L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Ultimo tango a Berlino
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - E’andata come doveva andare, cioè con un appassionato giro di tango durante il quale lei, Angela, ha regalato i suoi migliori sorrisi a lui Mario, infervorato nella danza,corollario a un corteggiamento impossibile. Già, perché l’impossibiità di andare “oltre” è il segnale che lei ha dato a lui, un segnale che tutti i libertini ben conoscono e che significa che occorre cambiare “strada”. Certamente non è una cosa facile, dal momento che un corteggiamento serrato all’insegna del soddisfacimento di qualsiasi desiderio di lei, se alla fine non conduce all’obiettivo previsto impegna il corteggiatore a cambiare radicalmente tattica, a passare cioè da cavalier servente a qualcosa’altro, ma cosa? E’ qui che sta il problema che Mario si ritrova davanti, abbagliato dagli occhi glauchi di Angela che ammiccano furbescamente e invitano Mario a continuare, ma come? La prima difficoltà in questi casi è una considerazione sulla qualità e tipologia del corteggiamento e del corteggiatore, in questo caso Mario si è rivelato, come abbiamo già ricordato, un corteggiatore del tipo “servant”, cioè uno di quelli che per compiacere l’oggetto dei suoi desideri si mette completamente al suo servizio costi quel che costi, quasi identificandosi con lei, tattica estrema quanto pericolosa perchè in caso di fallimento difficilmente si ha poi la possibilità di una nuova chance. E così è andata a Berlino, nonostante l’appassionato tango che ha avvinto per tutta la serata lui a lei, ma che alla fine della musica non ha prodotto altro che un cortese inchino e un ,anche se affettuoso, arrivederci.
Chi conosce il tango sa che questa è la danza che prelude alla passione, nella quale si configura un dominatore e un dominato, a volte i ruoli si cambiano furiosamente, ma alla fine è uno solo a vincere, il dominatore, nel nostro caso non è stato Mario, che torna da Berlino con la sola soddisfazione di aver stretto a se Angela, ma di aver perso la sua battaglia. Certo ci sono molti modi per giustificare una sconfitta, ce ne sono a migliaia e Mario dall’alto della sua cultura troverà senz’altro quello giusto, ma la sostanza non cambia, il libertino non ha raggiunto il suo scopo, anzi si è fatto dominare, peccato grave per un seduttore o presunto tale. Infatti a questo punto è bene domandarsi se la capacità di seduzione attribuitagli risponda al vero, perché quel che si è visto fino ad oggi non è stato certo esaltante e oltretutto umilia noi italiani che in fatto di seduzione abbiamo una reputazione internazionale. Mario con le sue inutili performances ci ha umiliati anche su questo piano ,oltre che su quello politico e sociale, i cui effetti stanno cominciando a devastare il paese e la sua economia, nella difficile prospettiva di poter mantenere in vita una formula politico-economica, che risponde al nome di Euro, visibilmente in coma, un accanimento terapeutico che è già costato troppo caro ai cittadini dell’Unione, a tutti i cittadini, tedeschi compresi , e che costerà ancora più caro se non si invertirà la terapia adottata. Intanto, ritornando alle considerazioni sul tango berlinese, che ci riportano ad un famoso film di Bertolucci con Brando e la Schneider, stavolta è stata lei, Angela, che ha spalmato il burro.




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