di Il Fatto Quotidiano

Il piano Bce per l’acquisto di titoli di Stato potrebbe comportare rischi “significativi”. Lo ha scritto la Bundesbank nel suo bollettino mensile dove la banca centrale tedesca torna ad attaccare Mario Draghi sostenendo che l’Eurotower non dovrebbe assumere ulteriori rischi a scapito del proprio bilancio. Gli acquisti di bond sovrani dell’Eurosistema, quindi, “devono essere visti in modo critico” dal momento che ”comportano rischi significativi alla stabilità” dell’economia della zona euro.

Non solo. La Bundesbank ribadisce anche la tesi secondo la quale spetta ai governi e ai parlamenti e non alle banche centrali “prendere decisioni in merito a una collettivizzazione molto più ampia dei rischi”. Il timore è legato all’aspettativa suscitata a fine luglio dal numero uno dell’Eurotower, Mario Draghi, che aveva dichiarato che “nell’ambito del suo mandato la Bce è pronta a fare qualunque cosa sia necessaria per salvare l’euro”, precisando che “nel momento in cui l’ammontare dei rendimenti dei titoli di Stato condiziona, mettendolo in difficoltà, il funzionamento dei canali di trasmissione di politica monetaria, fa parte del nostro mandato”.

E ora che inizia una settimana di fuoco per la questione greca, i falchi tedeschi temono che il nuovo programma della Bce possa essere “illimitato”, anche se proprio ieri la stampa tedesca e, in particolare lo Spiegel, ha lanciato l’ipotesi che la Banca Centrale europea intenda fissare per ogni Paese in difficoltà un limite dello spread a partire dal quale effettuare acquisti di bond per dare un segnale agli investitori sul livello del differenziale rispetto ai rendimenti del Bund che l’Eurotower considera accettabile. Secondo il settimanale la decisione è attesa per il direttivo del 6 settembre.

Sul tema dei tetti ai rendimenti si è occupata anche Berlino, prendendone le distanze. Il governo tedesco che la settimana scorsa aveva sostenuto pubblicamente le posizioni di Draghi, ha infatti fatto sapere di ignorare eventuali iniziative della Bce per limitare la volatilità dei tassi di interesse dei titoli di Stato. “Il governo tedesco non ne sa niente”, ha detto in conferenza stampa Martin Kotthaus, il portavoce del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble, aggiungendo che “in linea puramente teorica e parlando in astratto un simile strumento sarebbe ovviamente molto problematico, ma non siano a conoscenza di piani che vadano in questa direzione”.

L’ipotesi, però, è stata smentita in mattinata dalla stessa Bce. “E’ assolutamente ingannevole dare notizia di decisioni che non sono ancora state prese dal consiglio direttivo della Bce” e che “non sono nemmeno state discusse dal consiglio direttivo”, ha precisato un portavoce dell’Eurotower in un email. Il Consiglio direttivo, precisa Francoforte in riferimento alle “recenti dichiarazioni di membri di governo, agirà strettamente nell’ambito del suo mandato ed è sbagliato cercare di indovinare quale sarà la forma dei prossimi interventi. La politica monetaria è indipendente e viene attuata strettamente entro l’ambito del mandato Bce”.

Ma non di solo spread si è occupata la Buba che ammette che la crescita dell’economia tedesca“potrebbe risentire più significativamente dell’incertezza nell’eurozona” a partire dal terzo trimestre per gli effetti diretti sulle esportazioni. E che, soprattutto, espreime perplessità anche sull’eventuale assegnazione a Francoforte della sorveglianza sulle banche europee. Dare alla Bce la responsabilità della nuova autorità, si legge nel bollettino, comporta “il rischio di conflitto con l’obiettivo primario della politica monetaria che è quello di garantire la stabilità dei prezzi”.

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