di Gian Filippo Della Croce

PERUGIA - Un vecchio sindacalista mi diceva qualche giorno fa che “..la pratica dei due tempi ci ha sempre fregato…” , cosa voleva dire? Chiaramente alludeva all’uso di quella pratica politica chiamata del “rinvio” che significa che quello che è più giusto fare oggi è meglio non farlo però è anche meglio dire che si farà. L’amico sindacalista mi ricordava quante volte nei confronti delle istanze emergenti dal mondo del lavoro era stata usata questa pratica e quante volte i lavoratori l’avevano subita e magari anche accettata e quante volte erano stati “fregati”. Al di là della sanguigna interpretazione dell’amico sindacalista la prassi del “rinvio” resta comunque discutibile perché la politica è l’arte delle decisioni e della responsabilità e sottrarsi a queste sue caratteristiche significa praticare quella “cattiva politica” che purtroppo oggi ha preso il posto di quella “buona”.

Rinvio al posto di decisioni è anche un modo mascherato (ma poi non tanto) per tradire il mandato dei cittadini elettori e adeguarsi invece alle pratiche di conservazione dei privilegi che il mandato comporta cosa che in questi ultimi tempi ha creato (e a ragione) l’immagine della “casta”. Il governo della cosa pubblica, in democrazia, è prima di tutto responsabilità, nei confronti del mandato ricevuto e dell’istituzione che si è stati chiamati a rappresentare, in questo scenario va letta la vicenda dell’ultima seduta del consiglio regionale, dalla quale ci si aspettavano decisioni responsabili per la credibilità dell’istituzione, e invece è arrivato il solito “rinvio”, ovvero all’arte politica della responsabilità si è sostituita ancora una volta quella della non decisione che significa in sostanza che tutto resta come prima e nulla si cambia. Certamente anche la prudenza deve fare parte del bagaglio del politico, soprattutto quando sono in ballo credibilità e onorabilità delle persone, ma nel caso dell’ultimo consiglio regionale dedicato quasi esclusivamente al confronto politico sul “dopo Gubbio” non si può dire che il concetto politico di prudenza sia stato onorato nel modo giusto. Sì perché precedentemente si era molto parlato della necessità di dare alla nostra regione, idee e spinte necessarie a un rinnovamento del suo modello di gestione per affrontare in modo più adeguato le sfide della crisi , praticamente si poteva pensare a un “passo indietro” degli indagati, (ma solo per permettergli di difendersi meglio e provare la loro estraneità ai fatti) e di ristrutturare la cabina di regia regionale. Di questo erano e sono convinti in molti nei palazzi della politica ma anche fra i cittadini elettori, nonostante la distanza fra politica e società civile che nella regione della partecipazione ha ormai annullato quella vicinanza che era una caratteristica del modello umbro.

La questione morale, ormai pienamente presente anche nell’arena politica della nostra regione, poteva essere l’occasione per una revisione di rotta, per una introduzione di forze e idee nuove, per un recupero della credibilità e dell’agibilità di alleanze all’interno di una maggioranza sempre più logorata dagli eventi. Ci poteva essere un sano ed utile confronto tra vecchio e nuovo per recuperare una credibilità politica in crisi e invece si è preferito il rinvio, la peggiore soluzione possibile, coperta con una debole foglia di fico come quella del “ prima dobbiamo approvare il DAP….”. Ora che il DAP è stato approvato cosa succede? Tutto come prima? Niente potrà essere come prima e se la politica dei due tempi è sempre una fregatura per chi la subisce, come mi ricordava l’amico sindacalista, stavolta è anche una fregatura per chi l’ha promossa.

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