzature - voci di spesa che le famiglie sono costrette a rinviare nel persistente calo dei consumi - che negli ultimi 18 mesi ha visto la chiusura di quasi 19mila imprese in Italia".

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