Le recenti manovre economiche governative che di fatto azzerano i fondi per lo stato sociale, tagliando in maniera indiscriminata le risorse verso gli enti locali, impongono una rivisitazione e una riorganizzazione del welfare umbro.

Un welfare diffuso e articolato garantito da un binomio pubblico privato che ha permesso nel tempo innovazioni, sperimentazioni di nuovi modelli gestionali, l’emersione contrattuale dei lavoratori delle cooperative sociali e quindi la garanzia del rispetto dei diritti e delle tutele del lavoro.

La situazione economica attuale per le difficoltà che pone necessita quindi di una forte alleanza tra politica, associazioni degli utenti, e organizzazioni sindacali per gestire tale fase e per garantire da una parte la tenuta del welfare locale e dall’altra per evitare rischiosi e inaccettabili dumping contrattuali e professionali.

La crisi economica non può essere utilizzata come alibi per la privatizzazione di servizi fondamentali quali scuole materne e asili nido, né possiamo accettare di rispondere ai bisogni con “fantasiose” innovazioni quali l’help family o nidi familiari che di fatto non garantiscono una risposta di qualità e aprono ad un mercato selvaggio del “lavoro”.

Né si può pensare di comprimere servizi e costo del lavoro attraverso gare d’appalto che, superando il tariffario regionale, permettono alle società affidatarie di rimodulare orari, salari e servizi ormai conquistati e consolidati in Umbria dalle lavoratrici e dai lavoratori della cooperazione sociale in Umbria.

Non è questo il welfare che vogliamo e chiediamo, ora che si sono definite le linee di indirizzo per il riordino del sistema sanitario regionale, che si attivi subito un tavolo regionale dove il governo di questa Regione definisca un progetto di riorganizzazione dello stato sociale: un piano integrato di servizi socio-sanitari e assistenziali in cui siano definite le priorità e quali servizi pubblici salvaguardare, il ruolo del privato sociale e dell’associazionismo.

Fp Cgil Umbria
Vanda Scarpelli

 

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