“LO SVILUPPO DEL FATTURATO È STIMATO IN OLTRE IL 15% CON EBITDA NORMALIZZATO INTORNO A 50 MILIONI E MARGINI IN PROGRESSO RISPETTO AL 16,8% DEL PRIMO SEMESTRE. UN TREND CHE DOVREBBE ESSERE CONFERMATO ANCHE NEL PROSSIMO ANNO”: riassume così Alberto Nosari, su “Affari&Finanza”, i sorprendenti exploit registrati dall’azienda Cucinelli, ai quali l’inserto economico di Repubblica dedica la sua “Lettera all’investitore” nel numero oggi in edicola. Due intere pagine ricche di informazioni riguardo a stato patrimoniale, fatturato, ricavi, indebitamento finanziario, stime degli analisti e quant’altro possa essere utile ad un investitore alla ricerca di un titolo sicuro sul quale riversare il suo capitale.

Il tutto a corredo di un lungo articoli nel quale, si spiega per prima cosa, nella premessa, che “Il gruppo umbro prevede di chiudere l’esercizio in corso con una crescita di circa il 15% nel giro d’affari, che dovrebbe raggiungere 280 milioni rispetto ai 243 milioni dello scorso anno, mentre i margini reddituali dovrebbero registrare uno sviluppo ulteriore rispetto al 16,5% del 2011 e al 16,8% conseguito nei primi sei mesi del 2012 con l’Ebitda normalizzato in prossimità dei 50 milioni”.

I debiti – sottolinea anche Nosari” sono scesi da 58 a 14 milioni nonostante gli investimenti e grazie al collocamento. Le notizie positive dovrebbero riproporsi anche nei prossimi anni. L’azienda entro il 2020 punta a 500 milioni di fatturato, redditività al 20% e l’incidenza degli accessori sui ricavi consolidati al 20% rispetto al 14% del primo semestre 2012”.

Per chi volesse saperne di più riportiamo integralmente l'articolo “entusiastico” di Nosari:

MILANO -  «Siamo uno dei principali operatori mondiali di abbigliamento al top del lusso nella moda casual chic e tali vogliamo rimanere, anche se cresceremo negli accessori e sui mercati a maggiore potenzialità di crescita, salvaguardando comunque il ruolo conquistato in Europa e in Usa». Obiettivi ambiziosi, ma compatibili poiché, come ricorda Brunello Cucinelli, creatore dell’azienda nata nel 1978 e approdata con successo in Borsa il 27 aprile 2012, «rappresenta la naturale evoluzione di una storia di crescita confermatasi anche nell’ultimo decennio con tassi di sviluppo medi annui dei ricavi superiori al 15 per cento; valori confermati anche in questo primo scorcio del 2012 e previsti tali anche nei mesi successivi, mentre

il prossimo futuro si presenta roseo come emerge dai dati sull’accoglienza della nuova collezione primavera/estate 2013». Obiettivi ambiziosi ma compatibili anche perché noi, prosegue Brunello Cucinelli, presidente e ceo dell’azienda che ha creato e trasformato uno dei leader del lusso con la collaborazione della moglie, «salvaguarderemo quelle caratteristiche che ci hanno permesso di crescere e affermarsi nel mondo: creatività, semplicità, rapidità, sobrietà e una capacità organizzativa che ci consente di pensare, studiare, disegnare, realizzare e vendere nel mondo una media di ben 50 prodotti nuovi ogni giorno lavorativo ». Più in particolare, prosegue il capo azienda, «abbiamo creato uno staff di 11 persone di primo livello a cui fanno riferimento oltre 90 persone che lavorano sulla creazione dei nuovi modelli, mentre altre 12 si muovono in giro per il mondo a raccogliere tutte le novità che si presentano e a cogliere le tendenze per salvaguardare quello stile sportivo chic di lusso che può essere utilizzato dalle ragazze di 25 anni come dalle signore di 60 anni e più».

Uno stile, prosegue Cucinelli, «sobrio, ma fortemente distintivo poiché noi manterremo nel tempo un brand unico, come unica sarà la fascia di prezzi e dei clienti a cui ci rivolgiamo con un gusto immediatamente riconoscibile. Obiettivo reso possibile merito gli alti contenuti di artigianalità di un prodotto curato all’ossesso sin nei minimi particolari a partire dalla scelta delle materie prime». Caratteri distintivi coniugati con «la volontà di restare un’azienda di bellissimi prêt-à-porter di fine secolo, mantenuta contemporanea grazie alla forza della nostra creatività, che coniuga semplicità e sobrietà con un grande contenuto di artigianalità totalmente made in Italy». E tutto ciò, puntualizza con orgoglio il capo azienda, «è salvaguardato dalla nostra capacità di risolvere con rapidità qualsivoglia problema emerga in qualsiasi parte del globo. E ciò nello steso momento in cui il problema si presenta, senza mai rinviarlo».

