Riforma del lavoro. Pronta l'approvazione al Senato del massacro dei diritti
di Fabrizio Salvatori
Tra le proposte di modifica che saranno esaminate ce ne sono anche 16 dei due relatori (oltre a Castro Tiziano Treu del Pd che sono i due sherpa messi al lavoro per limare i testi) e 27 dell'esecutivo. A questi vanno aggiunti i circa 150 sub-emendamenti dei senatori. Rispetto ai testi presentati la scorsa settimana non ci sarebbero modifiche di sostanza “solo drafting del testo”, spiega Castro.
Tra i nodi che saranno sciolti dalla Commissione quello sull'articolo 18 dello Statuto: nei casi dei licenziamenti disciplinari è infatti ancora da decidere se nella riforma vada o meno inserita la cosiddetta 'tipizzazione’ nel ricorso davanti al giudice. Un emendamento dei relatori non la prevede, quello del governo sì. Il rischio è quello di limitare l’ambito di giudizio del giudice e arrivare più direttamente al risarcimento.
Si allunga a un anno la durata del contratto a termine senza causale (dai 6 mesi previsti dal governo), mentre viene ridotto a 20-30 giorni (erano 60-90 giorni) l'intervallo tra contratti a tempo determinato per l'avvio di nuove attività.
Vengono intanto confermati con un emendamento del governo gli sgravi contributivi introdotti in via sperimentale per il 2008-2010 (650 milioni) e oltre al salario di base per i Co.Co.Pro si rafforza l'attuale una tantum per i parasubordinati. La misura, però, è sperimentale, vale 3 anni.
Tra le altre modifiche approvate con piccoli aggiustamenti tecnici quelle sull'apprendistato: si potrà sempre assumere un apprendista, mentre nel testo originario l'assunzione era vincolata alla trasformazione del contratto per almeno il 50% degli apprendisti in azienda.
Via libera, sempre alla proposta dei relatori, secondo cui per attivare il lavoro a chiamata basterà inviare un sms alla direzione provinciale del lavoro. In caso di mancato, avviso i datori di lavoro rischieranno da 400 a 2.400 euro di multa (paura eh!!!). Il job on call sarà libero per gli under 25 e gli over 55.
Infine, le partite Iva: saranno considerate vere quelle che hanno un reddito annuo lordo di almeno 18mila euro, ma si allentano i criteri per la loro regolarizzazione verso un contratto a tempo indeterminato. Se nella versione precedente si teneva conto della provenienza al 75% dallo stesso datore di lavoro, della durata oltre i sei mesi e, infine, del vincolo di orario e presenza in una postazione fissa, nel testo in approvazione l la percentuale passa a più dell’80% dei compensi totali e il periodo di attività sale a otto mesi.
Fonte: controlacrisi.org

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