I ministri del governo Monti debbono sicuramente aver scambiato l’Umbria per una colonia di dementi. Si moltiplicano infatti le loro visite nella nostra regione a contar favole, come meglio non potrebbero fare i tanti politicanti da talk show che hanno condotto il nostro Paese sull’orlo del baratro.

Questa mattina è stata la volta del Ministro dello Sviluppo economico Passera invitato dai francescani ad un confronto in un parterre bipartizan di tutto rispetto, di cui era però chiarissimo l’ascendente montiano e prevalente l’impronta neodemocristiana.

E’ venuto a difendere la controriforma del lavoro, auspicandone il varo definitivo prima del Consiglio Europeo, tanto per non smentire l’adagio del “ce lo chiede l’Europa”. Bisogna così che l’Italia si presenti agli appuntamenti che contano con lo scalpo delle lavoratrici e dei lavoratori, dei pensionati e dei precari, altrimenti la stessa Europa chiude i rubinetti alle banche e queste non potrebbero più continuare a giocare in borsa.

Il Ministro Passera è anche venuto ad illustrare i contenuti del cosiddetto Decreto Sviluppo, lo stesso provvedimento cui era legata la sorte dell’Accordo di programma per l’area Merloni, secondo quanto alcuni sindacalisti hanno raccontato nel corso della recente assemblea con le lavoratrici ed i lavoratori.

Abbiamo esaminato con cura quanto si prevede nel Decreto Sviluppo e volendo tradurlo in effetti per il nostro territorio alle prove con la drammatica crisi economica, sociale ed occupazionale, siamo giunti alla conclusione che nessuna delle misure contenute nell’agognato provvedimento di Passera servirà a risollevare le sorti dell’apparato produttivo locale.

Peggio: se è vero che l’Accordo di Programma per l’area Merloni doveva stare in quel Decreto, la notizia è che non c’è, a meno che non si pensi realmente che tra i duecento milioni di euro stanziati per gli incentivi alle ristrutturazioni aziendali e previsti per tutto il Paese vi siano anche i 35 promessi per quelle aree di Umbria e Marche investite dalla crisi e dalla chiusura di una delle loro più grandi realtà industriali.

Non solo: volendo anche considerare il Decreto Sviluppo di Passera alla luce della vicenda Faber, non v’è alcun segnale per cui si possa dire che da oggi in poi il governo in carica si occuperà di politica industriale ed eviterà la fuga all’estero delle multinazionali e la chiusura non solo di una bella manciata di stabilimenti produttivi, ma di interi settori industriali.

Ed ancora: nel Decreto Passera non c’è un euro per il lavoro.
In una situazione in cui l’industria italiana rischia di chiudere i battenti, al contrario di quel che sarebbe servito al nostro Paese per risalire la china, nel provvedimento di Passera vi sono invece strumenti ordinari di incentivazione delle imprese del tutto insufficienti in una situazione straordinaria di crisi dell’apparato produttivo e di recessione economica, vi sono le solite amenità da finanza creativa applicata alla gestione d’impresa come lo sgravio fiscale dei project bond, vi sono procedure di facilitazione autorizzativa per un’ulteriore cementificazione del Paese e per sbloccare la costruzione di rigassificatori, centrali a biomasse o turbogas ed inceneritori di rifiuti anche laddove Regioni, territori e popolazioni sono resistenti, c’è un’altra ondata di cartolarizzazioni per svendere il patrimonio pubblico.

Una piccola summa di neoliberismo, assalto ai beni comuni e maggiore inquinamento ambientale ed atmosferico che si salda bene con la cesura politica che Passera ha inteso dare alla mattinata trascorsa tra i sai dei fraticelli di Assisi, ovvero con la sua dichiarazione di soddisfazione sull’esito delle elezioni in Grecia.

A quest’ultimo proposito, ci interroghiamo ancora una volta su come il PD riesca a coniugare il sostegno ad un governo così chiaramente di destra economica, politica e sociale con la sua voglia di ritornare ad una situazione di normalità politica dopo il ventennio berlusconiano.
Normalità politica significa innanzitutto che in un Paese normale la destra faccia la destra e la sinistra la sinistra: se Passera esalta la vittoria di Nuova Democrazia in Grecia, come la pensa il PD?

Oggi il Ministro Passera è venuto in Umbria ad ottenere il consenso per l’azione del suo governo da una parte del mondo cattolico e da una Chiesa ufficiale che, orfane del berlusconismo, ritentano un’ipotesi neodemocristiana e nessuno meglio di un banchiere cattolico oggi ministro si può rendere più utile a questo fine.

Sarebbe stato meglio che il Ministro dello Sviluppo economico fosse venuto per dirci se e come vuole procedere per l’Accordo di programma per l’area Merloni e se e come si vuole intervenire per la situazione alla Faber ad evitare la chiusura dello stabilimento di Fossato di Vico. Niente di tutto questo è accaduto e mentre Passera sciorinava stamani il nulla del suo Decreto Sviluppo, file di umbri e di gualdesi (compresi i cassaintegrati, i disoccupati, i pensionati al minimo sociale, i precari, i piccoli commercianti ed artigiani) si accalcavano agli sportelli bancari e postali a pagare la prima rata dell’IMU, a versare ancora un po’ del sangue richiestoci dall’Europa delle banche e della grande finanza, come se non fosse bastato quello con cui in esclusiva hanno già pagato pegno alla crisi.

E’ per questo che San Francesco stamattina non era con Passera né il suo messaggio aleggiava tra le mura del Sacro Convento di Assisi: San Francesco c’entra di più con quei cittadini dei ceti popolari divenute le vittime privilegiate dei sacrifici imposti dal governo Monti, a gloria molto terrena dell’altare di Mammona. San Francesco c’entra di più con tutti costoro e con tutte quelle persone che ancora credono che un altro mondo sia possibile, dove il profitto nell’economia non si debba ritenere la misura di tutte le cose e dove a questo scopo non possa essere sacrificata la dignità di ogni uomo, di ogni donna e di una natura che per il protettore d’Europa doveva ritenersi nostra sorella.

Detto questo, stabiliamo pure qual è l’antipolitica o a cosa realmente si debba questo rischio e dove risiede il vero spirito del Vangelo.

Per la sinistra per Gualdo
Gianluca Graciolini

 

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