di Renato Casaioli

Città della Pieve - A Rifondazione comunista non piace affatto il Piano di riassetto della sanità regionale, che dovrebbe portare secondo quanto  asseriscono, ad una sostanziale chiusura dell’attuale struttura ospedaliera di Città della Pieve. Attraverso un comunicato stampa, Rifondazione fa capire chiaramente che non è disposta a mediazioni. O si lascia l’ospedale così com’è, o sarà mobilitazione cittadina. 

“Dopo una lunga estate di polemiche – scrive il circolo di R.C.  pievese - riteniamo che la questione sanità del Trasimeno non possa essere archiviata”, annunciando l’avvio di una vera campagna di informazione e sensibilizzazione della popolazione. Facendo intendere che l’assessore alla sanità Franco Tomassoni, sarà messo sotto assedio, “affinché faccia, ragionevolmente, un passo indietro rispetto al riassetto sanitario ipotizzato per il territorio del Trasimeno-pievese”.

“Ciò che chiediamo è che siano rispettati gli impegni presi con la firma del Protocollo d’intesa del 2005 e che qualsiasi modifica a tale accordo passi per una concertazione con i territori interessati, rigettando le proposte fino ad ora fatte (in via peraltro non ufficiale), ritenendo necessario che l’eventuale scelta sull’individuazione dell’ospedale di territorio, in alternativa all’ospedale unico comprensoriale, sia fatta esclusivamente nell’ottica di una maggiore efficienza ed efficacia. Crediamo ci siano le possibilità per rivedere le scelte fatte e ci batteremo affinché ciò avvenga, nell’idea che non debbano essere i cittadini pievesi, dopo anni di promesse non mantenute, a pagare il prezzo dei tagli alla sanità regionale”.

 

 

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