di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - Qualche tempo fa dedicai un mio editoriale al tema dell’esistenza in vita dell’Umbria. Ovvero mi domandavo, insieme a tanti altri che la pensano nello stesso modo, se l’Umbria esiste ancora oppure no. Ovvero se ancora esiste come entità territoriale, culturale, economica, sociale, politica, se il regionalismo che ebbe in Umbria fin dalla creazione delle regioni un laboratorio fra i più importanti, sia ancora a quei livelli. Era una domanda sostenuta da numerose constatazioni che mi portavano a darmi una risposta univoca, legata a quelle immagini sollecitate dall’odierno linguaggio mediatico che vanno tanto di moda: l’Umbria è una regione liquida, laddove liquidità non ha il significato della corrispondente terminologia bancaria (dove liquidità significa disponibilità di risorse), ma ha un significato che Andrea Camilleri ha anche descritto in un suo libro “La forma dell’acqua”, appunto.

Ovviamente parlando di liquidità, è l’acqua che subito viene in mente, quindi una regione liquida  come l’acqua di Camilleri, che cerca invano una forma che non trova semplicemente perché l’acqua non ha forma. L’Umbria ha cominciato  a diventare liquida nell’ultimo decennio del secolo scorso, con un progressivo quanto inesorabile declino del regionalismo, inteso come cultura per la coesione e lo sviluppo, cioè come lo era stato fino ad allora, al suo posto un municipalismo sempre più spinto, aggressivo, invadente, con molto appetito e poche idee, generatore di  una classe dirigente altrettanto aggressiva ma altrettanto scarsa di idee e di progetti. In pochi anni il regionalismo umbro lascia il posto a questa nuova dimensione che interpreta il governo della regione come una gestione comunale e  ne cancella il baricentro, cioè il ruolo del capoluogo, tutto questo accentua un allentamento della coesione con conseguenti spinte disgregatrici in tutte le direzioni. La prospettiva corta di questa classe dirigente, mette in discussione alla fine anche il sistema dei rapporti con la società locale, al posto dei vecchi patti con i cittadini, si passa a quelli interni alla classe dirigente stessa.

Così lentamente ma inesorabilmente tutto finisce per sciogliersi, una dimensione, quella liquida che nello scenario politico ed economico che sta vivendo il paese , non è certo la migliore, e che ci espone a tutte le intemperie  di questo difficile periodo della storia italiana,   lo dimostrano gli indicatori economici e quelli sociali dell’Umbria, tutti al ribasso. Così  diventano anche oggetto di discussione questioni come quella in merito alla  prevista sparizione per decreto governativo della provincia di Terni,  capace di liberare il più becero campanilismo che arriva a proporre addirittura un referendum fra i cittadini per scegliere se passare o meno nell’area metropolitana di Roma, ovviamente senza sapere bene perché, magari solo per fare un “dispetto” a Perugia. Eccola la liquefazione, la liquidità che finirà per sciogliere definitivamente l’Umbria, prendiamone coscienza prima che sia troppo tardi.

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