Sul documento per rilanciare la sinistra in Italia
di Franco Calistri
PERUGIA - Il documento “Per un'Europa fondata sul lavoro: quattro tesi per rilanciare la sinistra in Italia” ha sostanzialmente due meriti: quello di riaprire un dibattito sul ruolo e prospettive della Federazione della Sinistra, ma anche di proporre una linea, un fil rouge di ragionamento stringente e consequenziale, con il quale mi trovo in assoluto accordo. Le origine della crisi in corso, che va avanti dal finire del 2007, nonostante bugie e menzogne fatte circolare ad arte, sono ampiamente note, non risiedono in eccessi di disavanzo pubblico, ma in un eccesso di debito privato (banche) che ha costretto gli Stati ad intervenire pubblicizzando i debiti privati (vecchia storia, questa volta andata in scena a livello globale), per cui le politiche europee, dettate dalla Germania, di “austerità tese all'abbattimento del debito pubblico”, sono sbagliate, perché scambiano effetti per cause, e dannose, “trascinando il continente in una gravissima spirale recessiva”. Da qui la necessità, per rilanciare la sinistra, come titola il documento, di un cambio “ di priorità nella linea di politica economica che caratterizza oggi l’Europa”. Il rilancio della sinistra passa attraverso un cambio delle politiche europee, senza questo cambio tutto diventa più difficile. Qui sta il cuore del problema, il nucleo centrale del ragionamento proposto dal documento: se non cambia la politica europea, per come stanno messe le cose, per i vincoli che, scientemente o meno, si sono dati i paesi europei, dal pareggio di bilancio in Costituzione al piano di rientro dal debito (fiscal compact), agli stessi meccanismi previsti per l'intervento del cosiddetto Fondo Salva Stati della BCE, la possibilità per singoli paesi di praticare politiche di segno diverso da quelle imposte dall'Europa, è praticamente impossibile. Parafrasando un vecchio sloga : il keynesismo in uno stato solo non è attuabile. In questo senso, facendo la tara a tutte le furbizie elettorali del caso, emblematica è la situazione francese. Hollande salito all'Eliseo con un programma moderatamente socialdemocratico, sta disattendendo una dopo l'altro tutti gli impegni presi in campagna elettorale. E questo avviene, al di là della maggior o minor determinazione di Hollande nel rispettare gli impegni presi, perché ci sono dei limiti oggettivi all'attuazione di determinate politiche. Ecco che diventa centrale la necessità che in Europa, e quindi nei vari paesi, si affermino governi e maggioranze di tipo di verso dalle attuali, in grado di esprimere politiche disegno diverso.
Questo problema lo abbiamo pari pari in Italia, con una qualche complicazione in più, in quanto siamo di fronte ad un paese nel quale, su impulso del Presidente Napolitano e con il larghissimo consenso dellle forze politiche che siedono in Parlamento, dal novembre dello scorso anno si è concretizzata una condizione di “sospensione della democrazia” (questo succedeva anche nelle antiche democrazie ateniese e romana, in caso di pericolo si nominava il dittatore, anche se poi erano problemi a levarselo di torno una volata cessato il pericolo) . Con le prossime elezioni, con le quali si chiuderà questa parentesi di sospensione della democrazia, è necessario che al governo del paese vada una maggioranza politica che chiaramente e significativamente esprima un punto di vista diverso sulle politiche europee e, assieme ad altri paesi, a partire dalla Francia, sia in grado di determinare un cambio negli indirizzi di pitica economica e sociale. Questo sul piano esterno, all'interno sarebbe sufficiente iniziare a porre sul terreno interventi che diano il senso di voler perseguire un nuovo modello di sviluppo ecocompatibile, che non solo non distrugga risorse ma abbia al centro obiettivi sociali ed ambientali di piena e buona occupazione e di ripristino dei diritti del lavoro. Una maggioranza politica di questo genere, con questa caratterizzazione programmatica, rappresenterebbe la possibilità per ristabilire condizioni di praticabilità democratica, prerequisito per ridar fiato, per rilanciare la Sinistra e le ragioni di cui è portatrici. Contesti di altro tipo relegherebbero la Sinistra a ruoli di più o meno dignitosa testimonianza.
Non entro, a questo punto del ragionamento, nell'analisi dei travagli interni del Partito democratico, come invece si fa nel documento citato (per altro a mio parere la parte meno convincente di tutto il documento) certo è che in una prospettiva come quella indicata il confronto con il Partito democratico, pressandolo su alcuni punti programmatici, diventa ineludibile. Certo, come sottolineato nel documento, va portata avanti “una politica che avvii e costruisca un processo unitario a sinistra con Idv e Sel e che stabilisca una solida e proficua interlocuzione con la Cgil”. Ma la Federazione della Sinistra, in questa fase, deve parsi portatrice dell'esigenza ed impellenza dell'apertura, senza remore , timidezze e, aggiungo, falsi tatticismi, di un confronto programmatico serio e serrato con il Pd. E su questi temi sarebbe opportuno aprire un dibattito ed un confronto largo e diffuso all'interno della Federazione della sinistra.




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