Sulla “riforma del mercato del lavoro” proposta dal ministro Fornero e in queste ore approvata dal Parlamento, l’assessore regionale Stefano Vinti ha diffuso la seguente dichiarazione: “La controriforma del lavoro voluta dal ministro Fornero mira a smantellare ogni forma residuale di diritto del lavoro conquistato nel ‘900 dal movimento operaio.

Anche sotto il profilo giuridico, al di là delle gravi affermazioni rilasciate dal ministro, Il testo del nuovo art. 18 sembra, infatti, in contrasto con gli artt. 1, 3, 24 e 41 della Costituzione, sia perché fa venir meno la dimensione sociale del lavoro e il suo valore fondamentale per la sicurezza, la libertà, e la dignità della persona, a vantaggio dei mercati e degli interessi economici delle imprese, sia perché fa venir meno la certezza del diritto, creando ingiustificate disparità di trattamento, sia perché viola apertamente il diritto di difesa. La nuova versione dell’art 18 punta a tutelare non più i lavoratori vittime di licenziamenti illegittimi, quanto piuttosto gli autori di licenziamenti illegittimi dal rischio della reintegra, premiando di fatto il datore di lavoro che viola la legge e agevolando a dismisura la libertà di licenziamento.
La nuova formulazione dell' art. 18 incide gravemente sul regime sanzionatorio dei licenziamenti illegittimi, facendo venir meno anche l'importante funzione di deterrente della reintegra, e finisce per incentivare l'illegalità, la precarizzazione e la sottoccupazione, senza peraltro portare alcun vantaggio alla ”buona impresa”.

I dati smentiscono anche le tesi che inducono a far ritenere questa norma necessaria perché l'Italia, rispetto all'Europa, ha un maggiore tasso di rigidità in uscita. Peccato che i dati OCSE dimostrano il contrario e collocano l'Italia molto al di sotto rispetto alla Germania alla Francia e ad altri paesi del nord e dell'est europeo, e comunque al di sotto della media europea.

Occorre mettere in campo tutti gli strumenti per rispedire al mittente questa controriforma fatta sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori, compreso lo strumento referendario per abrogare un atto che, sul fronte delle tutele e dei diritti dei lavoratori riporta le lancette della storia indietro di decenni”.
 

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