Cgil, Cisl, Uil: l’Umbria, tra occasioni perdute e nuove realtà
Occorre dare gambe all’Alleanza per lo sviluppo, fornendo dignità al lavoro ed alla produzione industriale, disegnando un nuovo modello economico che nel nostro caso fa riferimento ai motori autonomi dello sviluppo. I segretari generali regionali di Cgil (Mario Bravi), Cisl (Ulderico Sbarra) e Uil (Claudio Bendini), nel corso della conferenza stampa di oggi tenutasi all’Hotel Giò di Perugia, hanno sottolineato l’urgenza di fornire un ruolo più incisivo dell’assessorato regionale allo sviluppo economico, di riformare le Agenzie regionali in modo che siano capaci di sostenere adeguatamente i nuovi scenari; di costituire una cabina di regia per gestire le crisi industriali, vista l'assenza, anche su questo versante, del Governo nazionale, che non ha una politica industriale; di valorizzare la centralità del lavoro e della produzione, di sviluppare i motori autonomi dell’economia, dell’industria e della manifattura e della filiera turismo-arte-cultura, dell’agricoltura di pregio; di gestire le crisi aziendali con particolare attenzione ai settori strategici che rappresentano lo zoccolo duro del Pil regionale; di incentivare una gestione innovativa, dinamica e virtuosa delle politiche attive del lavoro e della formazione professionale; di implementare la contrattazione di secondo livello, valorizzando, a partire dalla contrattazione, il ruolo e le funzioni della bilateralità. Si avverte, inoltre, l'esigenza di una nuova funzione delle associazioni delle imprese, attualmente ripiegate esclusivamente a gestire le crisi interne.
Nel corso della conferenza stampa unitaria di Cgil, Cisl e Uil Umbria, è stata condivisa la necessità di presentare un documento unitario riguardante l’industria in Umbria a settembre che diventi la base dell’azione e mobilitazione sindacale. L’attenzione è stata posta sulle vicende dell’andamento del settore industriale - manifatturiero “che si possono riassumere in una serie di occasioni perse e di opportunità mancate –hanno precisato Bravi, Sbarra e Bendini- aggravate da una disattenzione complessiva che si è sostanzialmente basata sull’esistente e non è stata in grado di intuire i grandi cambiamenti che stavano avvenendo, come conseguenza di un’economia che nel bene o nel male si stava globalizzando. Per questo, una delle azioni necessarie per l’Umbria è quella di rompere il proprio isolamento rispetto alle regioni limitrofe, in un percorso che rafforzi relazioni e rapporti con “l’Italia di mezzo”.
La sottovalutazione di questo fenomeno e l’affermarsi delle economie emergenti come i cosiddetti Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica) , Paesi nel quali il livello dei diritto dei lavoratori si discosta di molto dal nostro, ha portato il sistema economico regionale, per propria natura e storia incentrato sulla spesa pubblica, a determinare le difficoltà del sistema regionale manifatturiero che da sempre è l’elemento vero di ricchezza di cui dispongono i territori nei Paesi industrializzati come quello umbro.
“In Umbria, in piena fase di crisi finanziaria e del debito pubblico –è stato sottolineato dai segretari- è palese il fallimento delle politiche incentrate sulla gestione a pioggia dei contributi legata soprattutto alla ricerca del consenso. Se e quando si vuole parlare di sviluppo economico occorre aver ben chiaro il sentiero che si vuole intraprendere: nel caso umbro si tratta di sviluppare un sistema infrastrutturale materiale ed immateriale in grado di attenuare l’isolamento della regione, un nuovo piano energetico regionale, un sistema di ricerca e innovazione integrato alle vocazioni economiche del territorio e orientato verso nuove capacità competitive, un sistema del credito più efficiente e rispondente alle caratteristiche dell’impresa locale e soprattutto attento alla sua evoluzione, un marketing territoriale attrattivo per interessi e capitali stranieri e favorevole all’insediamento di nuove attività produttive”.




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