Mutui senza sconto e richieste di garanzie, le banche aggirano il fondo precari
di Armando Allegretti
PERUGIA - Dallo scorso anno l’allora ministro per la Gioventù, Giorgia Meloni, aveva varato un fondo di garanzia 50 milioni di euro, destinato agli under 35, coppie sposate, conviventi o single, con un reddito Isee di 35 mila euro. Un fondo per facilitare l’accesso al mutuo per la prima casa, anche senza garanzie. In pratica è lo Stato a farsi da garante.
Ma la situazione è cambiata. Oggi i soldi non ci sono, e se ci fossero di certo non sarebbero destinati ai giovani, nemmeno per l’acquisto della prima casa. Soprattutto perché il lavoro non è per sempre.
Dicevamo delle garanzie. Lo Stato, facendosi garante, dovrebbe far si che le banche applichino un tasso agevolato con uno spread massimo dell’1,20% fino a 20 anni e dell’1,5 per durate superiori. La somma richiesta non deve superare i 200mila euro, mentre le banche che hanno sottoscritto la convenzione Abi-governo sono trenta (l’elenco è su www. diamoglifuturo. it).
Tutto bello, se non fosse che le banche che propongono queste agevolazioni sono davvero poche. Altroconsumo ha realizzato un’indagine in 120 filiali di banche aderenti all’accordo, tra Milano, Roma, Bologna, Torino, Bergamo, Prato, Napoli e Taranto.
Dall’indagine è emerso che su 120 banche solo 71 (ma solo 9 hanno applicato lo spread ridotto) hanno presentato un’offerta ad una coppia che aveva chiesto un mutuo per l’acquisto della prima casa, le altre 49 hanno escluso del tutto la possibilità di accendere il mutuo. Poi ci sono quelle che hanno fatto l’offerta ma ignorando il fondo, applicando tassi anche doppi rispetto a quelli della convenzione. E infine ci sono le quelle che non solo hanno bypassato il fondo ma non hanno neanche concesso il finanziamento, considerando solo il reddito a tempo indeterminato della coppia in esame: “Serve un garante” ha detto il consulente.
Per monitorare i comportamenti scorretti delle banche, il decreto “Salva Italia” ha previsto la nascita presso il ministero dell’Economia (forse entro fine settembre) di un Osservatorio sull’erogazione del credito e sulle condizioni imposte dalle banche ai clienti, a cui partecipano il Tesoro, il ministero dello Sviluppo economico, la Banca d’Italia, il Consiglio nazionale dei consumatori e degli utenti, l’Abi, i rappresentanti delle imprese e delle finanziarie regionali.
Ricordiamo inoltre le agevolazioni previste dal decreto:
Under 35: Al fondo possono accedere coppie sposate under 35, single o coppie conviventi purchè con figli minori.
Il Reddito: il reddito totale Isee non deve superare i 35mila euro annui. Non più del 50% del reddito Irpef deve derivare da lavoro a tempo indeterminato.
Prima casa: la richiesta vale solo per l’abitazione principale che non deve rientrare tra le categorie di lusso né superare i 90 mq di superficie
Tassi dimezzati: la cifra massima erogabile è di 200 mila euro. Lo spread massimo è di 1,20% fino a 20 anni, 1,5% per durate superiori. Il garante è lo Stato.
Analizzando la “mappa” dell’incidenza dei mutio sul reddito delle famiglie italiane, sui notano sostanziali differenze da Regione a regione. La Valle d’Aosta ad esempio è la regione con lo stock di mutui (in milioni di euro) più basso del Paese, solo 534 con un’incidenza sul reddito del 20,5% seguita da Molise (770,5 e 16,6%) e Basilicata (998,6 e 12,4%). Lo stock più alto lo troviamo in Lombardia con 76.416,2 e incidenza del 39,2%. In Umbria si presenta una situazione più soft, dove banche permettendo, troviamo uno stock di mutui pari a 3.513,4 con un’incidenza sul reddito del 22,3%.




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