Caro Pd poi non chiedere il "voto utile"
di Giacomo Russo Spena
L’immagine raffigurata è eloquente. Il cartello pubblicitario è molto grande. Chi passa per le vie di Torino non può ignorarlo: un’istantanea degli scontri in Val Susa con la scritta “C’è chi tira pietre e sfascia il Paese” (riferito ai manifestanti, ndr) e sotto “Noi stiamo con chi lavora” (i cantieri di costruzione dell’opera, ndr). Sì alla Tav. Firma: Partito Democratico. Basta con i “ma anche” di natura veltroniana o l’ambigua posizione bersaniana di appoggiare i moderati dell’Udc e nel frattempo di volersi alleare col fedele Vendola. Un po’ di qui, un po’ di là. Acqua passata. Ormai il Pd ha le idee chiare e finalmente fa manifesti coraggiosi e soprattutto schierati. Rosy Bindi afferma oggi sul Fatto – con una lettera – che il partito non ha nessuna schizofrenia sui diritti civili: è contro i matrimoni gay. Punto. Così sull’alta velocità, il parlamentare Stefano Esposito – appoggiato dal partito in toto – sta facendo una crociata per la costruzione della Tav in Val Susa.
Ha anche scritto un libro: “In uno scenario - si legge nella scheda – che vede una parte della sinistra italiana appiattita sul sostegno acritico dell’antagonismo, abbiamo creduto necessario contribuire a ridurre il vuoto di informazione (non esistono oggi libri a sostegno dell’utilità della Torino-Lione) e raccontare fatti altrove distorti, descrivere il progetto, troppo spesso pregiudizialmente contrastato, ed esprimere le nostre opinioni e convinzioni”. Che coraggio affermare che vuole colmare un “vuoto di informazione” quando i media mainstream sono tutti a favore dell’opera. Intanto i sindaci Pd in Val Susa contrari all’opera vengono epurati.
E il socialdemocratico Bersani? Tace compiaciuto: silenzio anche sulla campagna promossa da una serie di autorevoli personalità – tra questi Guido Viale, Marco Revelli, Paul Ginsborg, Luciano Gallino, Ettore Gliozzi, Alberto Lucarelli – che invocava un suo intervento per arrestare la fabbrica del fango scatenata dal Pd Torino contro il magistrato Livio Pepino, “reo” di dissentire pubblicamente sulla questione del Tav e sulle misure di ordine pubblico ad esso connesse.
Nello stesso momento si continua ad appoggiare con vigore il governo Monti, la macelleria sociale del ministro Fornero, i tagli drastici del Welfare State, la riforma degli “esodati”, la privatizzazione dei servizi e la tassazione anche dell’aria (e la lista sarebbe lunghissima). Per il Pd non è più la fase dell’indecisione: finalmente ha scelto di stare di là. Coi poteri forti, coi moderati, coi centristi, coi tecnici (con i segreti di Napolitano). Dall’altra parte della barricata. Bene, un po’ di chiarezza. Ma nessuno, per favore, ci venga a chiedere il “voto utile” contro il ritorno del Caimano. Sarebbe troppo!




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