Vitivinicoltura: a “enologica 33” di scena la “green economy” del vino
PERUGIA - Viticoltura integrata, riduzione delle emissioni di gas ma anche del peso delle bottiglie, tappi di sughero naturale, perché è riciclabile e biodegradabile, produzione di “compost” e biomasse, riutilizzo dei sottoprodotti del vigneto, razionalizzazione dell’irrigazione, conservazione del paesaggio e della varietà di specie botaniche e faunistiche che lo rendono unico, nuove linee cosmetiche che sfruttino le proprietà benefiche dell’uva, nuovi requisiti per la certificazione che rappresentino un reale valore aggiunto da trasferire sul mercato, e nuovi protocolli di produzione nei territori, che possano magari sfociare in un protocollo italiano per la sostenibilità nella vitivinicoltura, da presentare in occasione di “Expò 2015”. La “green economy” e i modi per realizzarla investe prepotentemente anche il settore del vino: ieri sera a Montefalco, in occasione di “Enologica 33”, la manifestazione dedicata al Sagrantino che si conclude oggi nella città umbra, produttori, studiosi ed esperti (con la partecipazione del sindaco di Montefalco Donatella Tesei e dell’assessore all’agricoltura della Regione Umbria Fernanda Cecchini) hanno dato vita ad un serrato dibattito su come la “green economy” possa essere applicata alla vitivinicoltura, senza, ovviamente, dimenticare, che la sostenibilità ambientale deve andare di pari passo con la sostenibilità economica, mancando la quale – è stato ribadito – non può esistere né impresa né produzione. Di fronte ad un’ampia platea di addetti ai lavori e non solo, che ha affollato il complesso museale di San Francesco, i relatori che si sono avvicendati sullo sfondo di mura e volte affrescate da Benozzo Gozzoli si sono trovati d’accordo su un punto-chiave: il mondo vitivinicolo si trova davanti a sfide (cambiamento climatico, concorrenza di paesi emergenti, nuove richieste dei mercati), che impongono la ricerca di nuove strategie di sviluppo, non più limitate alle singole aziende, ma che coinvolgano interi territori, in grado di “fare sistema”, nella prospettiva – come hanno sottolineato i promotori dell’iniziativa – “di uno sviluppo economicamente, socialmente e ambientalmente sostenibile”. “Già metafora del territorio – ha detto il segretario generale di “Symbola” Fabio Renzi, conduttore della prima tornata d’interventi -, il vino deve innovarsi utilizzando tecnologie verdi, che si sposino con la bellezza, e diventare una metafora anche della nuova economia”.
Assente il ministro dell’Ambiente Corrado Clini, tenuto all’ultimo momento lontano da Montefalco per sopravvenuti impegni istituzionali, la rappresentante del Ministero Margherita Vitale ha presentato un progetto per misurare l’“impronta ecologica del vino” in un campione di aziende (che interessa anche l’Umbria), per mettere a punto “indicatori di sostenibilità” e pervenire ad un “marchio di sostenibilità del vino italiano”. Un cammino, questo, già intrapreso da alcune aziende, come quella di Michele Manelli dell’Azienda Agricola Salcheto di Montepulciano, in cui la “Carbon Footprint” viene identificata come un importante indicatore della sostenibilità, in vista di un miglioramento ambientale – ha detto Manelli – e di una maggiore credibilità della strategia aziendale. “La sostenibilità è una direzione, non una destinazione – ha detto Alessio Planeta dell’omonima Azienda di Menfi, che per migliorare il livello di sostenibilità ha messo in piedi, con l’Università di Piacenza, il progetto “SOStain”. “Perché una vitivinicoltura ‘green’?”, si è chiesto Gianmaria Cesari delle Cantine Cesari di Castel San Pietro Terme. “Perché è in linea – ha detto – con i nostri valori, con il rispetto dell’ambiente, del territorio e dei consumatori”.
Di un approccio integrato, “olistico” alle malattie della vite e della difesa dalla peronospora in agricoltura biologica ha parlato Tito Caffi dell’Università di Piacenza; di un progetto per l’applicazione di un nuovo protocollo nella zona di Montefalco Leonardo Valenti dell’Università di Milano (“Lo scopo è la tutela del paesaggio, della biodiversità e del benessere di chi lavora”); dei nuovi requisiti per la certificazione Michele Crivellaro. Paolo Ricotti, docente a Milano-Bicocca di “Global Communication” ha sottolineato come occorra riconvertire le produzioni dalla ‘hard economy’ alla ‘green economy’, privilegiando il valore aggiunto dato dai valori immateriali e dalla cultura, nella costruzione del “posizionamento territoriale”. “Bisogna passare dalla generazione di merci alla produzione di valori – ha insistito Carlo Cambi, giornalista e studioso -, valori aggiunti dalle specificità territoriali, per ‘riacculturare’ i consumatori ai valori del vino e costruire un nuovo modello economico”.
“In Umbria siamo sulla buona strada”, ha detto l’assessore regionale all’agricoltura Fernanda Cecchini, spiegando come risorse consistenti del Programma di Sviluppo Rurale siano andate alla rete di imprese impegnate nella ricerca. “L’Umbria – ha aggiunto – investe sulle nuove opportunità, sullo sviluppo sostenibile e sulla promocommercializzazione del prodotto nei mercati esteri, come avverrà in novembre con una iniziativa promozionale a New York”.
“Per quel che posso – ha detto Oscar Farinetti, fondatore di “Eataly” – vi darò una mano: viva l’Umbria – ha esclamato -, regione straordinaria a livello di prodotto”.




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