Legge elettorale ad personam anche per Mario Monti
Dal Porcellum alla brace, la chiusura del parlamento ha favorito l’accordo sulla legge elettorale. Tanto per dire il livello di trasparenza dell’operazione. Quando manca una settimana al primo rendez-vous del comitato ristretto che al senato dovrà tradurre in testo di legge l’accordo politico tra Pdl, Pd e Udc, ecco che i partiti lanciano segnali di grande ottimismo.
A tappe più che forzate, la nuova legge dovrebbe marciare come Bolt nelle intenzioni di chi amerebbe tornare alle urne entro la fine dell’anno. Innanzitutto Mario Monti, che così aumenterebbe le sue chance di un altro giro – stavolta più lungo – a palazzo Chigi. Poi Pier Ferdinando Casini che a questo progetto lavora da un bel po’. Poi anche Pierluigi Bersani, al quale la prospettiva di evitare le primarie non dispiace, ma sa di rischiare parecchio come presidente del Consiglio in pectore. E soprattutto Giorgio Napolitano che guadagnerebbe due obiettivi: prolungare la grande alleanza e mantenere il potere di nomina del nuovo premier, facoltà che gli sfuggirebbe se la legislatura dovesse arrivare alla scadenza ordinaria.
La grande fretta però ha davanti ostacoli alti, il primo è l’inerzia della storia. Non è per nulla che in Italia si è votato una sola volta in autunno ed era il 1919. Certo, per il paese il momento è grave, ma è pur sempre il paese dominato dalla prassi. Altro inciampo è la necessità di disegnare i nuovi collegi elettorali: qualche settimana di lavoro ci vuole, dunque la corsa verso la fine di novembre (domenica 25) partirebbe con l’handicap. Senza contare che se davvero i partiti riuscissero ad approvare la nuova legge elettorale in due settimane a settembre, una al senato e l’altra alla camera, dopo aver litigato su tutto per mesi anche all’interno della stessa maggioranza lascerebbero intorno una gran puzza di imbroglio. Un regalone per i due soli partiti che sono in parlamento e che al pasticcio si oppongono: Lega e Italia dei Valori.
Il modello sul quale le intese hanno fatto un decisivo passo in avanti è stato studiato per accontentare un po’ tutti. C’è il premio di maggioranza alto che chiedeva Bersani (+15%) assegnato però non alla coalizione ma al partito (richiesta del Pdl). Non ci sono le preferenze come volevano gli ex An, ma i collegi uninominali sono accompagnati da una quota abbastanza alta (almeno il 30%) di liste bloccate elette con il proporzionale. C’è lo sbarramento al 5% che va bene a tutti i protagonisti dell’accordo e il Pdl si è ricordato della Lega ottenendo un sistema di soglie regionali che dovrebbe garantire il Carroccio anche in caso di pesante (e prevista) flessione. A guadagnarci più di tutti però è Casini che in questo sistema in cui tutti i partiti vanno per conto loro vede avverarsi il sospirato ritorno alla prima Repubblica. Niente intese prima del voto, gli accordi per governare si faranno dopo. Quando al Pd servirà senz’altro la quota di parlamentari dell’Udc e (auspica Casini) anche un po’ di berlusconiani. Con il sistema del premio al primo partito, invece, la formazione di Vendola sarebbe spinta a presentare liste comuni con il Pd, un modo anche per non sfidare la soglia di sbarramento.
La strada per un nuovo governo di grande coalizione sembra così spianata. Non è detto però che sia anche accelerata perché alla faccia delle ripetute promesse di voler cambiare il Porcellum per far scegliere gli elettori, a nessun partito conviene sposare un sistema elettorale senza aver chiuso prima i recinti del proprio schieramento. Ma che saranno elezioni anticipate è assai probabile, se non novembre si andrà a primavera, alla prima data utile. Coincidendo la fine del mandato presidenziale con la fine della legislatura, il capo dello stato non è impedito dal semestre bianco e potrà così essere ancora questo capo dello stato a scegliere il nuovo presidente del Consiglio. Una scelta che in un regime di accordi post elettorali dovrebbe essere meno scontata delle ultime designazioni. E nella partita non potrà che rientrare proprio la – a quel punto imminente – elezione del successore di Napolitano. Come che sia la nuova legge elettorale porterà la firma di Pier Ferdinando Casini. Come già la vecchia, a ben ricordare.




Friday
24/08/12
06:39
LEGGE ELETTORALE - GIU' LA MASCHERA - NO ALLA QUOTA DI CONTROLLO POLITICO
Qualcuno ci prova ancora.
Le aziende private a capitale azionario vengono di fatto controllate da chi detiene almeno il 20% delle quote.
Questo sistema, formalmente contrastante con il nostro ordinamento giuridico nella sostanza permette di governare una moltitudine di aziende usando delle partecipazioni incrociate e concatenate.
Uno degli specialisti in questa pratica economico finanziaria vorrebbe ora impadronirsi del Parlamento italiano modificando la legge elettorale ed il suo criterio di assegnazione del premio maggioritario.
L'Art. 48 della Costituzione Italiana stabilisce che il voto è personale, uguale, libero e segreto.
Quindi lo stesso premio di maggioranza dovrebbe essere considerato anticostituzionale. Figuriamoci se questo premio dovesse venir assegnato non tanto alla coalizione vincente quanto al partito più grande all'interno di detta coalizione (con determinazione, basata su analogo criterio, dei seggi residuali, alla componente minoritaria e d'opposizione).
Guarda caso "qualcuno" spera ancora di mobilitare l'elettorato indeciso alla partecipazione politica (ma ben orientato ideologicamente a destra in senso socialmente strutturato) verso un ricorso "last minute" alle urne, con il solito (consumato) spauracchio dei "comunisti cattivi". Tutto questo per conquistare un 20 o più % di consenso politico da trasformare in premio totalitario per l'occupazione squadristica del Parlamento Italiano. Certe proposte di legge sono veri e propri tentativi di sovversione dell'ordinamento democratico della nostra Repubblica.