di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - Sorprende che uno specchiato superprofessore chiamato addirittura a “salvare il paese” alla fine non abbia nient’altro da dire  per soddisfare il popolo che se non fosse arrivato lui, lo spread dell’Italia sarebbe oggi oltre quota mille. Sorprende perché una frase come questa  rivela un aspetto nuovo della politica montiana, cioè il ritorno a quel populismo che era stato il cavallo di battaglia del Cavaliere e che aveva generato quei guasti istituzionali ed economici che l’attuale governo si era impegnato a superare.

Come se non bastasse i tour europei del professore sembrano riscuotere sempre meno successo e nonostante la sua conclamata voglia  di essere accolto nel salotto buono di casa Merkel è riuscito ad attirarsi contro l’ira di tutte le forze politiche tedesche, che hanno criticato duramente le sue ultime esternazioni in merito ad un problema già caro al Cavaliere, quello del governo e della governabilità, in quanto quest’ultima, secondo Monti, è messa a dura prova dall’azione frenante dei Parlamenti. Insomma ci sarebbe un eccesso di democrazia che probabilmente è una delle cause della crisi, è questa la tesi che a piccole dosi il premier intende sostenere in Europa, cioè che una riduzione della democrazia e dei diritti che ne derivano fa bene alla crescita. L’alzata di scudi dei politici e dei media tedeschi invece ci fa ben sperare sul fatto che almeno in un paese della UE ci si possa indignare a differenza del nostro, se qualcuno attacca i valori della democrazia. Gaffe o semplice illustrazione del proprio pensiero? Il dilemma è questo, al fine di capire definitivamente i veri obiettivi della cura montiana, una cura che non è solo fatta di spending review ma anche di azioni tese a rimodellare il sistema democratico. Tutto questo ci porta  a porci anche un’altra domanda. Cosa resterà “dopo”, delle conquiste democratiche del secolo scorso a partire da quello Stato Sociale che è stato fin da subito additato dal professore e dal suo seguito, come una delle fonti di tutti i mali dell’Italia e dell’Europa? Il dopo in politica è importante perché consente di avere  una prospettiva, che è in fondo la quintessenza della politica e il motore del consenso, ma qual è  la prospettiva di Monti oltre al conclamato pareggio di  bilancio?

E’ secondo un diffuso punto di vista probabilmente la gestione di un nuovo assetto sociale ed economico in forma diretta (cioè se deciderà di restare in politica) o per interposta persona (se invece deciderà di farsi da parte), che cambierà profondamente il paese in senso neoliberista nordamericano, portando l’Italia ad assumere in Europa un nuovo ruolo di base avanzata USA come lo è già stato nel ventennio successivo alla seconda guerra mondiale, che non sarà prettamente militare ma economico e il nemico non sarà più l’URSS ma la Germania. In questa prospettiva, quale potrà essere il ruolo della politica italiana?  Quali spazi di manovra potranno avere i piccoli leader nostrani, se ancora la parola leader può essere usata nei loro confronti? Probabilmente più che spazi avranno a disposizione recinti dove caracollare con le loro piccole idee, che non daranno fastidio al manovratore , il quale ha già pensato a tutto, dando loro in pasto piccole questioni sulle quali impegnarsi o far finta di impegnarsi a beneficio di un elettorato  disorientato  e strangolato dalle conseguenze materiali di una crisi che appare senza fine, dal momento che anche la ministro Fornero ha scoperto che “il futuro industriale dell’Italia è a rischio”.

Allora cosa significa  dire pubblicamente che “l’Italia ce la può fare…” come ha fatto l’altro giorno il premier? Il vero senso della frase  potrebbe essere “ L’Italia ce la può fare se fa come dico io…”, quindi tutta un’altra cosa rispetto a quella che dovrebbe essere la giusta interpretazione, cioè l’Italia ce la può fare perché ha le forze e le idee necessarie per farcela. A questo punto sorge un interrogativo pressante . ma la politica italiana ce la può fare? Dalla risposta dipende la prospettiva del nostro paese , della democrazia e delle sue conquiste.

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