Thyssen. Stufara-PRC: No a spezzatino proposto dalla multinazionale
PERUGIA - “Lo spezzatino, dunque, è servito. Le rassicurazioni offerte nei giorni passati dal Ministro dello sviluppo economico hanno conosciuto oggi una secca smentita da parte dei vertici di Outokumpu, che con una nuova nota stampa non solo hanno confermato la decisione di vendere l'AST, ma hanno anche espresso l'intenzione di trasferire una linea della capacità di 130 mila tonnellate annue in un sito estero e di mantenere la proprietà del Tubificio”. Così il capogruppo regionale Prc-Fds, Damiano Stufara che aggiunge: “Chiunque può rendersi conto dell'assurdità della situazione in cui si trova l'AST di Terni; la società Outokumpu si accinge infatti a portarsi via pezzi di un impianto di cui non ha mai acquisito la proprietà definitiva, un po' come se fosse dentro ad un grande supermercato dove, manco a dirlo, a nessuno interessa che alle merci in vendita corrisponda l'esistenza di migliaia di lavoratori e delle loro famiglie”.
L'esponente di Rifondazione comunista ritiene che “forse il Governo Monti, nell'ostinazione con cui persegue l'interesse del grande capitale finanziario, sarà capace di vedere dei vantaggi nel saccheggio che si prospetta per il nostro territorio. Per i lavoratori, per le loro rappresentanze, per le Istituzioni locali e per la nostra comunità regionale dovrebbe ormai essere evidente che ai disastri del neoliberismo non si può rispondere con la falsa speranza di una ripresa, se nel frattempo non si contrasta la dismissione del nostro patrimonio industriale”.
Stufara assicura che il gruppo consiliare del Partito della Rifondazione Comunista per la Federazione della Sinistra, “esprime il proprio sostegno alle iniziative che i lavoratori e le loro rappresentanze intenderanno intraprendere per denunciare l'intollerabilità di una simile prospettiva, consapevole della minaccia rappresentata dalle intenzioni di Outokumpu per il futuro dell'industria a Terni e nell'Umbria. Poniamo nuovamente alla Regione Umbria – conclude - la necessità di aprire una vertenza rispetto al futuro dell'economia regionale con un Governo che, più che di tecnici, si rivela ogni giorno di più un Governo di fannulloni”.




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