Faber/ Sinistra per Gualdo: “Siamo alle barzellette, su tutte quella di Smacchi”
Con ogni probabilità la direzione aziendale di Faber/Franke, il Ministro dello sviluppo economico Passera o chi per lui, l'Assessore regionale Riommi, Confindustria di Perugia e i dirigenti delle sigle sindacali avranno provato un po' di vergogna nel comunicare l'ufficialità dell'accordo che sancisce definitivamente la chiusura dello stabilimento di Fossato di Vico, senza aver nulla di serio e di concreto intentato per evitare questa ulteriore sciagura economico-occupazionale e consegnando al nostro territorio un altro consistente manipolo di decine e decine di cassaintegrati.
Così, l'ingrato compito della proclamazione ufficiale di questo disastro è stata affidata al consigliere regionale del PD Smacchi che giunge perfino ad esaltare un accordo che è un concentrato di promesse da marinai, di impegni aleatori e di castronerie varie, solo frutto del totale disimpegno del governo Monti ad agire una politica industriale degna di questo nome, della subalternità delle burocrazie sindacali, dell'impotenza e della discontinuità della Regione e dell'inconsistenza di una certa politica.
In quell'accordo c'è scritto solo che ci sono 182 lavoratori considerati in “esubero” e da gestire alla bene e meglio con un po' di ammortizzatori sociali perché c'è una multinazionale che chiude uno stabilimento talmente produttivo di utili, di commesse e di fatturato che ancora questa estate vi faceva fare gli straordinari, ma che se ne va a produrre altrove per maggiori margini di profitto.
Ed è proprio sotto questo profilo che riteniamo sconcertante l'atteggiamento di un governo che non ha fatto niente per impedirlo fuggendo ancora una volta dalle sue responsabilità ed assurdo l'atteggiamento dei sindacati, della Regione, dei parlamentati umbri pur venuti in passerella nei giorni del presidio operaio e delle stesse Istituzioni locali. Tutti questi soggetti non si sono mai sentiti in dovere di pretendere dal Ministero dello sviluppo economico un impegno diretto e cogente in questa vertenza ed ancora dobbiamo scoprirne le ragioni, semmai ve ne possano essere che non siano innominabili o diverse dalla resa inerte, subitanea ed incondizionata alla cosiddetta irrevocabilità delle decisioni dell'azienda.
Fatto sta che il governo s'è oggi ridotto a fare il notaio e mettere la sua firma in calce alla “irrevocabile decisione” di una multinazionale, senza prima aver agito alcun tentativo di dissuasione e limitandosi a scucire quanto basta per un po' di cassa integrazione la quale, vogliamo ricordare, oggi se la pagano anche le lavoratrici ed i lavoratori con i loro contributi e con la sottrazione delle risorse dedicate alla loro formazione e alle politiche attive del lavoro.
Siamo dunque alle barzellette recitate al posto di una tragedia e non sappiamo proprio da quale immaginifico cilindro abbia trovato Smacchi le parole per salutare positivamente un dramma che si aggiunge al dramma economico, occupazionale e sociale già pesantemente subito da questo lembo d'Umbria.
Gli impegni per la ricollocazione dei cosiddetti “esuberi” sono tutti fuori dalla realtà nello stesso territorio della crisi Merloni e di tanti altri settori produttivi ed è irresponsabile dipingerli come un “importante passo in avanti nella gestione della vertenza” quando ancora si attende la concretizzazione di tutti quegli altri assunti nelle altre e più annose situazioni di crisi. Sono solo spot da agitare nella campagna elettorale prossima ventura.
La vertenza Faber non c'è mai stata. Con l'accordo di ieri si chiude invece e definitivamente la sua parvenza con l'ennesima sconfitta operaia, con l'ennesima tragedia sociale e con l'ennesimo e durissimo colpo al nostro territorio oramai vicinissimo ad un'irreversibile desertificazione industriale ed al conseguente declino economico.
Quell'intesa non andava firmata, andava riaperto anche aspramente il confronto con la multinazionale, andava riattivata la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori e andava prepotentemente preteso senza se e senza ma il pieno e più attivo coinvolgimento di un governo che continua a disinteressarsi all'economia reale ed alla crisi industriale, così incapace anche solo di evitare il disimpegno nel nostro Paese e la fuga beffarda di una multinazionale da un territorio già martoriato, solo perchè il libero mercato non abbia alcun disturbo e la Faber non potesse essere l'eccezione alla regola imposta dal mantra mercatista e all'assioma dell'equidistanza nei conflitti capitale/lavoro.
L'atteggiamento che hanno tenuto nel caso della Faber il Governo, la politica regionale e locale del montismo, le burocrazie sindacali e la stessa Regione è tipico di quanto sta accadendo in questi mesi in tutta Italia: si sta inerti a guardare che le aziende chiudano una dopo l'altra o un'impresa multinazionale se ne vada bellamente a produrre altrove, dopo aver fatto sacco di risorse pubbliche e private, di conoscenze produttive, tecnologiche e commerciali e di capitale umano e sociale.
Di chiacchiere per piani del lavoro ed accordi di programma, anche nella nostra Regione, ne sentiamo e ne leggiamo tutti i giorni e per questo è sconcertante che quando bisognava fare i fatti ed impedire con ogni mezzo la perdita di un altro presidio produttivo e di altri posti di lavoro non si è fatto nulla.
Evitare la chiusura dello stabilimento di Fossato era possibile, solo con un maggior impegno ministeriale e con un di più di politica industriale: non ci stuferemo mai di dire che è letteralmente criminale non averci neanche provato. Proviamoci almeno ora, nel nostro piccolo: lanciamo una campagna nazionale di boicottaggio sul web contro i prodotti Franke.
Gianluca Graciolini




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