A giudizio della Monacelli, i nuovi corsi hanno creato una forte conflittualità tra istruzione e formazione con risultati non soddisfacenti per le famiglie, per le organizzazioni sindacali e per le i rappresentanti delle due Province di Perugia e Terni che di recente hanno avuto un incontro con la stessa Giunta regionale.

PERUGIA – In Umbria si è passati da un modello di formazione professionale che permetteva di assolvere l'obbligo scolastico frequentando centri di formazione professionali - successivamente abbandonati per mancanza di risorse - ad un duplice canale, spesso in competizione, che prevede da un lato l'istruzione scolastica fino a 16 anni e dall'altro la formazione professionale.

Lo afferma Sandra Monacelli, capogruppo Udc a Palazzo Cesaroni, in una interrogazione alla Giunta regionale per sapere, “quali iniziative, sganciate da logiche di contesa numerica, intende assumere l'esecutivo nell'ambito della formazione professionale, ai fini di una proposta condivisa con i soggetti interessati, volta a tutelare le attese e gli interessi dei ragazzi umbri e delle loro famiglie”.
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Monacelli sostiene che in un recente incontro delle due Province di Perugia e Terni con la stessa Regione, i rappresentanti degli enti delegati hanno messo in forte discussione il nuovo modello formativo. In particolare per il fatto che, “presenta solo elementi di integrazione tra il sistema della Formazione e il sistema dell’Istruzione, già sperimentati in passato, per di più con risultati non soddisfacenti per i ragazzi e le famiglie, e che il giudizio è stato confermato in una successiva riunione, alla presenza dell'assessore regionale competente, della direzione scolastica e delle organizzazioni sindacali di categoria”.

Richiamando una recente proposta portata all'attenzione dell'assessore regionale, “in linea con la normativa nazionale che prevede due percorsi chiari e delimitati che distinguono l'istruzione tradizionale dalla formazione professionale”, Sandra Monacelli pone alla Giunta il problema di seguire questo nuovo modello.

Si tratta, conclude il consigliere, di “venire incontro, soprattutto alle esigenze dei ragazzi che attualmente si vedono costretti ad aspettare il compimento del 16° anno di età per poter accedere alla formazione professionale, perdendo due anni in attività didattiche delle quali, sovente, non sono minimamente interessati, con l’aggravio per le loro famiglie di sostenere i costi per iscrizione e libri scolastici”.
 

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