Bersani? Cosa ne pensi di Fiorito con 4mila euro al mese di pensione?
di Renato Casaioli
Francesco Fiorito, va in pensione con il vitalizio regionale da 4mila euro al mese, appena raggiungerà i cinquant’anni. Una notizia che riempirà di gioia il cuore degli esodati. Il PD, Bersani e tutto il Centrosinistra, che ne pensano di questo e dei tanti Fiorito di cui è piena l’Italia? Il PD in particolare, ha votato senza battere ciglio la vergognosa riforma delle pensioni, perché sosteneva bisognava salvare il Paese. Il partito tutto e il suo segretario, non hanno minimamente pensato a cosa vuol dire salire su per le impalcature dei cantieri edili a 67 anni. Correre per le corsie degli ospedali, lavorare in fonderia, in fabbrica nella catena di montaggio a quell’età. Quella riforma è stata la misura esatta di come questa Casta politica, che si autodefinisce pomposamente “Classe Dirigente”,, è staccata dalla realtà della vita quotidiana dei cittadini. Non si nasconda nessuno dietro la foglia di fico, rappresentata dal paventato taglio ai costi della politica delle regioni. Un taglio che arriva dopo anni di spese pazze, di arricchimenti personali con i denari pubblici, mentre negli ambulatori dell’Asl, mancano persino le garze e i cerotti. Sì è tardivo e non è sufficiente. Va ripensato tutto l’impianto regionalista, così com’è è servito solamente a spalmare su tutto il territorio il favoritismo ed il clientelismo. Fa piacere certamente sapere che il governatore della Puglia, Nichi Vendola, si sia tagliato di 50mila euro il suo compenso.
Un bel gesto, ma la riduzione dei rimborsi, non può essere lasciata alla spontaneità del singolo: l’entità assai più bassa di quella attuale, deve essere stabilita per legge. Bisogna tornare ad uno spirito di servizio, quando ci si appresta ad andare ad amministrare le istituzioni. Certo anche una giusta remunerazione, ma non oltre. Nessuna buona uscita, nessun vitalizio, nessuna cura per i parlamentari per le cliniche del mondo a spese del contribuente. Assumersi l’onere di amministrare non può essere considerato un mestiere. Anche perché tutto questo professionismo della politica, abbiamo visto dove ci ha portato. Due, tre mandati al massimo, poi uno stop. Si torna a fare il proprio lavoro. Passato tale periodo, se si ha ancora la voglia di mettersi a disposizione, si può anche ripetere l’esperienza, magari in altri ambiti istituzionali diversi. Ricoprire le cariche amministrative pubbliche deve essere considerato solo un periodo della propria vita, per chi se la sente, da mettere a disposizione della collettività. E’ l’unico modo questo per ripulire le istituzioni dagli affaristi, dai ladri, dalle tante Minetti e farle ripopolare di nuovo di cittadini competenti e con la voglia di fare. Il PD e tutto il fronte progressista, se vogliono tornare credibili tra la gente, se vogliono contribuire ad arginare l’ondata di indignazione che sale forte e rabbiosa dal Paese e incanalarla dentro un progetto politico di cambiamento, non devono più indugiare su questo. L’antipolitica, di cui oggi tanto si parla, il pericolo per la nostra democrazia, per le nostre istituzioni, è rappresentato da queste Caste, non dai cittadini che urlano nelle piazze.




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