E questo grazie ad «una organizzazione che prevede capacità gestionali con forte delega sul territorio poiché vogliamo mantenerci snelli per essere efficienti, veloci e rapidi in qualsivoglia decisione dobbiamo prendere, fissando delle precise griglie di responsabilità con una forte coinvolgimento delle persone, che per noi sono e resteranno il focus dell’organizzazione». È opportuno ricordare che Brunello Cucinelli «è stata costituita nel 1978 con l’obiettivo di produrre abbigliamento in cachemire colorato di absolute luxury indirizzato anche alle donne, che hanno da subito apprezzato la combinazione dei colori ». Un business che, ricordano a Solomeo, «ha avuto successo permettendo all’azienda di affrontare il mercato internazionale già a partire dai primi anni Ottanta e poi acquisire Rivamonti, società attiva nella maglieria lana, e Gunex operante nel settore donna; due marchi successivamente incorporati per salvaguardare il ricordato concetto di unicità ».

Nel 1994, aggiungono, «viene aperto il primo negozio monomarca, ma l’accelerazione nello sviluppo della rete scatta nei primi anni del 2000, sia in Italia che all’estero, mentre si sviluppo il total look con maglierie, camice, sciarpe, capospalla e pantaloni oltre ad altri accessori per uomo e donna». Il tutto, puntualizza Cucinelli, «nel rispetto dei nostri capisaldi storici: altissima qualità, sin dalla scelta delle materie prime, con grande contenuto di artigianalità tutta made in Italy, salvaguardando la contemporaneità con una innovazione che sappia mantenere uno stile sobrio, ma moderno, e che resti al top del lusso pur essendo attento alle nuove tendenze». Una strategia che ha permesso al gruppo di sviluppare la matrice prodotti/mercati e ha creato le condizioni per un ulteriore passo in avanti. Il nostro obiettivo, ricorda Cucinelli, è raddoppiare i ricavi a 500 milioni entro il 2020, con una incidenza degli accessori al 20% e una redditività in progresso al 20 per cento. Una crescita cui darà un contributo fondamentale lo sviluppo della rete distributiva composta oggi da 72 punti vendita monomarca «poiché vogliamo aprire fino a 20 negozi all’anno per giungere nel 2020 ad oltre 200 punti vendita, di cui tre quarti in proprietà e il resto in franchising».

Una scelta che, ricorda Cucinelli, porterà dal 39 al 60% l’incidenza dei ricavi realizzati nei negozi monomarca, mentre il multibrand scenderà al 40% salvaguardando però un ruolo centrale nello sviluppo dei prodotti quale fonte privilegiata per ascoltare il mercato in quanto, ricorda il capo azienda, il gestore del negozio multibrand è molto più duro nei giudizi e ci aiuta a mantenere lo stile nel giusto posizionamento per salvaguardare il successo che ci riserva il consumatore ». La crescita, prosegue Cucinelli, sarà concentrata nelle aree a maggiore potenziale e la nostra presenza nel mondo dovrebbe raddoppiare a quota 100 Paesi.

E per supportare lo sviluppo è già scattato il potenziamento della capacità produttiva con un investimento di 18 milioni per raddoppiare gli spazi a disposizione a Solomeo dal 2014, mantenendo il 20% della capacità in immobili in affitto e «salvaguardando quella rete di fornitori terzi composta da oltre 300 microazienda presso le quali lavorano circa 2.300 persone, di cui mille a tempo pieno per noi e il resto al 50%. Persone con elevata capacità artigianale per realizzare prodotti di eccellenza. Il tutto, completano, salvaguardando le caratteristiche distintive come sopra esposte». Uno sviluppo ancorato a risultati in ulteriore crescita poiché il collocamento ha permesso di abbattere l’indebitamento, mentre l’andamento del primo semestre e dei mesi successivi permette di aspettarsi un 2012 che nella sostanza riproduca l’andamento dei primi sei mesi con ricavi in crescita di oltre il 15% e tendenti ai 280 milioni sostenuti dall’ottimo andamento dei mercati esteri, mentre l’Ebitda normalizzato dovrebbe tendere ai 50 milioni con margini in ulteriore progresso rispetto al 16,8% dei primi sei mesi dell’anno.

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