di Luciano Della Vecchia* - "Cari segretari, come sapete la Corte Costituzionale si è recentemente espressa in maniera inequivocabile in materia di servizi pubblici. La storica sentenza indica il rispetto dell’esito referendario del 12 e 13 giugno 2011, quando ventisette milioni di italiani si sono espressi votando a favore dei quesiti sulle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali di rilevanza economica a partire dall’acqua: i servizi pubblici e l’acqua non si privatizzano, sono beni comuni.

Noi pensiamo che abbiano vinto così la democrazia e i movimenti, soprattutto i tanti cittadini che anche nella nostra regione, circa 400.000, si sono espressi in questo senso. Nello stesso tempo riteniamo che siano state sconfitte le politiche privatizzatrici di Berlusconi, prima, e , oggi, di Monti, il cui governo, anche attraverso le recenti misure di spending review, ha spinto e spinge per la privatizzazione obbligata dei servizi pubblici.
La sentenza della Corte Costituzionale è di grande rilevanza anche per la nostra regione. Infatti il centro-sinistra umbro è impegnato in una fase delicata di discussione rispetto alla definizione dell’architettura complessiva dell’Umbria. Facciamo riferimento sia ai tagli pesanti del governo a stato sociale, sanità, trasporti e investimenti infrastrutturali, sia al riassetto isituzionale di Province ed ambiti territoriali. Le questioni in ballo si intrecciano poi con una crisi economica pesante nella nostra regione che si sta scaricando tutta sulle fasce più deboli della società con un aumento significativo delle povertà: casse integrazioni, mobilità, licenziamenti, debolezza del sistema produttivo e chiusura di aziende sono purtroppo all'ordine del giorno. C'è in Umbria una grande questione del lavoro. Le politiche di austerità del governo Monti, inoltre, non faranno che aggravare la crisi, e questo avrà pesanti ripercussioni anche a livello degli enti locali territoriali. Con l’introduzione del principio del pareggio di bilancio nell’articolo 81 della Costituzione, e soprattutto con le modifiche agli articoli 97 e 119, anche gli enti territoriali, a partire dal 2013, saranno chiamati a contribuire in maniera sostanziale alla politica di rigore imposta dalla modifica costituzionale e dalla prevedibile ratifica del trattato che impone il fiscal compat (che significa per l'Italia dimezzamento del debito pubblico in 20 anni, circa 45 miliardi di euro l'anno stante il livello attuale del debito): Regioni, province e comuni dovranno concorrere ad assicurare l’osservanza dei vincoli economici e finanziari derivanti dalla partecipazione dell’Italia all’Unione europea. Ciò significherà non solo mettere in soffitta le politiche keynesiane e qualsiasi ricorso all’indebitamento per finanziare il welfare regionale e municipale, ma anche reperire le risorse che verranno a mancare a causa del taglio dei trasferimenti statali per mantenere servizi, strutture, livelli occupazionali del settore pubblico, ma anche per non far precipitare in una pesante recessione l’intero tessuto economico regionale.
Rifondazione comunista dell'Umbria continua a credere nel valore aggiunto della coalizione di centro-sinistra che in Umbria si è ricostruita su un profilo politico e programmatico, una coalizione chiaramente uscita vincente dalle ultime elezioni. Di più. Pensiamo proprio che alcuni risultati ottenuti, come ad esempio le recenti misure contro la precarietà adottate dalla Giunta Regionale, rappresentino un chiaro elemento politico alternativo ai provvedimenti del governo centrale. In questo senso avevamo avanzato e avanziamo la proposta di una vertenza Umbria con il governo Monti. Per questo sono a chiedervi la disponibilità per un confronto della maggioranza politica sui grandi temi che attraversano la nostra regione e per un rilancio politico e programmatico della coalizione".

*Segretario Regionale Prc-FdS Umbria

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