L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Voglia di Governo
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - A sentire Pier Luigi Bersani, che un giorno si e l’altro pure parla di “andare al governo”, appare chiaro ormai che questa non sia più una semplice affermazione ad effetto (come ci ha abituato da tempo il leader PD) ma sia diventata ormai una vera e propria sindrome che oltre il segretario ha contagiato anche più o meno tutto il gruppo dirigente del partito. Ormai, forti dei lusinghieri sondaggi che li danno vittoriosi i dirigenti del PD stanno pensando al toto governo, facendo e rifacendo ipotesi e organigrammi che già vedono (stando ad indiscrezioni), Walter Veltroni presidente della Camera dei deputati ed ovviamente Bersani presidente del consiglio, per i ministri si parla della Finocchiaro, di Fioroni, di Rosy Bindi e di altri che andrebbero ad ingrossare la lista degli aspiranti ministri, vice ministri e sottosegretari. Ormai il gruppo dirigente del PD si sta sempre più convincendo che alle politiche del prossimo anno “non ci sarà partita”, cioè che il PD vincerà a mani basse con largo scarto sul centrodestra orfano del suo leader carismatico (a meno di novità dell’ultima ora). Ma da che cosa, oltre i sondaggi, è motivata questa incredibile sicurezza? Forse da qualche potere “forte” che ha assicurato a Bersani tutto il suo potente appoggio? Oppure dal benefico effetto dell’appoggio a tutto campo dato al governo Monti? O dalla “prudenza” dimostrata in presenza della sistematica demolizione del welfare nazionale da parte dello stesso governo, che potrebbe essere premiata dall’apporto dei berlusconiani delusi? Non lo sappiamo ancora e non sappiamo ancora quale bandiera sarà innalzata dal PD in campagna elettorale, tantomeno quella che sarà innalzata sul “palazzo d’inverno” dopo la sua conquista, sappiamo soltanto che in quel partito c’è “voglia di governo”.
Niente di male in una democrazia dove l’alternanza delle forze al potere ne dovrebbe costituire la linfa, anche se in Italia l’alternanza, quella vera, praticata nelle grandi democrazie non è stata mai attuata preferendo la strada delle alleanze, anche improbabili purchè possano garantire i numeri per governare. Anche qui non è che ci sia niente di male se non per il “tipo” di alleanze che si vogliono fare, per esempio quella fra Bersani e Casini.gridata ai quattroventi come una mossa azzeccatissima e rivelatasi poi niente altro che una sbandata estiva, prontamente sostituita dall’abbraccio con Vendola. Sarà la bandiera delle riforme? Ma quella rischia di essere ormai una bandiera logora che anche se di colore diverso in molti hanno innalzato negli ultimi anni in Italia per poi ammainarla frettolosamente, l’ultimo è stato Monti il cui spirito “riformista” solennemente conclamato al momento non ha realizzato una che sia una significativa riforma, ( a partire da quella della politica più volte annunciata), cioè almeno una di quelle cosiddette “strutturali” che cambiano il presente e il futuro di un paese. Ma ormai Bersani è così sicuro di vincere che anche la decisiva partita sulla legge elettorale sembra non interessarlo più di tanto, anzi se si continua così, con l’attuale, sterile batti e ribatti, si potrebbe avanzare seriamente l’ipotesi che di fronte ad una vittoria sicura il rinnovo dell’odierna legge elettorale possa diventare una questione secondaria, ovvero basta che si vinca, anche con il “porcellum”. Intanto Matteo Renzi detto “il rottamatore”, va in giro per l’Italia dichiarando a gran voce che lui essendosi candidato alle primarie del PD può ovviamente aspirare a governare il paese, e in più promette l’azzeramento dell’attuale classe dirigente del partito. Quindi voglia di governo a tutto campo anche se continua a girare insistente la voce che Monti potrebbe restare e vista la poco convinta smentita di Bersani, tutto fa credere che in fondo ciò potrebbe anche accadere.. Eppure la certezza di vittoria cresce e con essa la voglia di governo, ma questa voglia ha bisogno di crescere insieme a proposte e credibilità forti e condivise, da stampare su quella bandiera che dovrà sventolare su un palazzo nel quale ( e non per fare un piacere a Renzi) vada a sedersi per governare una classe dirigente degna di questo nome.




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