Il governo dà 2 miliardi a Mps, ma la banca chiuderà 400 filiali
ROMA - 2 miliardi di euro di aiuti pubblici per Monte dei Paschi di Siena. Che però non basteranno a evitare la chiusura di 400 filiali e la messa in mobilità di migliaia di dipendenti. Lo Stato continua a soccorrere le banche, ma nonostante ciò gli istituti non risparmiano pesanti piani di ristrutturazione. Ieri il Cdm ha approvato un maxi aiuto per l’istituto di credito toscano, che versa in gravi difficoltà.
Tornano i Tremonti bond
Il denaro arriverà alla banca sotto forma di Tremonti bond, lo strumento finanziario inventato nel 2009 dall’allora ministro dell’Economia per aiutare le banche già allora in forti difficoltà e bisognose di liquidità. Si tratta, in pratica, di obbligazioni sottoscritte dallo Stato che vanno a favore dell’istituto, e che consentono di aumentare la propria dotazione di capitale.
Le richieste dell'Eba
L’operazione aveva ricevuto precedentemente il via libera della Banca d’Italia, ed è subordinata alla presentazione, da parte dell’istituto di credito, di un nuovo piano industriale per il 2012-2015, preparato dall’amministratore delegato Fabrizio Viola.
Il tutto consente di rispondere alla richiesta dell'Eba, l'autorità bancaria europea, che aveva chiesto ai vertici del Monte di aumentare la propria dotazione patrimoniale e di euro e di portare il coefficiente Core Tier 1 al 9%.
Da 1,3 a 2 miliardi
Per Mps, si legge nella nota di Palazzo Chigi, "l'ammontare mancante per il raggiungimento del livello del 9%, era inizialmente quantificato in euro 3,3 mld circa. La Banca d'Italia ha comunicato che, a seguito degli sviluppi intervenuti nel frattempo e delle azioni realizzate e in corso di realizzazione da parte della banca, il fabbisogno patrimoniale da colmare stimato dalla banca Mps (...) rientrerebbe in un range tra 1,3 e 1,7 miliardi".
Ma l’importo da sborsare è più alto, come chiarisce più avanti la stessa nota: “La Banca d'Italia ha ritenuto opportuno, tenuto conto delle incertezze circa l'esito delle azioni in corso di realizzazione, che lo strumento legislativo contempli un importo massimo di euro 2 miliardi”.
Che si aggiungono agli 1,9 presi nel 2009
Due miliardi di aiuti. Che, sommati agli 1,9 ricevuti nel 2009, sempre in forma di Tremonti bond, fanno quasi quattro miliardi per Mps, cifra ben al di sopra all'attuale capitalizzazione di Borsa della banca che si aggira sui 2,4 miliardi.
Un paracadute dopo i disastri del passato
La nuova consistente boccata d’ossigeno richiesta dall’Eba dovrebbe servire ad assicurare un paracadute al Monte in caso si altre turbolenze finanziarie. Ma non servirà a rimettere in sesto i conti dell’istituto. Il Monte (che negli scorsi anni si è messo in difficoltà con alcune operazioni poco fruttuose, come l’acquisizione di Antonveneta), ha anche diversi problemi interni da risolvere.
Ieri, dopo il varo dei Tremonti bond da parte del cdm, a Piazza Affari il titolo Mps è precipitato allo 0,19%, poco al di sopra del minimo storico. E nel 2011 il Monte ha chiuso il bilancio in perdita per 4,6 miliardi.
Il piano di ristrutturazione
C’è quindi subito da varare un piano di ristrutturazione che si preannuncia tutto lacrime e sangue. Secondo quanto si è appreso, il piano vedrebbe confermata la vendita del 60% di Biverbanca a Cr Asti, sostenuta dalla Fondazioni di Biella e Vercelli (Mediobanca era l'advisor).
L'amministratore delegato Viola ha poi presentato ai consiglieri un drastico taglio di asset non strategici (come Consum.It), che consentirebbe anche il trasferimento di circa 3-4 mila dipendenti.
Contratti di solidarietà in arrivo
Quello dei dipendenti è un altro punto molto dolente: Il piano di Viola non esclude per i 30.000 assunti contratti di solidarietà o addirittura di mobilità.
La conferma: 400 filiali in meno entro il 2015
E la conferma delle voci circolate fino a ieri arriva questa mattina una nota inviata da Rocca Salimbeni, in cui si chiarisce che il piano industriale di Mps prevede la ''completa razionalizzazione dell'assetto del gruppo con incorporazione delle controllate e chiusura di 400 filiali'' entro il 2015.
I sindacati, sui tagli del personale, sono già scesi in piazza e annunciano “di non essere disposti ad accettare una piano che dovesse ricadere soprattutto sui dipendenti”.




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