di Dr. Letizia Cerqueglini*

Jan Assman nel celebre saggio La Memoria culturale formulò con intuizione felice il concetto de “l’attitudine retrospettiva della post-modernità”. Assman è uno dei padri del “Pessimismo culturale” (Kulturpessimismus) e la sua definizione non è un complimento: significa che se una civiltà (la nostra) è incapace di progredire si rivolge continuamente al passato. Come un nevrotico che vive fisso nel suo trauma e non riesce ad evolversi emotivamente: trasforma freneticamente le situazioni esterne ma è solo un’illusione di cambiamento. La Memoria è un concetto freudiano. E’ una creatura della psicanalisi ed è divenuta un concetto della Storiografia, una quasi disciplina autonoma di studio che annovera libri, esperti, corsi di studio, corsi di formazione: dalla memoria personale si è passati a concepire una Memoria collettiva, e così come esistono traumi personali esisterebbero traumi collettivi e dovremmo ripescarli nel rimosso, portarli alla coscienza, riconoscerli e viverli, per il bene e l’evoluzione armonica dell’umanità. Questa è la promessa messianica della psicanalisi circa la nostra liberazione individuale e collettiva. E. Agazzi e V. Fortunati sostengono in Memoria e saperi che in questi anni la proliferazione del discorso sulla Memoria eguaglia quella sul sesso negli anni Settanta: ipertrofia della Memoria. E da questo accostamento deriviamo con precisione scientifica che, come succede per il sesso, quando se ne fa un gran parlare, non lo si pratica abbastanza. O come molti fanno con la propria sessualità, la Memoria si può interpretare come un’arma, uno strumento di potere, di dominio fisico e culturale, di ricatto morale, un esercizio di narcisismo intellettuale, un affare, un campo di battaglia della politica. E poi c’è anche chi non sa o non è capace di usarla in modo, diciamo, appropriato, efficace e fruttuoso. Il parallelo con il sesso è sempre più calzante. F. Focardi ha scritto La guerra della Memoria, N. Barilli invece Il campo di battaglia della Memoria. I toni sono infuocati. Come in ogni guerra ci vorrebbe una tregua, una tregua, diciamo, olimpica. Ma nemmeno quella siamo capaci di organizzare, oggi, per le undici vittime israeliane della strage di Monaco, a quarant’anni dalla loro trucidazione per mano di un commando palestinese che l’efficiente Germania non riuscì a fermare. (Dubbi sull’efficienza della polizia tedesca o sulla sua buonafede? Scegliere!). Ha vinto la paura, ha vinto il terrorismo. Ma soprattutto hanno vinto i petrolieri. Il re è morto: evviva il re! E’ un anno difficile per Israele: si è aperto con i bambini inseguiti e ammazzati nella scuola ebraica di Tolosa, è continuato con l’attentato di Burgas, in Bulgaria, pochi giorni fa, che ha ucciso otto turisti israeliani e feriti 31, con cui l’Iran celebrava il diciottesimo anniversario della strage di Buenos Aires, che fece 85 morti nel centro culturale ebraico. Dal Medioriente il teatro del terrorismo islamico si sposta in Europa. Io starei attento a capire se mi conviene fino in fondo. E adesso questo ennesimo schiaffo alla Memoria. L’antisemitismo non esiste più e gli ebrei governano il mondo… pensate voi se non lo governassero! L’umorismo ebraico, diceva Freud, serve a prevenire ed attutire le devastazioni psicologiche dell’antisemitismo. Un minuto di silenzio, no?

Come Presidente dell’Associazione Italia Israele mi unisco agli appelli e alle proteste delle vedove degli atleti. Accuso l’ipocrisia e il mercimonio/meretricio della Memoria che viene riesumata solo quando serve e a patto che ci si guadagni qualcosa, in soldi o in voti o nella soddisfazione effimera di esserne considerati gli esperti scientifici e non si spenda troppo. Accuso chi ci fa vivere nell’illusione demagogico-assolutoria che siamo nell’era digitale, allora siccome tutto si cancella e sovrascrive nel computer, così anche i nostri cervelli si abituano a tale comportamento e dimenticano allegramente le facce, le memorie e i sentimenti e la Memoria subisce un continuo lifting storico-politico. Eppure per Freud la Memoria è responsabilità, riconoscimento onesto del vissuto. Onesto, urgente, innegoziabile. E’ una salvezza che va perseguita con zelo più che religioso, perché in ballo c’è più che il paradiso, c’è la felicità personale, la pacificazione, la pace in terra. Questo Dr. Freud, che pareva un libertino…e invece, ecco, lo riscopriamo un bacchettone! Lui lo sapeva che nel cervello tutto resta impresso per sempre. Questo è il bello. Che la Memoria è proprio come il sesso. Al giorno d’oggi, soltanto un quasi-amore ai tempi del “chi-era?”.

*Presidente dell’Associazione Italia Israele Perugia

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