Maurizio Zipponi

Da qualche settimana è scomparso dal dibattito politico quello che dovrebbe esserne il perno centrale: il merito delle questioni, le proposte con le quali le forze politiche si propongono di affrontare e risolvere i problemi del Paese. Esclusivamente su questo piano, invece, i partiti politici dovrebbero misurare la possibilità di dar vita a coalizioni e di candidarsi a governare insieme.

Al contrario, i soli argomenti all'ordine del giorno sono i marchingegni tecnici, primarie più o meno di partito, i giochi di prestigio affidati a leggi elettorali truffaldine, le alleanze vagheggiate in una dimensione astratta e avulsa da ogni considerazione di merito e da ogni conflitto reale. Faccio solo alcuni nomi: Alcoa, Ilva, Carbosulcis, Termini Imerese, Irisbus, Piombino, Marghera, precari della scuola e via via con un elenco infinito di crisi e trasformazioni del sistema produttivo che non entrano mai e poi mai nel dibattito tra i partiti che sostengono oggi la maggioranza di Monti. L'Italia dei Valori marcia in direzione opposta.

Lavora sempre e solo nel merito dei problemi perché è qui che bisogna segnare una discontinuità netta con le politiche dei governi Berlusconi e Monti che sono, quanto a concrete politiche soprattutto economiche e sociali, uno la coerente e omogenea prosecuzione dell'altro. Quel che accomuna il governo del Cavaliere e quello di Mario Monti è la comune scelta di fronteggiare la crisi con gli strumenti insieme più ingiusti, convenzionali e di ormai conclamata inefficacia: l'intervento draconiano sul costo del lavoro realizzato abbassando i salari reali e aumentando le tasse, cancellando uno per uno i diritti dei lavoratori. Lor signori Considerano il lavoro una merce al pari di tutte le altre e quindi ricambiabile e sostituibile in ogni momento. Mentre a livello internazionale la competizione avviene proprio dalla capacità di dare senso e valore agli insegnanti, ai medici, agli ingegneri, agli operai e ai ricercatori. 

La strategia del governo Monti  non è solo inutile, visti i risultati reali, è controproducente per il Paese. Il tentativo di competere sul piano del risparmio sul costo del lavoro con Paesi come la Cina o l'India, disposti a pagare il lavoro non la metà ma dieci volte meno che da noi, è illusorio e sconfitto in partenza. Così come buttare a mare l’esperienza e la professionalità dei lavoratori ultra cinquantenni, considerandoli “esodati” e non invece una risorsa per il passaggio di esperienza verso i giovani che devono essere accolti nel mercato del lavoro con un lavoro a tempo indeterminato, è un’operazione cieca che, attraverso la riforma delle pensioni, ha generato nei tre anni 2012-2014 circa 800mila mancate assunzioni di giovani.

Come dimostra l'esperienza della Germania e dei Paesi del nord Europa, che hanno reagito alla crisi in maniera opposta a quella italiana, la sola possibilità di reggere la sfida è scommettere sull'innovazione, sulla ricerca e sulla qualità. Tutti fronti sui quali è impensabile competere senza riconoscere il valore del lavoro e disporre pertanto di lavoratori fortemente motivati e qualificati. Ridare senso al lavoro che si svolge significa avere un progetto di nuovo modello di sviluppo, compatibile con la finitezza delle risorse ambientali e con il tempo delle persone che non può essere dedicato unicamente al mercato e al consumo.I referendum in materia di lavoro sui quali inizieremo a raccogliere le firme in ottobre vanno precisamente in questa direzione. Non sono affatto difensivi.

Non mirano solo a fronteggiare un attacco senza precedenti ai più elementari diritti dei lavoratori e dunque a ripristinare regole minimali di civiltà nei rapporti di lavoro. C'è anche questo ovviamente, ma non si tratta di difendersi in nome di un passato migliore. Si tratta invece di gettare le basi per una strategia futura capace di invertire la tendenza e rilanciare la crescita partendo dal riconoscimento del valore del lavoro come condizione essenziale per la ripresa economica.Dunque non è in gioco solo il ripristino della regola sacrosanta che imponeva il reintegro in caso di licenziamenti ingiusti e ingiustificati nelle aziende con più di 15 dipendenti (articolo 18). Quel diritto bisogna estenderlo sino a farlo diventare un caposaldo di relazioni industriali tanto modernizzate da poter reggere la competizione internazionale.Allo stesso modo l'abolizione dell'art.8, quello che di fatto cancella i contratti nazionali rendendo possibile ogni sorta di deroghe, non può essere intesa come difesa dello status quo, cioè della attuale giungla composta da 160 contratti diversi.

Si tratta invece di semplificare drasticamente la situazione, portando i contratti da 160 a quattro (industria, artigianato, servizi e lavoro pubblico) e a partire da qui incentivare le politiche di partecipazione diretta dei lavoratori alla gestione dell'impresa, ad esempio collegando gli aumenti salariali ai risultati ottenuti dall'azienda stessa. Questo è il merito e solo su questo, non su alibi come il rispetto per il Quirinale che agisce come fosse un imperatore o su astrazioni politichesi, deve essere costruita una vera alternativa di centrosinistra in Italia. Queste sono le ragioni che ci fanno dire che l’Italia dei Valori non entrerà mai nel Partito Democratico che in pochi mesi ha votato ogni sorta di legge antipopolare, negando i fondamentali della critica al sistema berlusconiano. Il Partito Democratico non è più un progetto politico ma è diventato la somma di lobby, di aree, di gruppi di pressione. Semplicemente gli manca l’anima. E’ per questo che insistiamo nel costruire un’alternativa che per noi parte dai referendum di giugno 2011 e continua con i referendum che da ottobre proporremo ai cittadini italiani, senza avere l’ossessione di andare al governo a qualsiasi costo, abbracciando anche, magari, l’Udc che con coerenza ha sostenuto Cuffaro, Marchionne, Caltagirone e i banchieri italiani. Per me oggi esiste davvero la possibilità di andare al governo se le forze alternative parlano a quel 70% di elettorato che non vota il Pd-PdL-UdC.

Articolo pubblicato sul settimanale Gli Altri del 31 agosto 2012

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