di Renato Casaioli

PERUGIA - Il papa ha fatto bene ha ricordare da Beirut, che la fede non può essere trasformata in uno strumento di morte. Un’affermazione di principio che non può che essere condivisa da chiunque. Solo che  Papa Ratzi, dovrebbe ricordarsi della storia prevalentemente criminale che la sua setta ha alle spalle. Una storia fatta di intrighi, di guerre sante, di schiavitù, basta ricordare quello che in nome del crocefisso, hanno combinato in America Latina. Lì hanno massacrato intere popolazioni, ne hanno cancellato per sempre il DNA. Coercizione, annullamento della dignità umana, di opposizione secolare a tutte le libertà individuali e collettive, a partire da quella della ricerca scientifica. In altre parole, nella storia del cattolicesimo c’è tanta sharia. Questo è stato principalmente il cattolicesimo. Insomma su questo fronte i cattolici non sono dissimili a tutte le altre religioni monoteiste e non possono dare lezioni di moralità a nessuno. Tutte e tre le religioni, questo il filo rosse che le unisce, partono dal principio che “Noi possediamo la verità, voi dovete convertirvi”. Un principio guerrafondaio. Infatti lì dove le tre religioni si incontrano, la famosa Terra Santa, sono 2000 anni che si  ammazzano. Sul disfacimento così come si è consumato della ex Jugoslavia, questo papa non sente nessuna responsabilità? Eppure è stata la chiesa cattolica romana, ha dare il primo riconoscimento ai croati, in funzione anti serba. Per combattere gli ortodossi e i mussulmani. Un atteggiamento quello cattolico, che ha  contribuito alle tensioni nei rapporti tra le nazionalità verso la fine degli anni '80 e all'inizio degli anni '90, che hanno portato ai ben noti conflitti in Croazia su base etnica e religiosa, culminati nell'esodo di massa dei serbi dalla Krajina nel 1995. Sull’avvento del fascismo (Mussolini era l’uomo della provvidenza) e sul nazismo poi, il Vaticano ha le sue responsabilità. Dunque caro papa di Roma, prima di fare certi appelli, Lei dovrebbe battersi il petto non tre volte come raccomanda il vangelo, ma migliaia. Dovrebbe  cominciare a parlare il linguaggio del rispetto dei diritti di tutti. Farla finita con il dire che l’Illuminismo e il relativismo sono il principio di tutti i mali. Dovete smettere di pensare che chi non crede, deve essere illuminato. Semplicemente la pensa diversamente su molte cose. Dovete smettere voi e tutte le altre religioni, di sbandierare le vostre “verità”, semplicemente perché non le avete mai dimostrate, quindi dogmatiche.  Certo molta parte del mondo mussulmano, vedi le rivolte di questi giorni, hanno un di più di intolleranza e di arroganza. (Rivolte dietro alle quali c’è un preciso disegno politico: fermare il processo timidamente democratico che in quei Paesi si è messo in moto). Hanno paura del confronto, sono a corto di argomenti razionali, per questo vorrebbero impedire qualsiasi espressione artistica. Non ho visto il film che ha scatenato le rivolte. Sicuramente la pellicola sarà anche una boiata: bene, basta non andarla a vedere, magari girarne un altra, per dimostrare invece la bontà di quel pensiero religioso. Ma i cattolici non possono certo dare lezioni su questo fronte a nessuno. Anche loro spesso fanno appelli a non andare a vedere certe manifestazioni, talune espressioni artistiche, che loro ritengono non ossequiose abbastanza del loro credo. Un appello invece sento di rivolgerlo a tutti i laici, a tutti gli uomini di buona volontà, rialziamoci e senza esitazioni difendiamo i principi fondanti dell’Illuminismo. Sono i soli che hanno permesso all’umanità nel corso di poco tempo, di raggiungere vette di benessere, di libertà, di giustizia, che mai erano state raggiunte nei secoli precedenti. Certo avvenimenti come quelli della Costa d’Avorio, raccontati dal bravo Silvestro Montanaro, “La Francia in nero”

andato in onda su Rai Tre giovedì scorso, dicono che ancora c’è molto da fare da parte dell’Occidente per chiudere con il colonialismo. Per la Francia di Hollande, è l’occasione per far vedere che l’era Nicolas Sarkozy,  è definitivamente chiusa. Che i principi della cooperazione internazionale, d’ora in poi ispireranno il suo agire. Un tema questo che finisce per divenire un bel banco di prova per la sinistra italiana e europea.

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