di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - “Le primarie del PD sono un’eccezionale esperienza di democrazia, “ Ha detto qualcuno e si può benissimo essere d’accordo nel merito, ma è  nel metodo  che i punti di vista sono diversi e che l’esperienza di democrazia viene messa a dura prova da comportamenti discutibili nei due campi che si fronteggiano, quello bersaniano e quello renziano. 

Due campi , specialmente il secondo, in tumultuosa ascesa, con adesioni impreviste e altrettante adesioni prevedibilissime. Ma non è uno scontro fra vecchio e nuovo, ovvero poteva esserlo, ma stando a quello che sta accadendo si può ben dire che sia soprattutto uno scontro fra anime e aree politico-culturali del Partito Democratico. Insomma il rischio che il PD corre in questa vicenda è quello di mettere in mostra uno scontro tutto interno al partito, che può avere poco a che fare soprattutto con le aspettative del popolo della sinistra e dintorni e anche con le aspettative di quei non schierati, e sono tanti, che rischiano così di diventare ancor più numerosi e alla fine di condizionare l’esito elettorale quello del 2013, che vedrà il vincitore delle primarie confrontarsi con quest’area del non voto, che Renato Mannhaimer ha stimato, se continua l’attuale trend di crescita  , capace di raggiungere e fors’anche superare il traguardo del 50%. Uno scontro interno, in una situazione  come è quella attuale del Partito Democratico di difficile gestione , che potrebbe portare sia all’azzeramento della “vecchia” classe dirigente, come afferma Renzi,  ma anche all’azzeramento del centrosinistra come afferma D’ Alema (se vince Renzi), ma anche in caso di sconfitta del sindaco di Firenze, se lo stesso raggiungesse per esempio un robusto 30% per Bersani e i suoi si aprirebbe sicuramente un periodo poco felice. Così ormai si combatte senza esclusione di colpi, via il fair play e giù con  i colpi alti e bassi in un forsennato crescendo.  E c’è la spina Monti, una spina nel fianco dei due contendenti, anche se con diversi effetti e c’è anche la spina delle alleanze, ancora dolorosa e non risolta. E c’è anche un’altra spina non di poco conto, quella del programma elettorale. Già, chi farà il programma elettorale del PD per il 2013? “chi vince” risponde Renzi , anche se la Bindi insiste nel dire che queste non sono primarie di partito e quindi il programma lo fa il partito. 

E’ un contendere anche fatto di cavilli e di interpretazioni politico-giuridiche, che se continua così finiranno per confondere ancora di più le idee al corpo elettorale, sul quale esistono anche qui idee divergenti per quanto riguarda il controllo del voto. Sorge a questo punto una domanda: quale PD uscirà da queste primarie? Sì perché ormai non si tratta soltanto , per come si sono messe le cose, di vedere quale candidato uscirà vincente, ma anche quale partito uscirà vincente: quello di Renzi o quello di Bersani, con i loro  punti di vista  divergenti quasi su tutto . E c’è, a complicare le cose, uno scenario politico ed economico in continuo mutamento, nel quale il professor Monti pare trovarsi a suo agio, tanto che la sua ultima uscita è quella sulla sua  eventuale ricandidatura, che adesso il prof pare non disdegnare più come prima.  Ma su questo tema il PD rischia di arrivare tardi,  ovvero a giochi fatti, e chi gioca su questo tavolo sono giocatori come Casini, Montezemolo, Vaticano, lo stesso Berlusconi. Forse tropo tardi Bersani si è accorto che oc corre ripristinare la pienezza di un governo democratico, che non si può più con la scusa dell’emergenza tollerare l’attuale vacanza della democrazia. Cosa ha fatto cambiare idea al professor Monti? Nessuno, perché era questa l’idea fin dall’inizio , restare per  cambiare gli assetti del Paese. Un Paese che già non è più lo stesso da un anno a questa parte e l’effetto di tale rapido quanto forzato cambiamento, favorito dall’inerzia della politica, ancora non si sa quali effetti potrà creare a sinistra, insomma quale sinistra ci sarà in Italia dal 2013.  Una sinistra che al centro come in periferia è scossa da conflitti, contraddizioni, correntismo, anzi proprio in periferia laddove il PD e i suoi alleati governano pare accendersi la guerra più  forte e l’Umbria non è immune a questo scenario, mentre sulla stessa esistenza politica, economica e addirittura fisica della nostra regione si addensano ombre preoccupanti.

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