L'editoriale di Gian Filippo Della Croce - Utopie al tramonto
di Gian Filippo Della Croce
PERUGIA - Per chi non se ne fosse ancora accorto, l’occidente è arrivato alla fine delle utopie. Non soltanto di quelle sociali o politiche ma anche di quelle economiche: Che significato ha infatti la sottomissione alla dittatura del mercato quando ormai è chiara a tutti la sua inefficienza economica e il suo potenziale distruttivo, mentre il liberismo ancora considerato un ineguagliabile credo è evidentemente fallito?
Se osserviamo inoltre la presunta efficienza dei mercati finanziari ci si rende conto che invece sono destabilizzanti e irrazionali. Insomma siamo alla fine dell’utopia del mercato come unico strumento regolatore della produzione e della distribuzione di ricchezza. Solo che questa volta la fine dell’utopia non riguarda soltanto una classe sociale ma ne coinvolge altre creando un disagio trasversale. Disagio acuito dalla cosiddetta efficienza del mercato che afferma come la riduzione della spesa degli stati, la privatizzazione dei servizi pubblici,l’aumento della flessibilità del mercato del lavoro, la liberalizzazione dei servizi finanziari e dei mercati dei capitali siano altrettanti elementi di progresso, riferiti alla presunzione che i mercati valutino correttamente la solvibilità degli stati fino alla “estrema ratio”di tagliare la spesa pubblica per ridurre il debito nonostante che la riduzione del debito ha chiaramente una influenza negativa sull’attività economica, e quindi contribuisce alla crescita del debito stesso. Altra utopia in declino è quella della cosiddetta Unione Europea, ormai ridotta a un conciliabolo fra alcuni paesi che pensano soltanto a cercare il modo migliore per fare i propri affari infischiandosene delle difficoltà degli altri stati membri, facendo credere che la colpa di tutto ciò sia stata la realizzazione di politiche sociali “costose”, mentre è il risultato di politiche di redistribuzione indirizzate verso l’alto cioè dalle classi più povere a quelle più ricche.
Aggiungiamo a questa realtà quella della mancanza di una politica europea “vera” che non può essere sostituita da una banca e da una moneta che richiede lo stesso impegno ai paesi dell’Unione senza tenere conto della loro economia reale. I cittadini dei paesi aderenti all’Unione cominciano ad accorgersene con sempre maggiore chiarezza e i risultati delle elezioni presidenziali francesi e di quelle amministrative tedesche nel Reno- Westfalia che è tra l’altro la regione più ricca e popolata della Germania, stanno a dimostrarlo, così come anche le elezioni politiche nella disperatissima Grecia. Gli ultimi sondaggi di opinione tra l’altro confermano questa tendenza rivelando come i partiti politici che sposano in toto e acriticamente la cosiddetta politica del rigore, ritenuta dai governi l’unico collante di una utopia in decadenza , siano in rapida caduta di consensi fra i rispettivi corpi elettorali che constatano sulla propria pelle le conseguenze di un rigore a senso unico che intacca minimamente ricchezze e privilegi pubblici e privati mentre colpisce duramente famiglie e piccole imprese, alimentando il clima di sfiducia verso la promessa di una crescita che tutti i governi hanno fatto ai loro cittadini . A questo punto la politica, particolarmente in Italia dove si nota sempre di più la sua “sospensione” sarà destinata a pagare un alto prezzo sull’altare di una utopia al tramonto .




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